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L'azione risarcitoria collettiva

Informazioni tesi

  Autore: Pasquale Giorgio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Massimo Franzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

Questo lavoro consiste nella disamina di un istituto processuale completamente nouvo per il nostro ordinamento giuridico: l'azione risarcitoria collettiva, disciplinata all'art. 140 bis del codice del consumo e che, salvo ulteriori e inopportune proroghe, sarà efficace a partire dal 1 luglio 2009. Questo istituto apre nuove frontiere in tema di tutela del consumatore, tentando di apportare una tutela efficace in caso di eventi offensivi degli interessi di una pluralità di soggetti, (mostratasi indispensabile a seguito di recenti avvenimenti quali crak finanziari, cartelli tra imprese, inserimento sul mercato di prodotti nocivi), che soprattutto nei casi di small claims, ha palesato l'insufficienza delle forme di tutela preesistenti. Dopo una breve ricostruzione dell' evoluzione della disciplina normativa in tema di tutela del consumatore in Italia e in Europa, e dopo aver cercato di fare chiarezza in tema di "azioni seriali", ho analizzato i due maggiori modelli di tutela collettiva : le class actions americane e il verbsklandge di matrice tedesca; da qui parte l'analisi dell' art. 140 bis c. cons. , un articolato sicuramente criticabile sotto più profili; tuttavia, discostandomi da quell’ improduttivo atteggiamento culturale e scientifico, immediatamente palesatosi, tutto proteso ad evidenziare le disarmonie, le incongruenze, gli errori tecnici del dettato normativo e a rimproverare ideologicamente al legislatore l’adozione di uno schema in luogo di un altro( Montezemolo lo ha definita come un’ amatriciana), mi e' parso più utile, invece, pur senza tacere gli aspetti problematici della novella, provare a ricostruire il modello di funzionamento del nuovo strumento, sottolineando ove possibile anche le potenzialità positive che potrà offrire nella attuale situazione di crisi della giustizia italiana.
Ho cercato di concentrare la disamina sui nodi interpretativi su cui si è incentrato principalmente il dibattito dottrinale in tema di azione risarcitoria collettiva, e poi, attraverso l’individuazione dei profili maggiormente lacunosi dell’istituto, proporre le soluzioni che potrebbero renderlo maggiormente utile ed efficace.

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i Introduzione Nelle moderne economie di mercato la rapidità e l’ internazionalizzazione delle relazioni economiche unitamente alla standardizzazione dei modelli contrattuali, pongono il consumatore in un condizione di debolezza strutturale nei confronti delle grandi aziende sempre più in grado di imporre modelli e comportamenti. Si può dire che oggi la tradizionale teoria del contratto, elaborata su un modello di rapporti sostanzialmente paritario tra le parti, con equo contemperamento degli interessi contrapposti, sembra affievolirsi, se non addirittura essere superata nelle relazioni intercorrenti tra consumatori e aziende. Preso atto della situazione, prima o dopo, quasi tutti gli ordinamenti si sono impegnati nella definizione ed attuazione di politiche in materia di “tutela del consumatore”, finalizzate a limitare il gap informativo e soprattutto economico tra produttori e consumatori, ad evitare che gli venissero imposte condizioni o oneri contrattuali ingiustificati, e ad offrirgli una difesa reale in caso di abusi. E’ inoltre, e per questo, molto facile, nei sistemi economici avanzati in cui viviamo, che le attività di impresa arrechino pregiudizio ad una moltitudine di consumatori ed utenti contemporaneamente: si pensi alla vendita di un prodotto difettoso o nocivo, ai danni alla salute ed a quelli ambientali cagionati da impianti di produzione industriale, alle false informazioni divulgate da una società per azioni che danneggiano gli acquirenti di titoli azionari, alle attività monopolistiche o di concorrenza sleale, alle pratiche anticoncorrenziali. In questi casi, il ricorso ad azioni risarcitorie individuali si dimostra spesso inadeguato: il singolo consumatore, in presenza di danni di modesta entità, non è disposto ad affrontare un processo costoso, di lunga durata e dall'esito incerto e quindi, piuttosto che affrontare i rischi dell'azione, rinuncia ad ottenere il risarcimento per il torto subito. Peraltro, l'inadeguatezza del rimedio offerto dall'azione risarcitoria individuale determina, oltre al mancato ristoro dei danni di massa, un vantaggio notevole per l'impresa che mantiene il profitto conseguito grazie alla violazione commessa. É in questo contesto che trova applicazione la class action, ossia quel particolare istituto del processo civile nordamericano che consente di tutelare in un medesimo giudizio una molteplicità di situazioni soggettive tra di loro distinte ma omogenee. L'istituto consente di evitare lo svolgimento di una pluralità di procedimenti individuali nell'ipotesi in cui da un unico fatto dannoso derivi la lesione di più diritti facenti capo a più soggetti. Ed è in questo contesto ed in risposta a questo stato di fatto che, anche nei Paesi di civil law, sono stati introdotti modelli di tutela collettiva detti tenui, in quanto presentano alternativamente solo alcuni aspetti della class action americana, con adattamenti di varia natura.

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Parole chiave

1 luglio 2009
30 giugno 2008
art. 140 bis codice del consumo
art. 140 codice del consumo
azione collettiva
azione inibitoria collettiva
azione risarcitoria collettiva
camera di conciliazione
class action
giudizio di ammissibilità
interesse collettivo
interesse diffuso
opt in
opt-out
processo campione
tutela collettiva
tutela del consumatore

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