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Luigi Pirandello: la follia tra verità e finzione

In questa tesi ho analizzato il concetto di follia dal punto di vista pirandelliano. L'autore ha sempre avuto contatti con la pazzia, a partire dalla malattia della cugina a quella della moglie, che lo segnerà nel profondo. Pirandello, sin dalle prime opere evidenzia la totale disillusione circa la possibilità di trovare risposte ai problemi dell'esistenza umana. Secondo lui i veri portatori di verità sono i folli...."Le pazzie soltanto hanno il privilegio di poterle urlare certe cose"....

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Cap.1 LA VITA E LA SUA INESAURIBILE PRODUZIONE LETTERARIA Vissuto nel periodo a cavallo tra ’800 e ‘900, fra il naturalismo e l’inizio del decadentismo Pirandello, come Svevo, è uno scrittore isolato, difficile da costringere negli schemi di uno specifico movimento letterario. Sin dalle prime opere egli evidenzia la totale disillusione circa la possibilità di trovare risposte ai problemi dell'esistenza umana: non è possibile un'interpretazione deterministica della vita che è complicata dal mescolarsi di verità e finzione. Proprio a cavallo tra i due secoli si determina la crisi dei valori ottocenteschi, dove viene meno la fiducia nella scienza, nella razionalità e nei valori borghesi. Pirandello vive e rappresenta questa crisi sentendone le contraddizioni e porta nella letteratura italiana alcuni dei caratteri fondamentali dell’avanguardia europea scaturiti proprio da questa crisi, come il relativismo, la tendenza alla scomposizione e alla deformazione, il gusto per il paradosso, la scelta dell’ironia e dell’espressionismo. “Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti. Colà la mia famiglia si era rifugiata dal terribile colera del 1867, che infierì fortemente nella Sicilia. Quella campagna, però, porta scritto l'appellativo di Lina, messo da mio padre in ricordo della prima figlia appena nata e che è maggiore di me di un anno; ma nessuno si è adattato al nuovo nome, e quelle campagna continua, per i più, a chiamarsi Càvusu, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Kaos”1. Pirandello narra la sua nascita: “Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d'olivi saraceni affacciata agli orli d'un altipiano d'argille azzurre sul mare africano. Si sa le lucciole come sono. La notte, il suo nero, pare lo faccia per esse che, volando non si sa dove, ora qua ora là vi aprono un momento quel loro languido sprazzo verde. Qualcuna ogni tanto cade e si vede allora 1 L. FERRANTE, Luigi Pirandello, Parenti, Firenze 1958, p.235 5

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Francesca Gualco Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 25969 click dal 03/04/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.