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Il caso Modo. Indagine sui processi di contaminazione tra editoria periodica di design e moda per la riprogettazione della rivista Modo.

Informazioni tesi

  Autore: Luca Trombetta
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Disegno Industriale
  Relatore: Valeria Iannilli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 648

“Il Caso Modo”. Questa tesi riprende il titolo di un supplemento al n.100 di Modo, pubblicato nel settembre 1987, una selezione di articoli che ripercorreva i primi
dieci anni di attività della testata fondata nel 1977 da Alessandro Mendini. Modo ha rappresentato nei suoi 28 anni di pubblicazioni un interessante caso editoriale,
diventando la “rivista di cultura del progetto” per antonomasia. Per lungo tempo, col suo
occhio curioso e indagatore, si è fatta portavoce della cultura progettuale, spesso in
contraddizione alle idee correnti, con intento volutamente polemico e provocatorio, controcorrente e stimolante. Cinque importanti figure del mondo del design si sono
succedute alla direzione della rivista: Alessandro Mendini, Franco Raggi, Andrea Branzi,
Cristina Morozzi e Almerico De Angelis. Negli ultimi anni, vuoi per il proliferare di nuovi periodici dedicati al progetto, vuoi per mancate (o errate) strategie commerciali, la testata si è confinata in una piccola porzione di mercato. Questo ha impedito
di mantenere costantemente un tono critico nei confronti del design e di avere gli strumenti necessari per indagare al meglio l’attualità del panorama progettuale. La chiusura della rivista nei primi mesi del 2006, unitamente all’osservazione attenta di un certo tipo di pubblicazioni di design “ibride”, molto vicine al mondo della moda,
e ai risultati della ricerca sulla “Cross Fertilization” condotta da Sistema Design Italia, mi ha portato a voler ripensare Modo in una nuova ottica. L’obiettivo è dare una nuova
collocazione sul mercato alla rivista, ponendola tra le riviste pluridisciplinari o transdisciplinari; ripulire la pubblicazione da quella reputazione un po’ snob di rivista intellettuale e destinata a un solo pubblico di esperti, che ultimamente il pubblico
le attribuiva. Alleggerire i toni, utilizzare un linguaggio più semplice, avvicinarsi alla struttura di un settimanale, ampliare i contenuti editoriali di attualità, per recuperare invece il carattere di “bollettino di informazione sul design” che inizialmente
Alessandro Mendini aveva voluto per Modo. La tesi parte dunque dalla descrizione del panorama contemporaneo dell’editoria periodica italiana di design, con una focalizzazione particolare sulla realtà del distretto milanese. Segue una mappatura delle principali edizioni dedicate alla progettazione, secondo due assi, uno che determina il taglio
informativo o commerciale delle testate e uno che rileva il livello di pluralità di argomenti
proposti. Si identifica e si analizza quindi un segmento di mercato di riviste cosiddette “ibride”, in cui linguaggio, argomenti e metodi di rappresentazione sono mediati dal mondo della moda. Da questa indagine e dall’analisi dell’evoluzione della rivista Modo
nel corso degli anni si evincono alcuni punti critici che servono, in ultima fase, alla riprogettazione della testata. Il progetto di redesign di Modo - nella struttura compositiva, nel linguaggio e nel layout grafico - è finalizzato alla ricollocazione della pubblicazione
in un mercato più vicino alle riviste interdisciplinari dedicate al design e alle discipline affini, senza perdere il giusto livello di critica e approfondimento della cultura del progetto, che ha da sempre distinto la pubblicazione.

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22 il caso modo premessa LA STAMPA è DAVVEro In DECLIno? Nonostante gli ultimi dati di vendita siano in ribasso (si veda il quarto capitolo relativo al mercato editoriale) e sebbene molti studiosi siano concordi nell’affermare che il mezzo stampa sia destinato a un lento declino, l’industria editoriale delle riviste sembra non essere stata mai tanto attiva. Non solo esiste un’ampissima varietà di titoli destinati ai diversi tipi di mercato, ma la nascita di testate e di nuovi segmenti di pubblico fa sì che anche il design editoriale trovi nuove strade e cresca in un processo continuo di innovazione. Questo non succede solo nei grandi gruppi editoriali - dove troviamo validi esempi (basti pensare al recente rinnovamento di Domus e di Abitare) - ma anche tra le piccole riviste indipendenti, lanciate negli ultimi anni, e tra gli editori di nicchia di tutto il mondo. Un mercato, quello editoriale, in continua mutazione, dove alcuni titoli nuovi subentrano ad altri che scompaiono (pensiamo alla chiusura della celeberrima The Face nel marzo 2004 e della stessa Modo nel febbraio 2006). Comunque esse siano, tutte queste pubblicazioni hanno una cosa in comune: hanno stabilito nuovi standard qualitativi per il design delle riviste ed alcune di esse determinano le tendenze per il futuro design editoriale. Numerosi fattori hanno contribuito a questo fenomeno, la diminuzione dei costi di produzione, miglioramenti nella distribuzione, sviluppi tecnologici, abbondanza di art director, redattori e collaboratori nelle redazioni, e, soprattutto, una domanda crescente di titoli di nicchia, destinati a segmenti di pubblico ben determinati, il che costituisce un nuovo e interessante business per gli editori. L’olandese Frame, l’inglese Wallpaper, l’americana Surface, la spagnola Experimenta - alcuni dei titoli più interessanti della stampa di design internazionale - affiancano le riviste nostrane del progetto, Domus, Ottagono, Rassegna, Interni, Abitare, nelle edicole e tra gli scaffali delle librerie, mischiandosi con le pubblicazioni femminili e di arredamento, sempre più innovative, intelligenti, irriverenti e graficamente interessanti. Queste riviste presentano oggi alcuni dei progetti grafici più innovativi, creativi e all’avanguardia, grazie all’esperienza di abili art director professionisti. I contenuti editoriali coprono ormai i temi più disparati, dall’arte, al design, all’architettura, alla moda e al lifestyle. Molte hanno tirature piuttosto basse e si rivolgono a un pubblico ben

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