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Politiche dell'aiuto umanitario in Myanmar: esperienze di intervento, problematiche e prospettive future

Informazioni tesi

  Autore: Niccolò Fregoso
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Interfacoltà: Scienze della formazione, scianze politiche, medicina.
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Giovanni Scotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

L’obiettivo di questo lavoro è quello di studiare i problemi strutturali e i freni che impediscono agli operatori umanitari e all’aiuto umanitario in generale di poter operare all’interno del paese, individuarne le cause e ricercare l’esistenza di possibili modalità operative.
Lo stimolo per questa ricerca è nato nel Maggio 2008, quando il mondo ha assistito impotente al divieto d’entrata imposto dalla dittatura militare agli operatori umanitari durante l’emergenza dovuta al ciclone Nargis.
(...)Dapprima ho ricostruito le dinamiche storiche e le caratteristiche peculiari della società birmana; ciò mi è stato utile per conoscere e identificare una struttura sociale poco conosciuta all’occidente.
La totale mancanza di informazioni è da ricercare nel silenzio imposto dalla giunta militare che da più di mezzo secolo controlla il paese per mezzo di un esercito vastissimo, il decimo al mondo per grandezza.
Il Myanmar occupa l’ultimo posto nella classifica dei paesi meno democratici, l’ultimo per il più alto livello di corruzione, e il penultimo, dopo la Corea del Nord, per libertà di stampa.
Il potere assoluto della giunta si evidenzia anche nei dodici anni di prigionia imposti al premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, tuttora agli arresti domiciliari.
Nell’ex Birmania è presente una situazione molto critica, soprattutto per quanto riguarda il settore sanitario HIV/AIDS, tubercolosi e malaria, a cui viene devoluto solo lo 0,3% del PIL (contro il 40% investito nell’esercito). Nonostante questo sia un paese molto ricco in materie prime e risorse minerarie (il cui commercio è saldo nelle mani della giunta), la situazione della popolazione è molto preoccupante: il reddito procapite medio si attesta a 2 dollari al giorno (penultimo paese al mondo dopo l’Afghanistan), la mortalità infantile raggiunge il 10, 4% e una persona su tre non ha accesso all’acqua potabile.
Nella seconda parte ho studiato le interazioni e i rapporti politici internazionali che la giunta intrattiene con i diversi attori della comunità internazionale.
Si delinea un panorama in cui le politiche dei militari della giunta al potere sono guidate da un mix di timori stereotipati: una base xenofoba, paure riguardo ad ingerenze esterne e paranoie per una possibile invasione da parte degli stati occidentali.
Queste percezioni hanno determinato tipologie diverse di rapporti politici.
Rapporti di amicizia e ‘close cooperation’, sia economici che militari, con Cina, Russia e Corea del Nord, con le quali il Myanmar ha stipulato contratti militari dal 1990 per oltre 3 miliardi di dollari.
Rapporti con India, Thailandia e paesi dell’ASEAN, caratterizzati dall’alternanza di periodi di intensa cooperazione a periodi di maggior distanza.
Rapporti di inimicizia con i paesi occidentali, in special modo con gli Stati Uniti, che hanno portato nel tempo al deterioramento completo delle relazioni.
Nella terza parte alla luce di queste tensioni politiche ho cercato di analizzare le dinamiche dell’aiuto umanitario in questo paese nell’ultimo ventennio. Vi ho inoltre aggiunto due ‘case studies’: l’esperienza dello Tsunami e del Ciclone Nargis.
L’intensità e la tipologia dei rapporti tra la giunta e le organizzazioni (umanitarie, agenzie UN e ong) sono divisibili in due periodi temporali ben definiti: 1990-2004 e 2005-oggi.
Il primo è stato caratterizzato da un susseguirsi di segnali positivi e d’apertura. ICRC e MSF per esempio ottennero il permesso per operare anche in zone lontane dai centri di potere, nelle cosiddette Black Areas, aree dove l’esercito cerca di assoggettare le minoranze; UNHCR riuscì ad operare lungo il confine, dove si trovano i campi rifugiati; ICRC potè inoltre visitare le carceri e ILO iniziare ad occuparsi della diffusa pratica del lavoro forzato da parte dei militari.
Il secondo periodo è caratterizzato da un drastico capovolgimento di questa prospettiva. La rapida chiusura all’assistenza umanitaria è riconducibile principalmente a tre cause:
1) nel Dicembre 2004, lo Tsunami attirò l’attenzione del mondo su tutti gli stati confinanti e richiamò un gran numero di operatori e organizzazioni. Il pericolo di ingerenze e le percezioni di una volontà di influenza politica legata agli aiuti umanitari fecero chiudere le porte ai finanziamenti internazionali.
2) il cambio ai vertici della giunta tra il 2004 e il 2005, con il quale furono epurate le frange che si erano distinte per una maggior apertura internazionale e sulle quali l’occidente aveva fatto più affidamento.
3) il ritiro del progetto del Global Fund to fight AIDS, Tubercolosis and Malaria nell’Agosto 2005 (il più grande progetto mai finanziato per il Myanmar, 98 milioni di dollari in 5 anni), determinato dalle pressioni di alcuni senatori del congresso degli Stati Uniti. Il ritiro del progetto va inteso come parte integrante della strategia americana, che usa le sanzioni per ottenere un cambiamento democratico all’interno del Myanmar.

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5 INTRODUZIONE Nel Dicembre del 2004 un tremendo maremoto provocò quello che viene ricordato come uno tra i più grandi disastri naturali mai avvenuti. La gara di solidarietà nata dallo tsunami attirò l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulle regioni asiatiche e mise in moto un’imponente macchina di aiuti umanitari. Fra tutti i paesi colpiti solo uno si rifiutò di accogliere il fiume di aiuti internazionali che si riversarono nella regione: il Myanmar. A quei tempi però, non essendo tra i paesi più colpiti, la cosa passò inosservata: le priorità erano chiaramente altrove. Nel Maggio 2008 si è abbattuta sul paese un’altra catastrofe naturale: il ciclone Nargis. che ha lasciato dietro di sè quasi 150mila vittime e un milione di sfollati. In questa occasione l’attenzione dei mass media e delle autorità internazionali si è concentrata su un solo paese. Questa volta la ‘nuova chiusura’ della dittatura all’entrata degli aiuti umanitari internazionali nel paese non è passata inosservata e ha scatenato forti critiche in tutto il mondo e ha riportato alla luce, dopo le manifestazioni del 2007, uno fra i governi più dittatoriali e una tra le popolazioni più povere al mondo. La Birmania, chiamata oggi Myanmar, è un paese isolato dal resto del mondo e di cui, in occidente, si conosce molto poco: “Sulla Birmania, da tempo è calata una cortina non solo di ferro ma anche di silenzio, quel silenzio che ha consentito alla giunta militare che la governa da più di 40 anni di perpetuare ogni sorta di ingiustizia e oppressione, contro le forze democratiche, contro le varie etnie, contro gli studenti, contro i lavoratori.” 1 1 Pezzotta S., Veltroni W., introduzione in Brighi C., Il Pavone e i generali, Baldini Castaldi Dalai editore, Milano 2006, p. 11

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