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Studio e catalogazione delle ghiande missili in piombo della Collezione Civica del Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Polita
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Fabio Milazzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

Gli obiettivi fondamentali perseguiti nel presente lavoro hanno riguardato la catalogazione delle ghiande missili in piombo, appartenenti alla Collezione Civica del Museo Statale di Ascoli Piceno, e lo studio della morfologia delle patine di corrosione dei reperti stessi.
Lo studio si è dimostrato dunque rilevante per la generale ricognizione della collezione, grazie all’inventario degli esemplari, effettuato attraverso il computo complessivo dei reperti, la loro suddivisione per tipologie, la registrazione delle misure delle dimensioni, l’interpretazione del testo epigrafico delle ghiande iscritte, l’inserimento del precedente e del nuovo codice d’inventario.
Parte integrante della catalogazione dei manufatti è stata la suddivisione dei reperti in tipologie: un lavoro di tale portata ha consentito così di studiare da vicino i manufatti e di definirne le peculiarità, quali la forma, le dimensioni, le caratteristiche dei caratteri paleografici delle iscrizioni, l’interpretazione dei vari testi epigrafici, le particolarità della superficie e l’eventuale presenza delle tipiche tracce della contraffazione effettuata per mezzo della reimpressione a freddo, ma soprattutto la morfologia delle patine di corrosione, che rivestono tutti gli oggetti plumbei analizzati.
Proprio questa caratteristica delle ghiande missili esaminate ha rappresentato il punto focale dell’intero lavoro, in quanto lo studio morfologico delle patine di corrosione dei reperti epigrafati è stato utilizzato come preliminare metodo d’indagine per il riconoscimento degli esemplari originali da quelli che sono stati oggetto della falsificazione di fine Ottocento.
La documentazione relativa all’inventario e allo studio dei reperti presi in esame è stata archiviata in una scheda di catalogazione informatizzata, elaborata con il programma Excel di Office, versione Windows 2003, organizzata in modo che ad ogni frammento corrisponda il nuovo codice d’inventario, il precedente numero d’inventario (quando presente), la collezione di appartenenza aggiornata con le nuove voci descrittive, la classe di appartenenza, la tipologia, le misure del peso, della lunghezza e della larghezza, l’interpretazione del testo epigrafico (quando presente), la descrizione della morfologia della patina, e infine il metallo, quale materiale di fabbricazione; la scheda di catalogazione, così strutturata, costituisce dunque un’ efficace strumento per una rapida e semplice consultazione, e la sintesi delle considerazioni svolte.
L’analisi delle patine che rivestono i reperti epigrafi è stata affrontata prendendo in considerazione solamente gli aspetti morfologici degli strati di corrosione, focalizzando l’attenzione sullo spessore, sulla compattezza, sull’uniformità della distribuzione dei prodotti d’alterazione del piombo, sia sull’iscrizione che sulla superficie del manufatto.

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2 Introduzione Le fonti forniscono elementi abbastanza sicuri sulla romanizzazione del territorio di Ascoli Piceno: dall’attacco ai Galli Senoni attraverso il territorio piceno (nel 284 a.C., grazie ad un trattato del 299 a.C., come ci racconta Tito Livio), alle varie incursioni e battaglie della Guerra Sociale (I secolo a.C. ). Di questa, che fu uno dei momenti più noti e decisivi della storia antica ascolana, sono testimonianza le numerosissime ghiande missili in piombo, protagoniste nell’89 a.C. dell’assedio della città di Ascoli Piceno. Oltre 5000 ne ha restituite il fiume Castellano, ripetutamente sondato durante gli scavi effettuati alla fine dell’ ‘800. Tali manufatti venivano utilizzati dall’esercito romano come armi da getto, ovvero proiettili scagliati per mezzo di fionde. Molti recano stampigliate varie iscrizioni, che riportano il nome del comandante, degli assedianti, della legione, in alcuni casi il marchio di fabbrica, espressioni di autocelebrazione, o vere e proprie invettive nei confronti del nemico (Profumo M. C. 2002) . Queste ultime in particolare hanno destato, sin dall’epoca dei primi ritrovamenti, un interesse tale da animare un fitto mercato antiquario e da essere genialmente falsificate: ghiande anepigrafi autentiche vennero reimpresse da un abile artigiano ascolano, che ne produsse parecchie centinaia di esemplari, con epigrafi copiate da altre ghiande iscritte già note o tratte da repertori numismatici. Sull’autenticità degli esemplari via via pubblicati nei repertori alla fine dell’ ‘800 da diversi studiosi, divampò una polemica decennale solo parzialmente placata dai risultati degli scavi condotti nell’alveo del Castellano, zona di presunta provenienza della gran massa dei reperti (Lucentini N. 1998). La questione sulla contraffazione moderna, che ha interessato le cosiddette glandes asculanae è a tutt’oggi ancora aperta, in quanto le recenti indagini archeologiche, effettuate nel territorio ascolano, hanno portato alla luce un numero considerevole di ghiande missili datate all’89 a.C., riconducibili all’assedio della città all’epoca della Guerra Sociale. Lo studio di tali reperti si rivela dunque indispensabile, ai fini della ricerca archeologica, per colmare le lacune lasciate dalla controversia ottocentesca e fornire risposte decisive alla problematica. Il presente elaborato ha affrontato la questione dal punto di vista conservativo, ed è stato eseguito all’interno dell’attività di stage, svoltasi presso il Laboratorio di Restauro della

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