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Le istituzioni pubbliche nel passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia: il caso di Civitavecchia

Informazioni tesi

  Autore: Luca Lupi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Giovanni Minnucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Il mutare delle condizioni storiche, politiche e giuridiche nel passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia. Analisi delle istituzioni pubbliche nell'Italia pre e post unità.

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2 INTRODUZIONE Gli anni a cavallo tra il 1860 e il 1870 sono stati, molto verosimilmente, fra i più importanti, sotto il profilo storico-politico, per le sorti del nostro Paese. Mentre, tra la fine del ‘700 e i primi dell’800, negli altri Stati europei avevamo assistito all’ascesa di grandi e potenti monarchie che erano riuscite a riunire sotto la loro Corona tutti gli stati e gli “staterelli” che da sempre erano stati parte integrante del loro territorio, come la Francia o la stessa Austria, l’Italia, invece, continuava ad essere caratterizzata da un’eccessiva frammentazione e da un particolarismo giuridico ormai all’esasperazione. Il Paese, insomma, volgeva verso una situazione di profonda arretratezza e subordinazione nei confronti delle altre potenze europee, che accampavano pretese territoriali a nostro danno, forti di una compattezza e di una omogeneità politica a noi del tutto sconosciuta. E così, a metà dell’800, ecco che due regioni importantissime dal punto di vista economico-territoriale, quali la Lombardia e il Veneto, erano ancora nelle mani dell’Austria. Secoli e secoli di divisioni interne avevano portato alla creazione di tanti piccoli Stati sparsi qua e là per la penisola, che nel corso del tempo erano riusciti a crearsi un proprio codice di leggi, di tradizioni e di costumi sempre più difficile da smantellare e, soprattutto, sempre più diverso da regione a regione. E’ chiaro che, stando così le cose, e nonostante i mille propositi e gli sforzi fatti nel tentativo di eliminare quelle barriere che ostacolavano uno sviluppo unitario e compatto del Paese, la situazione era quantomai difficile e complicata. Ogni Stato aveva un suo sovrano e l’idea di perdere il potere che essi esercitavano sul proprio territorio non poteva certo essere accettata con tranquillità o indifferenza. In questo contesto, il Piemonte ebbe la forza, ma soprattutto il merito di sapersi imporre come Stato-guida nel processo di unificazione nazionale, riuscendo a mantenere sempre il controllo della situazione grazie all’abilità di eccellenti personaggi politici, come il Cavour, e grazie all’esperienza maturata in un clima liberale che non si sarebbe potuto trovare in nessun’altra parte in Italia. Decisiva fu, poi, la vicinanza della Francia e l’aiuto dato alla causa italiana, grazie a una fitta rete diplomatica di cui fu autore lo stesso Cavour, che sfociò finalmente, dopo lunghi anni di sacrifici e di perdite umane, nell’annessione della Lombardia al Piemonte. Il Regno Sardo andava ormai sempre più acquistando prestigio, anche a livello internazionale, e l’annessione degli altri Stati italiani al di fuori della dominazione straniera, grazie

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civitavecchia
legge delle guarentigie
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regno d'italia
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