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Media, consumo e benessere dei bambini: un'indagine tra Lombardia e Toscana

Informazioni tesi

  Autore: Benedetta Calciolari
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Stefano Bartolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

Obiettivo principale di questo studio è stata l’analisi dei fattori determinanti nella realizzazione della felicità dei bambini. Il concetto che la letteratura degli ultimi decenni ha proposto in tema di Economia della Felicità è che non sempre ad una maggior ricchezza corrisponde un livello superiore di benessere e felicità soggettiva negli individui. Vari studiosi hanno provato ad interrogarsi in merito alle cause di questo paradosso. La risposta più comunemente fornita è che l’aumento della ricchezza coincide con l’instaurarsi di un meccanismo vizioso che implica la tensione verso un possesso sempre maggiore di beni di consumo ritenuti indispensabili alla felicità. Ne conseguono la diminuzione del tempo e delle risorse dedicate ai beni relazionali e un aumento del senso di tristezza dato dalla mancanza di questi ultimi.
Il nostro interesse è stato specificatamente rivolto ai bambini perché abbiamo ritenuto di fondamentale importanza comprendere quanto siano avvertite queste tendenze nei più giovani, adulti del domani e quindi protagonisti della società del futuro.

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INTRODUZIONE PARADOSSO DELLA FELICITÀ E FELICITÀ INTERNA LORDA “La felicità non è avere ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha.” Oscar Wilde Da sempre, il fine verso cui tende l’Uomo è la felicità individuale. Cosa però sia la felicità e come possa essere raggiunta è difficile da definire. In particolare negli ultimi anni varie correnti di pensiero economico si sono domandate se questa coincida o meno con il possesso materiale e il denaro. Adam Smith 1 , profeta dell’economia classica, nutriva più di un dubbio al riguardo, se nel lontano 1759, nella Teoria dei sentimenti morali, scriveva che è un inganno pensare che il ricco possieda maggiori mezzi per essere felice 2 . Innanzitutto perché per raggiungere questo obiettivo deve sottoporsi a immani e stressanti fatiche, poi perché la capacità di godere dei beni è limitata e l’uomo ricco può consumare solo in minima parte ciò che possiede. Negli ultimi decenni, in particolare dal secondo dopoguerra, numerose sono state le ipotesi delineate riguardo questo argomento e la maggior parte di esse ha sostenuto che per calcolare il livello di felicità individuale si debba far riferimento a degli indicatori sia oggettivi che soggettivi. Tra questi però non esiste una relazione diretta o lineare, bensì una separazione. In economia gli indicatori oggettivi (misurabili) sono fattori come la disoccupazione, l'inflazione, il reddito medio per abitante in un paese e gli indicatori bio-medici (mortalità infantile, aspettative di vita). A questi si possono 2 Il testo originale del 1759 è stato consultato nell’edizione Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, Milano, Edizioni Bur 2008. 1 Adam Smith (1723–1790), economista e filosofo scozzese che gettò le basi dell'economia politica classica. 5

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Parole chiave

bambini e benessere
economia della felicità
juliet schor
media consumo bambini
paradosso della felicità

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