Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Le istituzioni pubbliche nel passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia: il caso di Civitavecchia

Il mutare delle condizioni storiche, politiche e giuridiche nel passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia. Analisi delle istituzioni pubbliche nell'Italia pre e post unità.

Mostra/Nascondi contenuto.
2 INTRODUZIONE Gli anni a cavallo tra il 1860 e il 1870 sono stati, molto verosimilmente, fra i più importanti, sotto il profilo storico-politico, per le sorti del nostro Paese. Mentre, tra la fine del ‘700 e i primi dell’800, negli altri Stati europei avevamo assistito all’ascesa di grandi e potenti monarchie che erano riuscite a riunire sotto la loro Corona tutti gli stati e gli “staterelli” che da sempre erano stati parte integrante del loro territorio, come la Francia o la stessa Austria, l’Italia, invece, continuava ad essere caratterizzata da un’eccessiva frammentazione e da un particolarismo giuridico ormai all’esasperazione. Il Paese, insomma, volgeva verso una situazione di profonda arretratezza e subordinazione nei confronti delle altre potenze europee, che accampavano pretese territoriali a nostro danno, forti di una compattezza e di una omogeneità politica a noi del tutto sconosciuta. E così, a metà dell’800, ecco che due regioni importantissime dal punto di vista economico-territoriale, quali la Lombardia e il Veneto, erano ancora nelle mani dell’Austria. Secoli e secoli di divisioni interne avevano portato alla creazione di tanti piccoli Stati sparsi qua e là per la penisola, che nel corso del tempo erano riusciti a crearsi un proprio codice di leggi, di tradizioni e di costumi sempre più difficile da smantellare e, soprattutto, sempre più diverso da regione a regione. E’ chiaro che, stando così le cose, e nonostante i mille propositi e gli sforzi fatti nel tentativo di eliminare quelle barriere che ostacolavano uno sviluppo unitario e compatto del Paese, la situazione era quantomai difficile e complicata. Ogni Stato aveva un suo sovrano e l’idea di perdere il potere che essi esercitavano sul proprio territorio non poteva certo essere accettata con tranquillità o indifferenza. In questo contesto, il Piemonte ebbe la forza, ma soprattutto il merito di sapersi imporre come Stato-guida nel processo di unificazione nazionale, riuscendo a mantenere sempre il controllo della situazione grazie all’abilità di eccellenti personaggi politici, come il Cavour, e grazie all’esperienza maturata in un clima liberale che non si sarebbe potuto trovare in nessun’altra parte in Italia. Decisiva fu, poi, la vicinanza della Francia e l’aiuto dato alla causa italiana, grazie a una fitta rete diplomatica di cui fu autore lo stesso Cavour, che sfociò finalmente, dopo lunghi anni di sacrifici e di perdite umane, nell’annessione della Lombardia al Piemonte. Il Regno Sardo andava ormai sempre più acquistando prestigio, anche a livello internazionale, e l’annessione degli altri Stati italiani al di fuori della dominazione straniera, grazie

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Luca Lupi Contatta »

Composta da 77 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3156 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 10 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.