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Miti ed archetipi in ''Tess of the d'Urbervilles'' di Thomas Hardy

La tesi si struttura secondo due indirizzi ermeneutici. Il primo, basato sul concetto di "crisi della presenza", cerca di spiegare come tutti i miti ed i rituali del Wessex hardiano siano sostanzialmente un ordine metastorico per scongiurare le ansie di un'esistenza precaria. Il secondo si basa invece sull'analisi particolareggiata della figura di Tess alla luce delle tre simbologie matriarcali della luna, della terra e della natura afroditica. Un capitolo è stato infine dedicato al fato, inteso come rievocazione della hybris classica in sintonia con l'idea peculiare del destino nell'antica mentalità nordica.

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3.2. Madre come materia. Il principio demetrico Seguendo l’indirizzo ermeneutico proposto da Michail Bachtin, Tess of the d’Urbervilles potrebbe ascriversi alla categoria letteraria del cosiddetto «romanzo di prove», ove tutto l’intreccio pare snodarsi attorno alla lotta dell’eroe con il mondo e all’affermazione sociale o meno di sé 1 . Un romanzo del genere recupera storicamente la propria origine sul terreno dell’antichità classica – specie del romanzo greco – nel quale tutte le avventure si organizzavano sostanzialmente come un attentato all’innocenza, alla purezza e alla reciproca fedeltà degli eroi. E ancorché dove, a differenza del «romanzo di peregrinazioni» nel quale il protagonista assumeva un ruolo decentrato rispetto all’attenzione artistica del romanziere, l’immagine dell’eroe era profondamente intrisa di funzioni attanziali di tipo retorico-giudiziari (colpevolezza-innocenza, giudizio-assoluzione, accusa-delitto, virtù-merito) tali da trasformare davvero il romanzo in una sorta di processo al medesimo. Questi momenti attivamente compienti istituivano anche un rapporto fondamentale, esteticamente produttivo, dell’autore con l’eroe, un rapporto carico di tensione drammatica, caratterizzato da quello che il filologo russo definiva esotopia o extralocalità dell’autore rispetto a tutti i momenti del protagonista, in cui la frammentazione spaziale, temporale ed assiologica dell’eroe nel mondo potevano essere reintegrati fino a farne una totalità fusa «con la completezza dell’immagine esteriore, l’aspetto, lo sfondo retrostante, il suo rapporto con l’evento della morte e 1 Cfr. Bachtin M., L’autore e l’eroe. Teoria letteraria e scienze umane, Torino, Einaudi, 2000, p. 197 ssg.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Marco Olivieri Contatta »

Composta da 201 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5221 click dal 08/04/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.