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Il mediatore culturale nel contesto sociale e nel dibattito culturale italiano

Informazioni tesi

  Autore: Luca Fantini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze delle religioni
  Relatore: Luigi Alfieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

Dare conto dei problemi richiamati dalla mediazione culturale, dei dubbi e delle potenzialità che la figura del mediatore culturale esprime all’interno della nostra società è quanto si prefigge questa ricerca che, fin da subito, presenta la rilevanza del dibattito odierno sulla mediazione culturale oggi in Italia ed alcuni problemi riguardanti la figura del mediatore culturale (capitolo primo).
Il secondo capitolo vuole allargare gli orizzonti ed offrire un solido fondamento al discorso sull’integrazione. Affrontare temi quali l’identità e la sua formazione, i meccanismi attraverso i quali si creano e si modificano nel tempo cultura e tradizione, l’impatto della globalizzazione sulle società e sugli “io” occidentali, significa richiamarsi ad un quadro teorico di ampio respiro, operazione necessaria per andare alla ricerca di soluzioni soddisfacenti ai problemi presentati dalla prassi della mediazione culturale.
In Italia, le questioni riguardanti l’integrazione e la mediazione sono all’ordine del giorno da quando il fenomeno dell’immigrazione ha assunto proporzioni di rilievo. Si è rapidamente passati dalla percezione dell’ondata migratoria come emergenza assoluta e temporanea a considerare gli stranieri residenti in Italia come una componente stabile ed importante da un punto di vista demografico, economico e civile della società italiana. Affrontare i problemi della convivenza e dell’integrazione tra diversi da questo nuovo punto di vista, comporta riflettere seriamente sull’accesso ai diritti (umani, sociali e civili) inteso come pari opportunità per tutti. Si tratta di temi complessi che chiamano in causa la barriera imposta dalla cittadinanza come nuovo limes di esclusione, all’interno di un mondo in cui la globalizzazione si presenta come discriminante nei confronti dei diritti delle famiglie e degli individui (capitolo terzo).
Una società che si scopre pluriculturale può pensare che la presenza di diversità possa essere in se stessa fonte di arricchimento ed illudersi che non sia necessario nessun intervento di governo della situazione (multiculturalismo). Anche questo è uno dei possibili modelli di integrazione e si accosta a quelli che vedono gli stranieri come risorsa solo economica (segregazionismo), oppure che propongono agli stranieri una strada veloce verso gli stessi diritti dei nativi a prezzo dell’assimilazione. Mediare tra culture e tra diritti è sicuramente più difficile ed a volte meno popolare, ma è anche l’unica strada verso una società interculturale, nella quale a nessuno è chiesto di perdere la propria identità e dove la diversità, non è semplicemente tollerata, ma considerata opportunità e ricchezza per gli individui e per la collettività.
È qui che si inserisce la riflessione sul mediatore culturale. All’esperto in comunicazione linguistica tra due lingue e culture, si affianca colui che possiede le competenze necessarie per aiutare una reale integrazione attraverso l’accompagnamento nella società di accoglienza dell’immigrato, aiutandolo a conoscere ed osservare i propri doveri, ma anche a esercitare i propri diritti e ad accedere ai servizi sociali in un’ottica di pari opportunità, servizi che l’opera del mediatore renderà più usufruibili, favorendo il loro rimodellarsi a partire dalle peculiarità culturali dell’immigrato. Ponte tra differenti culture è la formula sintetica coniata per descrivere questo ruolo.
Il contributo principale del presente lavoro è costituito dal portare in primo piano un altro possibile profilo del mediatore culturale, rimasto piuttosto in ombra nel dibattito pubblico e che appare di fondamentale importanza, in vista di una integrazione autentica e recepita positivamente da tutti i membri di una società. Si tratta di un mediatore culturale capace di inserirsi nel ciclo progettuale, che è fondamento di ogni società moderna e democratica. Suo compito sarà quello di intervenire, ai vari livelli dell’organizzazione sociale, attraverso progetti di integrazione capaci di indirizzare azioni e risorse, affinché l’idea di società interculturale diventi realtà.
Il quarto capitolo è completato da uno sguardo di insieme sulle risorse, le prospettive ed i problemi riguardanti la formazione dei mediatori culturale e le leggi italiane.
Tra i vari saperi importanti all’interno del bagaglio tecnico-culturale del mediatore culturale ideatore di progetti di integrazione, un ruolo rilevante può essere ricoperto dalla conoscenza della religione, dei suoi meccanismi sociali ed identitari e delle sue modalità concrete di presentarsi nella storia degli uomini e dei popoli (le singole religioni). Le religioni si presentano infatti spesso come elemento di criticità nel confronto e nel dialogo tra diversità. La conoscenza delle opportunità di incontro offerte dalle differenti tradizioni religiose è necessaria per disegnare altri scenari rispetto allo scontro fra civiltà ipotizzato da alcuni.

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0. Introduzione La mia attenzione circa la mediazione culturale, è nata frequentando all’Università “Carlo Bo” di Urbino il corso di Laurea Specialistica in Antropologia ed Epistemologia delle Religioni. Nella preparazione agli esami ho sempre cercato di presentarmi con un argomento che permettesse di ripercorrere l’intero corso, a partire da un punto di vista particolare. Occorreva trovare un titolo che esprimesse una propria prospettiva autonoma, ma anche che fosse centrale rispetto al programma del corso. Pensando alla tesi di laurea, ho allora cercato un argomento che avesse le medesime caratteristiche, ma rispetto all’intero corso di laurea. È sorta così l’attenzione per la figura del mediatore culturale, figura attuale e sfuggente allo stesso tempo. L’idea è stata quella di produrre un lavoro agile per permettere allo stesso tempo la presentazione di un quadro piuttosto ampio e favorire la lettura ad un pubblico vasto ed in particolare a coloro che possono manifestare un qualche interesse per il corso di Laurea Specialistica sopra menzionato. Un lavoro capace di ampliare il dibattito rispetto al semplice punto di vista pragmatico (cosa fa un mediatore culturale), cercando di fornire delle piste di riflessione sul perché è importante fare mediazione culturale e su possibili ruoli, anche nuovi, di questa figura professionale che si affaccia con prepotenza nel dibattito sociale italiano. Il progetto, piuttosto ambizioso, può apparire in qualche parte troppo scarno o non sufficientemente documentato, ma spero che la bibliografia allegata possa al contempo aiutare a comprendere gli itinerari percorsi per la preparazione e suggerire a ciascuno gli approfondimenti necessari ai propri bisogni. Il presente lavoro viene ad inserirsi in una discussione ancora alquanto acerba circa la mediazione culturale e questo a causa di una doppia motivazione: da una parte il numero elevato dei campi del sapere che entrano in gioco e la loro ampiezza, e dall’altra la giovinezza del dibattito. Il materiale documentario e di riflessione è, in genere, molto recente e ciò, a volte, crea problemi circa la 3

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