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L'immagine delle forze dell'ordine in due giornali della sinistra extraparlamentare: ''Il Manifesto'' e ''Lotta Continua''

Il seguente lavoro di tesi di laurea si prefigge di fornire una documentazione sui giudizi espressi da due giornali della sinistra extraparlamentare, ''Il Manifesto'' e ''Lotta Continua'', nei confronti delle forze dell'ordine durante gli anni settanta.
Nel primo capitolo, dopo una breve introduzione sulle caratteristiche politico-sociali del sessantotto studentesco e delle lotte operaie, vengono ricostruiti i processi di formazione dei due quotidiani in questione, sottolineando le loro somiglianze e le differenze nella impostazione grafica, nello stile e nei contenuti. E' evidenziato, inoltre, il ruolo innovativo che rivestono nel panorama della stampa italiana, essendo il primo caso di giornali che si propongono un preciso ruolo di informazione alternativa grazie anche ad un ampio margine di libertà e di indipendenza garantitogli da forme di finanziamento inusuali come le sottoscrizioni dei militanti. Infine, si ricorda l'importanza per i gruppi della sinistra extraparlamentare del tema della violenza operaia offrendo alcuni esempi di giudizi sulle forze di polizia, e sulla figura del ''poliziotto'' in particolare, forniti dalle due testate nel corso del decennio.
Nel secondo capitolo, intitolato ''La polizia fascista'', si analizza la posizione dei giornali extraparlamentari nei primi anni settanta; l'attentato di piazza Fontana e il timore di una svolta politica di carattere reazionario, avallate dal progetto presidenzialista che l'elezione di Fanfani alla presidenza della Repubblica avrebbe potuto attuare, determinano un rafforzamento del sentimento antifascista in tutta la sinistra. I due giornali, ''Lotta Continua'' in particolare, si fanno portavoce delle parole d'ordine dell' ''antifascismo militante'': la gogna di Trento contro due missini nel luglio del '71 e la campagna stampa contro ''il Fanfascismo'' sono l'emblema del sentimento antifascista. In questo periodo la polizia viene accusata negli articoli dei due quotidiani di essere complice dei ''fascisti'' e di collaborare con questi alle provocazioni e agli scontri contro i militanti di sinistra. La polizia e i carabinieri vengono frequentemente paragonati, durante i loro interventi, alle ''squadre in camicia nera'' e il colpo di stato in Cile non fa che aumentare i timori di un pericolo reazionario che vedrebbe, secondo gli extraparlamentari, le forze di polizia partecipi di tale progetto. La fase dell'antifascismo militante verrà abbandonata da ''Il Manifesto'' verso la metà del decennio, mentre ''Lotta Continua'' lo fara' piu' tardi, solo quando il terrorismo di sinistra si presenterà come una vera e propria emergenza.
''Attentatori in divisa'' è il titolo del terzo capitolo dedicato alla campagna di controinformazione condotta dai due giornali per denunciare i responsabili della ''strage di stato'' e alle deviazioni di carattere reazionario interne alle forze dell'ordine. Dapprima vengono riportati gli articoli accusatori nei confronti dei funzionari di polizia coinvolti nella deviazione delle indagini sull'attentato di piazza Fontana, quindi l'attenzione è dedicata a due clamorose campagne giornalistiche condotte da ''Lotta Continua'': quella contro la questura di Trento, accusata di aver deliberatamente organizzato alcuni attentati e quella condotta contro la ''cellula nera'' di poliziotti del nucleo di Firenze, chiamati in causa per la copertura fornita ai terroristi palestinesi in occasione dell'attentato del dicembre '73 e accusati di aver organizzato l'attentato al treno ''Italicus'' nell'agosto '74.
Ai giudizi e ai commenti espressi nei confronti di due funzionari simbolo è dedicato il capitolo quarto: Calabresi e Dalla Chiesa. Il primo, considerato il responsabile morale della morte dell'anarchico Pinelli, precipitato dalla finestra del suo ufficio, venne fatto oggetto di una durissima e spietata campagna stampa da parte di ''Lotta Continua'' con lo scopo di riaprire l'inchiesta sulla morte dell'anarchico. Alla polemica condotta da ''Lotta Continua'' si affianca ben presto anche ''Il Manifesto''. La morte del commissario mette in evidenza la differenza tra le posizioni dei due quotidiani: ''Lotta Continua'' la giustifica considerandola un ''atto di giustizia'' mentre ''Il Manifesto'' condanna questa presa di posizione interpretando la morte di Calabresi come una morte che appartiene alla borghesia, frutto della stessa macchina repressiva di cui era un ingranaggio. Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, invece, è al centro di una lunga polemica sulla liceità e sulla legittimità delle sue funzioni a causa degli ampi poteri che nel corso degli anni gli verranno assegnati. Anch'egli, come Calabresi, viene ritenuto responsabile di un tragico episodio: la rivolta culminata in strage avvenuta nel carcere di Alessandria nel maggio 1974. La distruzione della sua immagine e la delegittimazione del suo ruolo proseguono costantemente sulle pagine dei due giornali nel corso del decennio...

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2 INTRODUZIONE Il seguente lavoro di tesi di laurea si prefigge di fornire una documentazione sui giudizi espressi da due giornali della sinistra extraparlamentare, “Il Manifesto” e “Lotta Continua”, nei confronti delle forze dell’ordine durante gli anni settanta. Nel primo capitolo, dopo una breve introduzione sulle caratteristiche politico-sociali del sessantotto studentesco e delle lotte operaie, vengono ricostruiti i processi di formazione dei due quotidiani in questione, sottolineando le loro somiglianze e le differenze nella impostazione grafica, nello stile e nei contenuti. E’ evidenziato, inoltre, il ruolo innovativo che rivestono nel panorama della stampa italiana, essendo il primo caso di giornali che si propongono un preciso ruolo di informazione alternativa grazie anche ad un ampio margine di libertà e di indipendenza garantitogli da forme di finanziamento inusuali come le sottoscrizioni dei militanti. Infine, si ricorda l’importanza per i gruppi della sinistra extraparlamentare del tema della violenza operaia offrendo alcuni esempi di giudizi sulle forze di polizia, e sulla figura del “poliziotto” in particolare, forniti dalle due testate nel corso del decennio.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alessandro Cera Contatta »

Composta da 240 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8889 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.