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Didattica museale: teorie in pratica

L’interesse per la stesura di questo lavoro sulla didattica museale è scaturito in seguito ad un viaggio-studio in Svizzera e, più precisamente, dopo una visita presso il Zentrum Paul Klee di Berna. Dopo aver visto che tipo di attività didattiche venivano svolte per i ragazzi all’interno dei loro laboratori ho sentito l’esigenza, vista anche la mia personale predilezione nell’andar per musei, di approfondire le mie conoscenze circa questa disciplina per capire come viene applicata all’interno dei musei del nostro paese.
Ho deciso così di darmi come traguardo di lavoro da una parte la riflessione teorica circa gli obbiettivi, le metodologie e gli strumenti dei quali la didattica necessita per operare correttamente in ambito museale e dall’altra l’applicazione pratica di tali teorie, concentrandomi in particolar modo su tre delle più importanti realtà museali italiane.
Ho iniziato cercando la documentazione necessaria ad un inquadramento storico e teorico utilizzando anche testi inglesi, dal momento che gli studi anglosassoni circa questo argomento sono numerosi e ben dettagliati. Ho proseguito indagando le implicazioni dell’uso delle nuove tecnologie nell’ambito educativo, approfondendo in particolare il rapporto, sempre più in crescita, di queste ultime con i musei. Infine ho analizzato le attività educative che si svolgono all’interno di diverse realtà museali al fine di valutare quanto di ciò che viene teorizzato trovi poi un riscontro reale.
Questo lavoro di ricerca ha dato origine alla struttura della tesi, organizzata in sei capitoli. Nel primo ho affrontato il tema della didattica museale soffermandomi in particolare sull’importanza di conoscere il pubblico a cui ci si rivolge, gli obbiettivi che ci si prefigge e le metodologie che si adottano perché l’azione educativa sia veramente efficace. Un paragrafo è stato dedicato ai requisiti di cui le figure professionali che operano nel settore museale necessitano per garantire un servizio di qualità.
Nel secondo capitolo ho brevemente ripercorso le tappe evolutive del linguaggio multimediale soffermandomi sul rapporto tra le nuove tecnologie e la scuola allo scopo di capire l’origine del sodalizio fra multimedialità e ambito educativo. Il terzo capitolo, che rappresenta il nucleo di questo lavoro, prende origine dai primi due mostrando le potenzialità del linguaggio multimediale e i differenti tipi di interazione con il pubblico che le nuove tecnologie rendono disponibili: a distanza grazie alla telematica o nel museo grazie all’interattività dei laboratori.
Gli ultimi tre capitoli raccontano l’esperienza di alcune realtà museali italiane che hanno fatto della multimedialità e dell’interattività il punto di forza delle loro attività rivolte ai visitatori più giovani, con la speranza che il museo possa diventare sempre di più un luogo di conoscenza ma allo stesso tempo di sperimentazione e ricerca.

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1. La didattica museale Il museo rappresenta il luogo dell’incontro con la cultura. Scrigno e prigione, passato e futuro, tradizione e innovazione 1 . Un luogo capace di far convivere gli opposti mantenendo tra di loro una certa distinzione. I cordoni e gli allarmi ci tengono a distanza dall’opera, le teche di vetro mantengono intatto l’alone di misteriosità intrinseco del manufatto, ma allo stesso tempo i pannelli interattivi e le audio guide, i percorsi didattici e le brochure ci coinvolgono costruendo un ponte fra passato e futuro, dando vita ad un’istituzione che raccoglie, conserva, documenta la tradizione con l’aiuto delle innovazioni tecnologiche. Proprio per evitare che i musei vengano ancora considerati tombe di oggetti morti 2 o come li definiva Marinetti cimiteri e dormitori pubblici, che risultino fredde esposizioni di opere ignote, essi devono aprirsi all’esterno lavorando per abolire la naturale distanza che si crea tra il pubblico e il contenuto del museo. L’arduo compito è affidato alla didattica museale, certamente uno dei campi più diversificati che si sono sviluppati negli ultimi anni e proprio per questo difficilmente gestibile se non dietro un’accurata analisi che ne valuti i vari aspetti per evitare confusioni e riduzioni. 1 M.T.BALBONI BRIZZA, Immaginare il museo: riflessioni sulla didattica e il pubblico, Milano, Jakabook, 2007, p.20 2 “Dario Fo cicerone a Brera”, in Tutto Milano – La Repubblica, Aprile 1999, n.157, p. 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alice Ferrari Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7536 click dal 06/02/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.