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Valutazione della biodegradabilità di sostanze chimiche

La valutazione della biodegradabilità delle sostanze chimiche ha assunto negli ultimi anni una posizione di rilievo nello scenario mondiale. Gli ambiti interessati dall’argomento sono molteplici, primo fra tutti quello dell’inquinamento ambientale ma anche quello economico ed etico.
La biodegradazione è un concetto molto semplice, strettamente legato al mondo naturale, perché è la natura stessa ad essere protagonista di questo processo. Una sostanza, infatti, si biodegrada nel momento in cui ha inizio quell’azione di decomposizione, propria delle sostanze organiche per mezzo dei microrganismi presenti in natura, nelle più diversificate condizioni in cui tale sostanza si venga a trovare. Il processo biologico che subisce una sostanza organica presente in natura avviene però con un tempo difficilmente determinabile a priori, nel senso che l’arco temporale della biodegradazione è strettamente connesso a fattori quali la temperatura, umidità, ossigenazione, concentrazione di microrganismi e generali condizioni al contorno, come temperatura, pH, concentrazione di nutrienti, che la sostanza incontra nel suo iter di biodegradazione.
Tutte le sostanze si biodegradano e tutto si rinnova, ma troppe volte i tempi risultano essere dilatati ed incompatibili con quelli imposti dalle nostre esigenze di vita.
La risposta alle domande circa il tempo necessario o il tipo di compartimento ambientale sono insite nei test di biodegradabilità standard. Questi, divenuti norme ad opera dei più autorevoli organismi nazionali ed internazionali, non sempre hanno mostrato un’impeccabile attendibilità nel fornire i risultati.
Oltre alla spinta fornita dal settore dei detersivi, uno dei motivi per cui i test di biodegradabilità hanno avuto un forte impulso è da attribuirsi alla crescita delle bioplastiche. I prezzi elevati del petrolio, e soprattutto la domanda di prodotti sempre meno inquinanti, hanno portato ad un prospero sviluppo di plastiche biodegradabili. Il settore ad oggi è ancora limitato rispetto alle capacità produttive e ai consumi delle plastiche tradizionali, ma è uno dei campi dove la ricerca realmente orientata alle tematiche ambientali ha dato, e sta dando, i risultati più interessanti.
Le plastiche biodegradabili possono rappresentare una soluzione ai sempre più onerosi problemi di smaltimento dei rifiuti, sia in termini economici che ambientali. Si è dunque rilevato indispensabile un contesto normativo e di standardizzazione molto stringente, oggi ampiamente consolidato in Europa, Giappone, Stati Uniti.

In questo progetto di tesi è stato condotto uno studio approfondito sui principali test definiti standard, ad opera di enti nazionali ed internazionali; in particolare, sono state ricercate le differenti metodologie applicative, non tanto in funzione dell’organismo di normazione, quanto rispetto al differente ecosistema nel quale vengano svolte le prove. Inoltre, si è cercato di comparare i differenti test e il loro differente recepimento, seppur con qualche piccola ma sostanziale modifica, nei più importanti Stati mondiali.

La tesi si articola in tre capitoli.
Il primo capitolo dà un inquadramento generale circa il termine biodegradazione, mettendo in evidenza come vi siano molteplici definizioni catterizzanti il significato; la biodegradabilità, intesa come processo di trasformazione ad opera di microrganismi, ha indotto quindi ad una loro trattazione, volta a sottolineare le principali differenze che intervengono nel processo.
Il secondo capitolo consiste nell’analisi critica delle metodologie di prova standard: vengono infatti elencati i test recepiti internazionalmente, suddivisi a seconda dei differenti mezzi sintetici nei quali vengono eseguiti; è stato effettuato, inoltre, un sunto dell’attuale livello raggiunto dalla ricerca, citando i più significativi studi eseguiti ad opera di autorevoli esperti del settore.
Il terzo capitolo, infine, si concentra sulle bioplastiche e sui polimeri in generale: vengono descritti, anche per questo settore, i test adottati a scala globale da diversi Paesi. A tal proposito si pone l’accento sulle modalità attraverso le quali, gli stessi, abbiano adottato parametri di conformità e di accettazione delle norme.

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Introduzione 1 Introduzione La valutazione della biodegradabilità delle sostanze chimiche ha assunto negli ultimi anni una posizione di rilievo nello scenario mondiale. Gli ambiti interessati dall’argomento sono molteplici, primo fra tutti quello dell’inquinamento ambientale ma anche quello economico ed etico. La biodegradazione è un concetto molto semplice, strettamente legato al mondo naturale, perché è la natura stessa ad essere protagonista di questo processo. Una sostanza, infatti, si biodegrada nel momento in cui ha inizio quell’azione di decomposizione, propria delle sostanze organiche per mezzo dei microrganismi presenti in natura, nelle più diversificate condizioni in cui tale sostanza si venga a trovare. Il processo biologico che subisce una sostanza organica presente in natura avviene però con un tempo difficilmente determinabile a priori, nel senso che l’arco temporale della biodegradazione è strettamente connesso a fattori quali la temperatura, umidità, ossigenazione, concentrazione di microrganismi e generali condizioni al contorno, come temperatura, pH, concentrazione di nutrienti, che la sostanza incontra nel suo iter di biodegradazione. Tutte le sostanze si biodegradano e tutto si rinnova, ma troppe volte i tempi risultano essere dilatati ed incompatibili con quelli imposti dalle nostre esigenze di vita. La risposta alle domande circa il tempo necessario o il tipo di compartimento ambientale sono insite nei test di biodegradabilità standard. Questi, divenuti norme ad opera dei più autorevoli organismi nazionali ed internazionali, non sempre hanno mostrato un’impeccabile attendibilità nel fornire i risultati. Oltre alla spinta fornita dal settore dei detersivi, uno dei motivi per cui i test di biodegradabilità hanno avuto un forte impulso è da attribuirsi alla crescita delle bioplastiche. I prezzi elevati del petrolio, e soprattutto la domanda di prodotti sempre meno inquinanti, hanno portato ad un prospero sviluppo di plastiche biodegradabili. Il settore ad oggi è ancora limitato rispetto alle capacità produttive e ai consumi delle plastiche tradizionali, ma è uno dei campi

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Rizzo
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria civile e ambientale
  Relatore: Roberta Pedrazzani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

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