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La Ludoteca Azzurra: uno spazio d'incontro tra detenuti genitori e figli

La presenza di minori in strutture penitenziarie per un qualsiasi motivo, siano essi temporaneamente costretti in una situazione di detenzione con la madre detenuta o venuti per incontrare uno dei genitori nell’ambito dei colloqui, appare come una questione di primaria importanza nell’ambiente penitenziario. La realizzazione del progetto “Bambini e carcere” di Telefono Azzurro è il prodotto della convergenza di un insieme di concause che, a vario titolo, ciascuna nel proprio ambito d’intervento, attraverso il proprio contributo hanno permesso oggi, di dare una risposta concreta a tutti i bambini coinvolti direttamente o indirettamente nell’interazione con il carcere.

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2 INTRODUZIONE Un giorno stavo sfogliando con noncuranza le pagine di un numero della rivista “Psicologia Contemporanea” per decidere quale articolo leggere, quando la mia attenzione è stata “catturata” da una foto. L’immagine in banco e nero occupava entrambe le facciate della rivista. I soggetti erano solamente due: una donna e una bambina di spalle. In primo piano apparivano delle sbarre verso le quali era rivolto il viso dei soggetti della foto. In alto, a lettere cubitali, il titolo, la maternità reclusa 1 occupava lo spazio rimanente. Di fronte a questa foto non sono riuscita ad andare oltre, e dopo aver letto avidamente l’articolo sulla maternità vissuta in carcere, ho deciso di approfondire l’argomento ed iniziare un percorso di ricerca che mi ha condotto alla stesura di quest’elaborato. Solitamente, ogni riferimento, ogni intervista, ogni articolo di giornale, ogni servizio alla televisione sul carcere è declinato al maschile, si è parlato, per esempio, dell’emergenza del sovraffollamento dei penitenziari maschili o d’indulto e amnistia quali possibili soluzioni al problema. Invece, spesso, dietro a quelle sbarre vivono anche donne, e non solo. Le sofferenze, le privazioni e i disagi che accomunano detenuti e detenute vengono direttamente o indirettamente vissuti anche da tutti quei bambini d’età compresa tra 0 e 3 anni che vivono all’interno dell’istituto di pena insieme alla madre, o da tutti quei bambini che settimanalmente sono costretti ad attendere a lungo il momento del colloquio con il genitore, che hanno imparato presto che cosa significhi subire una perquisizione e che passano ripetutamente attraverso cancelli e volti ostili. I bambini e gli adolescenti che entrano in carcere si trovano a convivere in una situazione che non sempre sono in grado di comprendere e che non è tutelante nei loro confronti. Allo stesso tempo il rapporto con il proprio genitore rappresenta non solo un bisogno e un diritto fondamentale indispensabile allo sviluppo equilibrato del minore, ma 1 Di Vita A.M., Salerno A., Granatella V., La maternità reclusa, in Psicologia Contemporanea, n°177, 2003.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Alice Mai Contatta »

Composta da 109 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1647 click dal 14/04/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.