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Il reato continuato

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Fondi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzo Scordamaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

La tesi discussa nel luglio 2005, si occupa dell'istituto del reato continuato. Redatta sotto la guida della cattedra di diritto penale dell'università di Roma Torvergata (Prof. Vincenzo Scordamaglia - Correlatore Enzo Musco), si occupa di ogni aspetto della continuazione: evoluzione storica, ratio, disciplina, natura giuridica, profili processali, rapporti con altri istituti penalistici. Ricchissima di riferimenti storici, dottrinali (dottrina italiana e tedesca), giurisprudenziali nonchè filosofici. Contiene inoltre una bibliografia particolarmente esaustiva e completa. Contiene spunti interessanti e originali, non presenti nelle altre trattazioni sul tema, inerenti la ratio del reato continuato in rapporto alla teoria finalistica dell'azione.

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Premessa Ex facto oritur jus: il diritto non può prescindere dalla considerazione delle strutture ontologiche della realtà umana, le quali esistono già in rerum natura, ma deve prendere atto di esse recependole nelle norme. I concetti giuridici han- no dunque la funzione di descrivere questi dati ontologici, immanenti alla vita dell’uomo. Non potrebbe essere diversamente; il diritto non è mai prodotto e- sclusivo del legislatore, poiché se quest’ultimo trascurasse la realtà tramuterebbe la legge in arbitrio, tradendo elementari esigenze di giustizia materiale 1 . Questa dinamica è quanto mai evidente nel diritto penale, quello che, tra tutti i sistemi di norme, è il più vicino all’uomo, in quanto diritto dell’essere. Esso oc- cupandosi dei temi della pena e del delitto ci pone dei problemi universali, asso- luti (quelli che nel linguaggio kantiano si direbbero trascendentali), poiché ri- guardanti la persona umana. Il reato continuato, esiste proprio perché il codice penale riconosce l’esistenza di una realtà umana che merita una autonoma considerazione, vale a dire quella del soggetto che compie più fatti di reato che sono esecuzione di un unico disegno criminoso. La natura delle cose, vale a dire il fatto che l’uomo è un essere razionale e la conseguente rilevanza del fine nell’agire umano, ha portato alla nascita del reato continuato, strumento con cui il legislatore irroga una pena che tenga conto di tale realtà nell’ipotesi in cui un soggetto agisce appunto in vista di un unico sco- po. Tale istituto costituisce una particolare forma di concorso materiale di reati, ri- chiedendo la pluralità di azioni e delle disposizioni di legge violate, e la speciale 1 Cfr., i rilievi svolti da D. SANTAMARIA, Considerazioni sull’applicabilità dell’amnistia al reato continuato, in Riv. it. dir. pen., 1954, p. 314 e ss., il quale rinvia ad H. WELZEL, Naturalismus und Wertphilosophie im Stra- frecht, Berlin, 1935, p. 49. In generale, tu tali questioni, cfr. H. WELZEL, Diritto naturale e giustizia materiale, Giuffrè, Milano, 1965 (ed. orig. Naturrecht und materiale Gerechtigkeit, Berlin, 1951). 5

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Parole chiave

aspetti processuali
concorso di pene
concorso di reati
concorso formale di reati
concorso materiale di reati
continuazione di reati
continuazione in sede esecutiva
cumulo delle pene
disciplina giuridica del reato continuato
disegno criminoso
medesimo disegno criminoso
pene eterogenee
pluralità di azioni
pluralità di reati
reato continuato
reato continuato ed esecuzione
unicità del fine
violazione più grave

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