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L’istituzione della “funzione di compliance” nelle banche: organizzazione e raccordo con le altre funzioni aziendali

Informazioni tesi

  Autore: Federico Baranello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia e della gestione aziendale
  Relatore: Lucia Marchegiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

“Negli ultimi vent’anni il capitalismo si è fatto guidare dalla mentalità dell’alta finanza, che chiede profitti immediati e non ha una visione di lungo raggio della produttività. È stato questo il suo errore. Avrebbe dovuto invece ispirarsi all’etica e alle qualità degli antichi artigiani: conoscenza degli strumenti, perfezionismo, capacità di prevedere le conseguenze del proprio lavoro, pensiero rivolto non solo al profitto” .
Inoltre alcuni eventi quali l’istituzione della moneta unica in Europa e la globalizzazione dei mercati, finanziari e non, sono stati i principali driver allo sviluppo dell’industria dei servizi finanziari e del settore bancario in genere, il quale è alle prese con un considerevole processo di consolidamento e assestamento che è ancora in corso, in Europa e nel mondo.
L’evoluzione dei mercati, la volontà di proiezione internazionale delle aziende, il trasferimento dei propri rischi a terze controparti ha portato gli operatori a rendere più efficienti e snelle le proprie strutture, a ricercare nuove fonti di reddito diversificando attività e modelli di business e nel contempo innovando la gamma di prodotti offerta.
L’inseguimento sempre più stressante degli obiettivi di performance, la valutazione del profitto come unico parametro per valutare le aziende e l’operato del management, il considerare gli azionisti come gli unici stakeholders degni di considerazione, può indurre un allentamento della corretta valutazione dei profili di rischio e di conformità, e il ricorso a comportamenti azzardati dal punto di vista etico e morale.
Si configurano quindi nuovi scenari di rischio ancora più complessi e di difficile gestione.

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4 Introduzione “Negli ultimi vent’anni il capitalismo si è fatto guidare dalla mentalità dell’alta finanza, che chiede profitti immediati e non ha una visione di lungo raggio della produttività. È stato questo il suo errore. Avrebbe dovuto invece ispirarsi all’etica e alle qualità degli antichi artigiani: conoscenza degli strumenti, perfezionismo, capacità di prevedere le conseguenze del proprio lavoro, pensiero rivolto non solo al profitto” 1 . Inoltre alcuni eventi quali l’istituzione della moneta unica in Europa e la globalizzazione dei mercati, finanziari e non, sono stati i principali driver allo sviluppo dell’industria dei servizi finanziari e del settore bancario in genere, il quale è alle prese con un considerevole processo di consolidamento e assestamento che è ancora in corso, in Europa e nel mondo. L’evoluzione dei mercati, la volontà di proiezione internazionale delle aziende, il trasferimento dei propri rischi a terze controparti ha portato gli operatori a rendere più efficienti e snelle le proprie strutture, a ricercare nuove fonti di reddito diversificando attività e modelli di business e nel contempo innovando la gamma di prodotti offerta. L’inseguimento sempre più stressante degli obiettivi di performance, la valutazione del profitto come unico parametro per valutare le aziende e l’operato del management, il considerare gli azionisti come gli unici stakeholders degni di considerazione, può indurre un allentamento della corretta valutazione dei profili di rischio e di conformità, e il ricorso a comportamenti azzardati dal punto di vista etico e morale. Si configurano quindi nuovi scenari di rischio ancora più complessi e di difficile gestione. 1 SENNETT R., La riscoperta dell’uomo artigiano, del Corriere della Sera, 14 Novembre 2008 intervista a cura di Daniele Castellani Perelli.

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