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La valutazione dei piani sociali di zona

Informazioni tesi

  Autore: Fausta Martino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Management delle politiche e dei servizi sociali
  Relatore: Michelina Venditti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 204

Il lavoro di tesi semisperimentale si colloca in un momento storico particolare per cui, oltre alla imminente scadenza del Piano di Zona 2005-2007, ci si trova in nuovo contesto di “programmazione negoziata” tra sociale e sanitario. La stesura si realizza durante un anno di volontariato all’interno di due Unità del Comune di Forlì:
1.Innovazione Sociale e Valutazione del Piano di Zona
2. Unità Politiche per la Salute.

La tesi è suddivisa in quattro capitoli: i primi due teorici, dove si analizzano le principali teorie legate ai temi della valutazione e del Piano di Zona, e i restanti due in cui si adatta il modello teorizzato alla realtà del comprensorio forlivese.
L’ asse temporale è il criterio principale utilizzato per intersecare gli strumenti chiave già adottati dalla amministrazione locale e la valutazione teorica.
Da ciò deriva la suddivisione in:
valutazione
strumento
ex ante
profilo di comunità
in itinere
programma attuativo del piano di zona
ex post
bilancio sociale.
Al momento della discussione della tesi non era ben chiaro, a livello locale, il ruolo giocato dal profilo di comunità (documento sperimentale adottato solo in pochissimi comuni italiani, con assetti molto diversi tra un territorio e l’altro). Il Profilo di Comunità può diventare, nella logica della valutazione, uno strumento rilevante nella scelta delle priorità e nella verifica dell’efficacia delle politiche in quanto e’ in grado di:
1.Rappresentare ed evidenziare i bisogni e le attese dei cittadini e delle imprese;
2.Favorire la comprensione dei bisogni latenti: cogliere i segnali deboli, anticipare i bisogni e scoprire quelli latenti;
3.Aiutare a cogliere idee, spunti, suggerimenti: l’ascolto attento è una fonte inesauribile di proposte, suggerimenti, stimoli alle definizione di interventi sempre più efficaci. Il Profilo di Comunità può coniugare il flusso di informazioni che proviene dall’esterno con quello che proviene dall’interno dell’Ente.
4.Facilitare il superamento dei vincoli interni: confrontandosi con altre amministrazioni pubbliche molto differenti tra loro (si pensi alla scuola e alla A.usl) e con il terzo settore; facilitare il passaggio dall’agire routinario e ripetitivo a quello di equipe, che va oltre questi vincoli.
5.Dare “storia” alla comunità: nel senso che è possibile affermare cosa è stato fatto, come si è agito di conseguenza e se ciò è stato efficace.
6.Offrire alla programmazione, la definizione, in modo strategico di nuovi pacchetti di servizi o interventi di miglioramento su pacchetti già esistenti o paradossalmente l’eliminazione di un servizio.
Un ‘importante innovazione è stata realizzata, come ipotizzato nel lavoro di tesi, attraverso l’introduzione dei focus group nella valutazione del piano di zona. Ciò ha migliorato notevolmente tre aspetti:
Culturali: superamento della autoreferenzialità, conoscenza degli altri, motivazione per gli addetti ai servizi;
Organizzativi: necessità di lavoro di equipe, propensione al passaggio dalla logica delle funzioni a quella dei processi;
Tecnici: di ripensamento dei servizi per renderli più adatti alla realtà.
A conclusione, si indicano i principi base adottati ai fini dell’elaborazione del modello appena descritto:
ottica sistemica
oggettività relativa
miglioramento continuo
orientamento al cittadino.
La forza del Profilo di Comunità si traduce nella consapevolezza dell’impossibilità di una lettura, vera e uguale per tutti, del territorio, e nel tentativo di creare una rete tra servizi e tra servizi e cittadini.

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4 INTRODUZIONE. In questa tesi, semisperimentale, si è cercato di trovare una sintesi pragmatica al tema tanto discusso in questo periodo e tanto legato ad aspetti teorici qual è la valutazione. Le difficoltà maggiormente riscontrate sono legate alle mille teorie di riferimento che i vari autori, provenienti da discipline diverse, hanno sviscerato. Negli ultimi anni è registrabile un incremento di interesse verso questo argomento, come dimostra la infinita bibliografia sul tema. L’affascinante contributo che hanno offerto i vari persecutori di questa metodologia di lavoro, hanno ricondotto l’elaborato che segue anche, e non solo, alla riscoperta di valori intrinseci tipici della ricerca. Gli assiomi riscontrabili nello scritto sono sicuramente legati all’ ottica sistemica e al principio fondante della branchia sociologica più vicina all’oggettività relativa dell’epistemologia weberiana. La seconda parte, in cui si tratta il tema del Piano di Zona, che è, a differenza del primo, strettamente di ordine pratico, delinea un quadro pressoché omogeneo nell’utilizzo di questo strumento. Gli ultimi due capitoli, cioè l’unione di argomenti così lontani dal punto di vista dell’approccio alla materia, ma allo stesso modo così vicini, dal punto di vista delle necessità attuali delle Pubbliche Amministrazioni, ha permesso di proporre una lettura incrociata tra tipi di valutazione e documenti relativi alla valutazione del suddetto Piano di Zona. Dall’esperienza volontaria annuale, svolta dalla scrivente, all’interno del Comune di Forlì, negli uffici di “Politiche di

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