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Le lotte sociali a Napoli tra primo dopoguerra e fascismo - L'occupazione delle fabbriche (1918 - 1922)

Informazioni tesi

  Autore: Mauro Esposito
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Silvio Berardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

L'elaborato contiene note bibliografiche riferite al contesto storico concernente le lotte sociali a Napoli tra il primo dopoguerra, ovvero la fine della grande guerra (1918) ed il fascismo, il cui avvento al potere avviene nel 1922 con la "marcia su Roma" delle "camicie nere". Ed è in tale arco di tempo che si inserisce il "biennio rosso" (1919/1920, riverberandosi anche sul I semestre del 1921) con l'occupazione delle fabbriche. Senza ombra di dubbio il "biennio rosso", così detto in quanto venivano issate, sulle fabbriche occupate, vessilli, drappi, bandiere rosse, può essere considerato il momento più alto del movimento rivoluzionario operaio, ove la classe operaia ha avuto la reale possibilità di "prendere" il potere, anche sotto la spinta emotiva proveniente dalla Russia, dove la rivoluzione di ottobre del 1917, consentiva ai bolscevichi, di ispirazione marxista-leninista, di rovesciare il preesistente regime zarista.

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INTRODUZIONE LA STORIA È ESSENZIALMENTE “ECONOMIA”. Le vicende relative sono legate all’evolversi dei rapporti economici, quelli che Marx chiamava rapporti di produzione, tra i proprietari dei mezzi di produzione ed i prestatori del “bene lavoro”. Da sempre le vicende politiche sono state intimamente connesse con determinate gerarchie sociali, ai vertici delle quali vi sono sempre i possessori del “capitale” sotto qualsiasi forma. Così se fino alla fine del medioevo la ricchezza era rappresentata dal latifondo, nel rinascimento ci si spostò da una società essenzialmente agricola ad una di tipo mercantile, laddove a causa delle scoperte geografiche ricchezza significò soprattutto traffici e, timidamente, speculazione bancaria. La società industriale poi, ha letteralmente stravolto tali gerarchie sociali, provocando non solo la subordinazione dell’agricoltura all’industria, ma altresì l’esodo massiccio dalle campagne verso la città con il risultato di una intensa “proletarizzazione forzata”. Ed è da questo dato di fatto che parte questa mia analisi, laddove per quanto concentrata su un breve e determinato momento storico, cercherà di analizzare nel divenire degli avvenimenti, le cause che portarono al “biennio rosso” ed al tempo stesso al suo fallimento. Il periodo che prenderemo in considerazione va dalla fine della grande guerra all’avvento del fascismo. Andremo così ad analizzare comportamenti e reazioni diversi. Dalle speranze e attese di uomini, che strappati dalle loro officine, dalla loro terra, vi facevano ritorno dopo gli anni della guerra, alle delusioni che caratterizzarono la fine del Biennio Rosso. Fra tanti, singolare, emerge la figura di Bruno Buozzi. Onorevole socialista e segretario della FIOM, riformista e convinto assertore della dialettica parlamentare e della conquista graduale del potere, 2

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