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L'evoluzione delle teorie geopolitiche: dalla fine del XIX secolo all'era post-bipolare

Informazioni tesi

  Autore: Marco Franceschini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Luciano  Bardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

L’impiego estensivo del termine “geopolitica” da parte di giornalisti, politici, diplomatici, militari e studiosi di vario tipo e livello è un fenomeno recente. Se consultassimo una rassegna stampa settimanale della metà degli anni ’80 difficilmente ve ne troveremmo traccia. Oggi, invece, è pressoché impossibile non imbattersi in questo termine quando si legga un qualsiasi articolo o si ascolti un dibattito che tratti di questioni politiche internazionali. Si parla, più o meno appropriatamente, di “situazioni geopolitiche”, di “ambizioni geopolitiche”, di “vincoli geopolitici”, di geopolitica tedesca, francese, italiana. La constatazione di questo uso certamente frequente e probabilmente eccessivo del termine colpisce ancora di più in rapporto all’assenza passata e impone un’indagine circa la sua origine ed evoluzione.
Fino a metà degli anni ’70 il termine “geopolitica” indicava quasi esclusivamente una determinata corrente della geografia politica. In seguito, esso si è diffuso sia nel linguaggio dei media che in quello politico e scientifico come label unificante di uno sconfinato campo di studi, costituito da differenti apporti disciplinari – geografia politica, storiografia mondiale o universale, pensiero strategico, politologia ed economia internazionale. Come si vedrà, l’uso del termine non è “neutrale”. L’approccio geopolitico implica una particolare visione “realista”, soggettiva, conflittuale, spesso deterministica delle relazioni internazionali, talvolta non priva di implicazioni metafisiche e metastoriche. Ponendo al centro del dibattito non più la statica dell’ordine mondiale e degli assetti regionali bensì la dinamica degli “attriti” spaziali (territorio, confini, sovranità, sistema economico-sociale, ambiente, valori) la geopolitica implica un rovesciamento di prospettiva rispetto all’ideologia internazionalista che ha dominato l’epoca del confronto bipolare.
L’obiettivo di questo lavoro è duplice.
In primo luogo, si cercherà di definire con maggior chiarezza il significato del termine “geopolitica”, ripercorrendone la storia dalla comparsa nel dibattito politico della Germania del dopo-sconfitta, passando per la censura ideologica imposta dal comunismo e dalle dottrine internazionaliste dominanti nel periodo della Guerra Fredda, fino ad arrivare alla riscoperta negli anni Ottanta e all’ondata di popolarità che, con la fine dell’era bipolare, ha portato taluni esperti a definire il termine “deprezzato” per inflazione semantica”.
In secondo luogo, si cercherà di ripercorrere l’evoluzione delle teorie geopolitiche partendo dalla nascita della geopolitica tedesca, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, analizzando le strategie e le dottrine che si sono affermate nel periodo della Guerra Fredda, fino a ricomprendere nel presente lavoro le visioni del mondo che si sono affermate subito dopo la fine del sistema bipolare. Il metodo utilizzato è nel contempo storico e politologico: sono state analizzate le teorie nella loro struttura concettuale, il contesto che ha portato all’elaborazione delle suddette teorie e le implicazioni e influenze che esse hanno esercitato sulle politiche estere degli stati, sugli eventi bellici e, più in generale, sulla struttura del sistema internazionale e sulla sua evoluzione nel tempo. Un’ultima parte della trattazione sarà riservata allo studio di alcune costanti geopolitiche che hanno caratterizzato la politica estera dell’Italia dall’Unità ai giorni nostri.

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INTRODUZIONE L’impiego estensivo del termine “geopolitica” da parte di giornalisti, politici, diplomatici, militari e studiosi di vario tipo e livello è un fenomeno recente. Se consultassimo una rassegna stampa settimanale della metà degli anni ’80 difficilmente ve ne troveremmo traccia. Oggi, invece, è pressoché impossibile non imbattersi in questo termine quando si legga un qualsiasi articolo o si ascolti un dibattito che tratti di questioni politiche internazionali. Si parla, più o meno appropriatamente, di “situazioni geopolitiche”, di “ambizioni geopolitiche”, di “vincoli geopolitici”, di geopolitica tedesca, francese, italiana. La constatazione di questo uso certamente frequente e probabilmente eccessivo del termine colpisce ancora di più in rapporto all’assenza passata e impone un’indagine circa la sua origine ed evoluzione. Fino a metà degli anni ’70 il termine “geopolitica” indicava quasi esclusivamente una determinata corrente della geografia politica. In seguito, esso si è diffuso sia nel linguaggio dei media che in quello politico e scientifico come label unificante di uno sconfinato campo di studi, costituito da differenti apporti disciplinari – geografia politica, storiografia mondiale o universale, pensiero strategico, politologia ed economia internazionale. Come si vedrà, l’uso del termine non è “neutrale”. L’approccio geopolitico implica una particolare visione “realista”, soggettiva, conflittuale, spesso deterministica delle relazioni internazionali, talvolta non priva di implicazioni metafisiche e metastoriche. Ponendo al centro del dibattito non più la statica dell’ordine mondiale e degli assetti regionali bensì la dinamica degli “attriti” spaziali (territorio, confini, sovranità, sistema economico-sociale, ambiente, valori) la geopolitica implica un rovesciamento di prospettiva rispetto all’ideologia internazionalista che ha dominato l’epoca del confronto bipolare. 4

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