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Strumenti di sussidiarietà orizzontale nell’Ue: il ruolo delle fondazioni di origine bancaria

Informazioni tesi

  Autore: Michele Azzu
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione sociale e istituzionale
  Relatore: Daniele Donati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

Ipotesi di partenza di questo lavoro, maturato all’interno del tirocinio svolto in www.labsus.org del Prof. G. Arena, è che la sussidiarietà, principio cardine sia dell’Unione Europea (Trattato di Maastricht) che della Costituzione italiana (art. 118), sia un principio complesso e di ampio respiro che rappresenta un cambiamento culturale epocale del concetto di cittadinanza, e dei diritti collegati a questo status. Principalmente ci si è chiesti cosa significhi nella realtà essere cittadini comunitari, quali diritti, responsabilità, e perfino quali problemi comporti detenere questo status.
I principi sanciti dalla Commissione europea, e quelli enunciati dalla riforma degli anni novanta della pubblica amministrazione in Italia parlano di trasparenza, accesso, partecipazione, comunicazione: questi sono i punti cardinali che viaggiano di pari passo alla definizione di cittadinanza dell’Unione Europea.
Questo status è qualcosa di nuovo, che comporta diritti “nuovi” capaci di creare un cittadino più maturo ed una persona maggiormente libera di ieri, capace di affrontare i rischi della modernità.
Trasparenza, accesso, partecipazione e comunicazione sono sì delle parole, ma prima ancora dei principi importanti, attuali, e concreti giacché rimandano a determinati cambiamenti sociali recenti, a nuove maniere di intendere il rapporto tra soggetto privato a soggetto pubblico.
Un nuovo modo di pensare il cittadino, che prima ancora è una persona nella sua complessità. Un cittadino capacitato, rimandando alle teorie dell’economista Premio Nobel Amartya Sen, o complesso, come direbbe il noto sociologo Edgar Morin. La sussidiarietà orizzontale rappresenta per noi il punto d’arrivo di questo percorso concettuale e sociale, una svolta epocale di cui possiamo appena intravedere le avvisaglie.
In particolare in quest’accezione ci riferiamo al concetto di sussidiarietà orizzontale, dove l’iniziativa privata dei cittadini può espletare servizi pubblici per il bene collettivo.

Dovendo individuare degli strumenti concreti di attività sussidiaria orizzontale nell’Unione Europea, abbiamo focalizzato la nostra attenzione sulle fondazioni di origine bancaria come importanti soggetti di attività di sussidiarietà orizzontale, pur evidenziando le problematiche insite a questi enti, e proponendo alcuni punti importanti da risolvere con cui essi potrebbero essere presto dei veri e propri “volani” della sussidiarietà orizzontale in Europa.
Questi enti, risultato di un complesso e problematico iter di riforme legislative recenti, sono a nostro avviso un interessante fenomeno da indagare nel contesto di questo lavoro, sia per la poca conoscenza che si ha delle modalità con cui agiscono, sia per l’enorme mole di denaro che essi muovono per scopi di pubblica utilità.
Ancor più interessanti, si vedrà, i possibili sviluppi futuri che potrebbero vedere protagoniste le fondazioni di origine bancaria, una volta che saranno “maturate” pienamente. Quando le problematiche della definizione della mission, della vigilanza, e dell’utilizzo di strumenti di efficacia (bando di concorso e bilancio d’esercizio) saranno superate.
Una riforma definitiva ed efficace si presenta inevitabile al fine di rendere l’azione di queste ugualmente efficace, capace di valutazione, e di soddisfare concretamente i bisogni della collettività, svolgendo anche un ruolo operativo, anziché puramente erogativo.

Cambiamenti culturali così imponenti e rivoluzionari come quello che va nella direzione della sussidiarietà non è cosa da farsi in pochi giorni: il cambiamento è qualitativo e non potrà che avvenire in maniera qualitativa. Per far questo occorre che altro tempo passi, che le normative diventino realtà, che i valori culturali sedimentino nelle teste dei cittadini e degli amministratori, e che producano nuove strategie ed attività che a loro volta produrranno nuovo valori culturali e normative, in un circolo virtuoso di cui ci è impossibile vedere la fine.
Ma, certo, se nel suo piccolo ogni cittadino dell’Unione Europea facesse la sua parte affinché le cose cambino, queste potrebbero avvenire più rapidamente.
È per questo motivo che abbiamo deciso di lavorare a questa tesi.

Si è deciso di applicare un metodo di ricerca basato sui testi anzitutto, poiché la riflessione di partenza sulla cittadinanza e sul rischio è prevalentemente sociologica. In secondo luogo si è ricercato in ambito giuridico, evidenziando i cambiamenti recenti della pubblica amministrazione in Italia, della definizione del concetto di sussidiarietà in Europa, e le numerose riforme di ridefinizione delle fondazioni di origine bancaria. In terzo luogo ci si è avvalsi di ricerca sui dati relativi alle fob, provenienti dai testi quanto dal lavoro intrapreso nel tirocinio svolto in questo corso di laurea specialistica col sito www.labsus.org del Prof. G. Arena, coi quali abbiamo potuto avvalorare la nostra tesi sul ruolo che questi enti svolgono nella sussidiarietà orizzontale

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6 Introduzione Il lavoro di questa tesi di laurea prende spunto da diversi quesiti sorti nel corso dell’iter di studi. Avere studiato la riforma della pubblica amministrazione in Italia ne ha determinato alcuni, aver studiato la nascita dell’Unione Europea, nei suoi aspetti sociali e giuridici, ne ha determinato altri. Principalmente ci si è chiesti cosa significhi nella realtà essere cittadini comunitari, quali diritti, responsabilità, e perfino quali problemi comporti detenere questo status. I principi sanciti dalla Corte europea, e quelli enunciati dalla riforma degli anni novanta della pubblica amministrazione in Italia parlano di trasparenza, accesso, partecipazione: questi sono i punti cardinali che viaggiano di pari passo alla definizione di cittadinanza europea. Senza una efficace e concreta attenzione a questi principi si può dire che la cittadinanza europea è una gran bella parola, ma nulla più. È nostra convinzione, e premessa metodologica, che il punto d’arrivo concettuale, nonché giuridico, del percorso iniziato negli anni novanta sull’accesso, sulla trasparenza, sulla partecipazione del cittadino, trovi la sua più matura soluzione nelle istanze di sussidiarietà espresse dal trattato di Maastricht, e in particolare nell’accezione orizzontale di questo concetto. Data la relativa “giovinezza” di questo termine, sussidiarietà orizzontale, espliciteremo la definizione che intendiamo adottare, quella che riteniamo più valida: sussidiarietà orizzontale, ovvero privati che svolgono funzioni pubbliche determinate dall’emergere di nuovi bisogni della società. Questo scenario di cittadinanza “incerta” e “in itinere” ci ha portati a iniziare la nostra riflessione dalle tematiche della Società del rischio di Ulrich Beck, per quanto nel nostro lavoro cercheremo di non soffermarci

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