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L’esperienza del sacro nella religiosità dei giovani

Informazioni tesi

  Autore: Luca Fantini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Pierpaolo Parma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62


Dopo aver individuato il sacro come centro del discorso religioso ed aver analizzato le 5 dimensioni della religosità proposte da Glock, l’attenzione è stata focalizzata sulle caratteristiche dei giovani e della religione all’interno del contesto della modernità. Sono poi stati presentati i risultati di un questionario somministrato a 240 giovani all’interno della Facoltà di Sociologia.

Metodologia seguita:
Il primo capitolo ha chiarito le problematiche in gioco attraverso l’analisi del pensiero di alcuni importanti autori in materia di Sociologia delle Religioni. Nel secondo capitolo sono stati individuati e discussi gli strumenti metodologici per un’analisi fenomenologica della religione a partire dai fattori religiosi individuati da Glock. Il terzo capitolo ha analizzato la situazione contemporanea della religiosità giovanile in Italia mediante alcuni studi e ricerche pubblicati negli ultimi 20 anni. Il quarto capitolo espone i risultati di un questionario nato come esercitazione durante un seminario del corso di Sociologia delle Religioni e proposto a 100 studenti, ma somministrato da me ad altri 140 giovani. Il questionario è stato poi rielaborato e sono stati estrapolati i dati per la presente ricerca.

Principali risultati raggiunti:
È stato chiarito il significato dell’espressione pluralismo religioso (utilizzata per descrivere il fenomeno religioso nella modernità) all’interno del contesto italiano e sono stati confrontati due modi opposti di intendere il sacro: l’attribuzione di senso all’esistenza e la trascendenza di una realtà totalmente altra. Si è anche notato come queste dimensioni antitetiche convivano empiricamente nei giovani di oggi, andando a costituire una di quelle contraddizioni che hanno portato a definirli giovani dalle identità molteplici.

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2 INTRODUZIONE Perché si mette mano ad una ricerca di sociologia? Qualcuno potrà rispondere con immediatezza: per potersi laureare. Non posso certamente negare che questa risposta si adatti anche al mio caso, ma credo anche di poter affermare che la voglia di riuscire a comprendere meglio e ad approfondire la conoscenza di un fenomeno visibile e socialmente rilevante (per me anche vocazionalmente importante), è una motivazione almeno altrettanto forte di quella della necessità di un lavoro che mi permetta di chiudere gli studi. È stata dunque la voglia di scavare un po’ più nelle pieghe del fenomeno religioso e di valutarne lo stato all’interno di una situazione concreta e ritenuta spesso problematica come quella di una facoltà di Sociologia che mi ha stimolato ad intraprendere con entusiasmo questo studio. La mia disponibilità di base si è poi incontrata con una proposta emersa durante il corso di Sociologia delle Religioni quando il Professor Pierpaolo Parma ha esposto la possibilità di lavorare ulteriormente sul questionario costruito insieme come esercitazione. È così iniziata la ricerca del materiale che mi ha condotto a rivisitare autori classici di cui già conoscevo il pensiero come Otto e Durkheim e ad incontrare in maniera più approfondita altri autori, ormai anch’essi classici per la sociologia della religione, dei quali conoscevo poco più del nome, come Luckmann e Berger. Alla prospettiva di quest’ultimo il presente lavoro deve molto ed in particolar modo l’impostazione fenomenologica di fondo, ossia il tentativo di analizzare un fenomeno (quello religioso) per come esso si mostra, senza precomprensioni fideistiche o positivistiche e di farlo in modo sociologicamente corretto, pur senza negare la prospettiva cristiana di chi ha condotto l’opera. Tutto questo materiale ha finito poi per costituire il primo capitolo, tentativo di costruire una solida impalcatura teorica alle questioni da affrontare e nel contempo di delimitarle. Ho proseguito con un capitolo che funge da ponte tra una prospettiva più teorica e l’osservazione empirica e che definirei metodologico. Si tratta del passaggio dalla dimensione della religione (teorica) a quella della religiosità (empirica) che ho considerato come la scomposizione in fattori osservabili della religione. Certo il fenomeno religioso risulta ridotto nella sua profondità e pregnanza dall’accostarsi ad esso soltanto attraverso la religiosità, la riflessione teorica rimane dunque necessaria, ma per una prospettiva autenticamente fenomenologica è necessario porsi il problema di cosa osservare e di quali strumenti utilizzare. L’aiuto di Glock ed Acquaviva mi ha permesso di superare questo scoglio e di arrivare così all’analisi della situazione contemporanea. Le riflessioni e le ricerche di Garelli mi sono state di grande aiuto per costruire un quadro della religiosità oggi in Italia e per evidenziare i tratti della condizione giovanile nella modernità. Al momento di presentare una tipologia che evidenziasse gli atteggiamenti dei giovani nei confronti della religione ho però optato per crearne una personalmente. Sono così giunto all’ultimo capitolo, riguardante la ricerca empirica condotta attraverso il questionario proposto a quasi 250 giovani. Trovare uno strumento già predisposto mi ha aiutato a non disperdermi troppo e, pur riconoscendone i limiti in vista di un lavoro specifico per il quale non era stato pensato, devo ammettere che senza di esso probabilmente questa ricerca non avrebbe visto la luce. I dati utilizzabili riguardavano solo 5 o 6 domande, ma si sono rivelati comunque ricchi e significativi. Rimane così ampio spazio per approfondimenti ulteriori e, siccome come affermo nel testo parlando dei giovani, gli studi non finiscono mai… potrei, in futuro, rimettermi nuovamente all’opera. Un’ultima nota. È stato difficile decidere se usare la prima persona singolare o quella plurale, non mi piaceva l’idea di attribuirmi il plurale majestatis, ma riflettendo meglio, ho valutato che la lettura con il plurale era più scorrevole e che la presente ricerca deve comunque molto (iniziativa, incoraggiamento, impostazione, indicazioni preziose durante il lavoro, correzioni intermedie e finale…) al professor Parma, dunque siamo già in due. Un’altra persona da

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Parole chiave

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