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Il nuovo Laocoonte: il cinema e le arti figurative della contemporaneità

Il filo conduttore che lega i punti chiave del mio elaborato è il rapporto tra le diverse arti, e in particolare tra la poesia e la pittura: un tema che, pur avendo origini antichissime, risalenti all’antichità greca e romana, attraversa tutti i secoli e continua, ancora oggi, ad essere oggetto di discussione.
Il mio punto di partenza è stato il Laocoonte di Lessing, in quanto in esso viene introdotta per la prima volta la celebre distinzione tra arti del tempo e arti dello spazio, tra la poesia e la pittura. In virtù di questa distinzione l’autore sostiene che la poesia, in quanto arte del tempo, si occupa di azioni visibili progressive, le cui diverse parti si susseguono una dopo l’altra nel tempo, mentrecla pittura, in quanto arte dello spazio, si occupa di azioni visibili statiche, le cui parti si dispiegano una accanto all’altra nello spazio. Esse si distinguono, poi, per i mezzi utilizzati, ovvero i segni naturali, i suoni, nel caso della poesia e i segni artificiali, le forme e i colori, nel caso della pittura, e agli oggetti che gli sono più appropriati per la rappresentazione: le azioni nel caso della poesia, i corpi per la pittura. L’obiettivo del mio elaborato però, e da qui il titolo nuovo laocoonte, è la confutazione del paradigma lessinghiano, in quanto ritengo che con l’entrata nel ventesimo secolo, caratterizzato in primis dalla nascita del cinema, ma seguita poi da tutti quelli che sono gli sviluppi che caratterizzano l’arte contemporanea, non sia più possibile sostenere l’esistenza di linguaggi puri, né una separazione tra le varie forme artistiche.
Con l’avvento del cinema infatti, e in particolare con il cinema sonoro, si vede per la prima volta realizzata quell’unione tra immagine e parola, tra pittura e poesia, che Lessing aveva rifiutato.
Ciò provoca reazioni contrastanti, soprattutto in ambito teorico, tra chi accetta la commistione tra i diversi linguaggi e la vede come uno sviluppo inevitabile e necessario per l’arte, come nel caso di M.S. Ejzenstein, e chi, invece, s’oppone a questo sincretismo e ribadisce la necessità di separare le varie arti, come nel caso di Rudolf Arnheim.
Arnheim è contrario alla fusione di più tecniche o mezzi espressivi in quanto non ritiene possa mai stabilirsi un equilibrio tra i diversi linguaggi, dato che uno finirebbe inevitabilmente per prevalere sull’altro. I mezzi artistici, quindi, si combinano come forme separate e complete.
M. S. Ejzenstein, invece, è a favore di un’unione tra i diversi linguaggi artistici, che si realizzerebbe al massimo grado nel cinema, che per questo è considerato la più importante tra le arti, l’opera sintetica per eccellenza.
In esso si ha per la prima volta nella storia la perfetta integrazione tra le arti spaziali e temporali, plastiche e sonore, che Lessing nel Laocoonte aveva distinto, Ciò che a Lessing manca, quindi, è la possibilità di analizzare i fenomeni in una prospettiva sintetica più ampia, poiché ai suoi tempi Lumierè ed Edison non avevano ancora fornito quel perfetto apparecchio per il riesame dei principi dell’arte che è il cinema e quindi è inconsapevole che esista un’arte in pittura e poesia possono coesistere.
Il principio che sta alla base del mezzo cinematografico e che permette di creare una correlazione tra suono e rappresentazione sul piano dell’immagine è il montaggio.
Ejsenstein. quindi apre la strada dell’integrazione tra i diversi linguaggi. I nuovi sviluppi che l’arte contemporanea ha prodotto sembrano continuare questa strada, verso un’integrazione totale dei diversi linguaggi artistici. Si pensi, ad esempio, alle innovazioni introdotte a partire dalle sperimentazioni degli anni ’60, dall’Arte Concettuale alla Poesia Visiva, passando per la Body Art e le performance dei vari artisti, fino a giungere ai più recenti sviluppi quali la Video Art e l’Arte Cibernetica.Di fronte alle varie applicazioni e agli sviluppi artistici che caratterizzano la storia dell’arte più recente, diventa difficile sostenere ancora l’esistenza di linguaggi puri e si riconosce che non solo è venuto meno il presupposto teorico da cui Lessing si muoveva per distinguere tra la poesia e la pittura, ovvero la dicotomia esistente tra la percezione spaziale e la percezione temporale, ma che ormai l’eterogeneità non è propria solo del cinema o di altre arti, che in quanto composte sono da contrapporre alle arti pure, ma è una caratteristica ormai connaturata al mondo dell’arte nella sua totalità.

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3 1. INTRODUZIONE Il rapporto tra le diverse arti, e in particolare tra la poesia e la pittura, pur essendo un tema che ha origini antichissime, risalenti all’antichità greca e romana, attraversa comunque tutti i secoli e continua, ancora oggi, ad essere oggetto di discussione. Un punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che intendono trattare l’argomento è Orazio, che nella sua Ars poetica, con il suo celebre detto ‘ut pictura poesis’, apre la strada ad un’interpretazione sul rapporto tra le arti che troverà poi piena applicazione nel periodo rinascimentale e barocco, per poi venire confutata, invece, solo nel Settecento da Lessing. Lo stesso I. Babbit, nel suo The new Laokoon, sostiene che non c’è stato testo, scritto tra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento, che non facesse riferimento al celebre detto oraziano o al detto di Simonide di Ceo, praticamente equivalente, per cui la poesia sarebbe una pittura muta e la pittura una poesia parlante: in entrambi i casi, per i critici rinascimentali, l’intento degli autori era sostenere l’identità tra le due arti, ritenute sorelle, in quanto accomunate dal fatto di essere imitazione ideale della natura umana in azione. Quest’ultima è una tesi che deriva dalla Poetica di Aristotele, l’altro grande punto di riferimento per i teorici cinquecenteschi, come anche per Lessing, in quanto egli sostiene che compito della poesia è imitare l’azione umana, ma l’imitazione a sua volta non è una riproduzione meccanica, ma piuttosto una libera composizione dei fatti secondo verosimiglianza o necessità, in quanto l’ambito dell’arte è appunto il possibile, come quello della scienza è il vero e il necessario. Per i critici del quattrocento e del cinquecento, quindi, che non si limitano a riprendere, ma sviluppano ulteriormente la dottrina dell’’ut pictura poesis’, compito dei poeti, e quindi anche dei pittori, è esprimere verità generali, fare uso di soggetti universalmente conosciuti

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Silvia Favaro Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.