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La valigia comunicativa: costruzione di un bagaglio linguistico e culturale della L2 nella scuola primaria

Informazioni tesi

  Autore: Raffaella Chirulli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Formazione Primaria
  Relatore: Raffaella Leproni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 357

LA DIDATTICA COMUNICATIVA: ASPETTI LINGUISTICO–PEDAGOGICI.

Il presente lavoro parte da un breve excursus sulla nascita degli approcci comunicativi avvenuta nei primi anni ’70 in contrapposizione ai metodi tradizionali d’insegnamento (grammaticale-traduttivo, audiorale, ecc.) e con lo scopo di eliminarne i difetti. La critica principale che gli studiosi del linguaggio muovevano ai sistemi didattici consolidati riguardava la difficoltà di trasferire quanto appreso in classe a situazioni pratiche in contesti reali. Il progetto nasce proprio dal desiderio di insegnare la lingua in modo da poterla utilizzare per la principale funzione cui assolve: comunicare in situazioni reali e per scopi pratici. Stephen Krashen sostiene: language acquisition occurs when language is used for what it was designed for, communication. Attualmente, però, nella scuola primaria sembra prevalere l’uso del metodo grammaticale – traduttivo che considera la L2 come puro oggetto di studio, “slegandola” dal suo rapporto con la realtà sociale in cui viene parlata col risultato che i discenti non saranno in grado di "trasferire" la conoscenza della struttura "imparata" a contesti diversi da quello in cui è stata insegnata. PECULIARITÀ DEL PROGETTO “GIRO, GIRO… MONDO”. Lo scopo principale del progetto è stato quello di mostrare come si possa spostare l’accento dalla comunicazione strettamente linguistica alla comunicazione basata sul concetto di azione. Comunicare, infatti, significa agire attraverso la lingua; pertanto l’apprendimento della L2 avviene in maniera più efficace e motivante se inquadrato in una serie di compiti realistici e di attività d’interazione con il mondo reale. Per questo, nell’approccio comunicativo, essenzialmente centrato su colui che apprende, si mira a suscitare nell’apprendente il desiderio di imparare la lingua attraverso l’uso e a sviluppare la sua attitudine a comunicare attraverso un ventaglio di compiti significativi, realistici, utili e realizzabili. Il progetto è stato prospettato agli allievi di una IV elementare come un viaggio virtuale in 4 Paesi anglofoni. Ovviamente per raggiungere i luoghi proposti dovevano acquistare dei biglietti ferroviari o aerei, chiedere informazioni per orientarsi in città sconosciute, prenotare un hotel, fare degli acquisti ecc.. La metodologia è consistita, quindi, nel calare gli allievi in una realtà diversa da quella quotidiana ma reale e possibile, facendo loro apprendere in situazioni comunicative le funzioni fondamentali della lingua e, pertanto, prediligendo forme colloquiali e dialoghi. L’approccio ludico è stato privilegiato e si è rivelato utile per sollecitare motivazione e interesse La lingua è stata il più possibile autentica, corrispondente, cioè, a quella che si può incontrare nella comunicazione. LE BASI TEORICHE. La base teorica del progetto affonda le sue radici soprattutto nei lavori di Krashen e Hymes secondo cui non si deve mirare soltanto al conseguimento della competenza linguistica (insieme di regole/conoscenze che rendono fattibili l’esprimersi con un linguaggio verbale), ma si deve aiutare il discente ad acquisire anche gli altri aspetti della competenza comunicativa (la capacità di veicolare significati nell’interazione con altri individui per raggiungere determinati scopi): le competenze sociolinguistica, paralinguistica,extralinguistica. È, dunque, evidenziata l’importanza di un approccio “action-oriented” che considera coloro che apprendono ed usano una lingua essenzialmente come “attori sociali”, cioè membri di società che hanno compiti (task) da effettuare in determinate circostanze, in ambienti specifici e in peculiari campi d’azione.LE UNITÁ DIDATTICHE. La progressione degli argomenti didattici non è stata basata su criteri di completezza grammaticale o di passaggio progressivo da strutture semplici a strutture sempre più complesse, ma si è orientata sui contenuti e sulle funzioni presentate di volta in volta. In tal senso l’Unità Didattica ha assunto l’aspetto d’insieme coerente di contenuti, forme linguistiche, informazioni culturali, interazioni, ripetizioni, esercitazioni etc.; l’allievo è stato chiamato sin dall’inizio ad interagire con i suoi compagni per realizzare situazioni comunicative realistiche.Gli strumenti dell’organizzazione didattica in classe sono stati giochi di ruolo, drammatizzazioni, attività di coppia e di gruppo.Gli allievi erano calati di volta in volta in ruoli differenti e agivano come se si trovassero in un contesto reale (stazione ferroviaria, aeroporto, ristorante, mercato, hotel etc.) e non in un’aula. Al fine di sviluppare le abilità di ricezione, mediazione, produzione e interazione ho diviso le unità didattiche in tre fasi: fase di presentazione, in cui introducevo il contenuto dell’unità; fase della pratica, in cui gli allievi si sperimentavano nelle attività proposte; fase della produzione, in cui gli alunni usavano in modo libero la nuova struttura, attraverso i role-play e altre attività di produzione.

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5 I. LA DIDATTICA COMUNICATIVA: ASPETTI LINGUISTICO-PEDAGOGICI §. 1 – LA NASCITA DEGLI APPROCCI COMUNICATIVI Nei primi anni ’70, in contrapposizione con i metodi tradizionali d’insegnamento (grammaticale-traduttivo, audiorale, audiovisivo, ecc.) e con lo scopo di eliminarne i difetti, alcuni tra i più eminenti linguisti dell’epoca iniziano a parlare di approcci comunicativi. La critica principale che gli studiosi del linguaggio muovevano ai sistemi didattici consolidati riguardava la difficoltà di trasferire quanto appreso in classe a situazioni pratiche in contesti reali. Il metodo grammaticale-traduttivo risultava carente da questo punto di vista perché privilegiava le conoscenze grammaticali, gli esercizi formali e la pratica della produzione scritta e si rivelava, quindi, poco utile per chi volesse farsi intendere e interagire in maniera spontanea e naturale con chi parlava una lingua diversa dalla propria. Il metodo audiorale, invece, benché privilegiasse la lingua orale e l’esercitazione di espressioni correnti, risultava troppo rigido e meccanico, pertanto il discente riusciva a comunicare agevolmente solo se doveva applicare schemi e strutture già esercitati, ma si trovava in difficoltà a comprendere cose nuove e a reagire in maniera creativa a situazioni non codificate. La didattica comunicativa, ponendo l’accento sulla comunicazione più che sulla grammatica o sulle strutture, si proponeva, invece, di fornire all’apprendente gli strumenti che gli avrebbero consentito di interagire attivamente nelle situazioni e condizioni più svariate. Tale approccio comunicativo insegna, quindi, anche come usare la lingua nelle diverse circostanze in cui si realizza la comunicazione.

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