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Sistema Cedu e giudici nazionali

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Carrano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Clelia Ciciriello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

A partire dalla proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, l’evoluzione della dottrina dei diritti umani ha avuto un effetto dirompente a livello internazionale.
Il binomio pace-diritti umani è cosi divenuto un principio cardine su cui si è fondato il nuovo ordine internazionale che caratterizza la società internazionale attuale.
Conseguentemente l’individuo è venuto ad assumere una posizione centrale nell’ordinamento internazionale contemporaneo, contrariamente a quello che accadeva nel diritto internazionale classico, che regolava principalmente i rapporti tra gli Stati e che considerava l’individuo come un riflesso della sovranità statale, un elemento costituivo, “proprietà” dello Stato sovrano .
A livello europeo la consapevolezza di sviluppare un’identità culturale comune nella ricerca di una soluzione ai problemi sociali dell’Europa, si è concretizzata nell’istituzione del Consiglio d’Europa fondato il 5 maggio 1949 col Trattato di Londra, col compito principale di promuovere i valori fondamentali quali la tutela dei diritti dell'uomo, della democrazia parlamentare e garanzia del primato del diritto .
Questo impegno è sfociato nella nascita della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo firmata a Roma il 4 novembre 1950 ed entrata in vigore il 3 settembre 1953. Ad essa aderiscono tutti i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa.
Si è creato così uno spazio giuridico comune europeo, in cui i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali garantite dalla Cedu occupano il primo posto e dove gli Stati valgono come soggetti garantiti e responsabili di fronte alla comunità internazionale.
L’adozione della Convenzione ha fatto si che si prestasse una maggiore attenzione ai rapporti tra giurisdizioni internazionali e giurisdizioni presenti negli Stati firmatari; questo perché la Convenzione non solo elenca una serie di diritti di cui i soggetti degli ordinamenti statali sono titolari, ma ha altresì previsto al suo interno un complesso meccanismo di tutela giurisdizionale garante dell’effettività di tali diritti.
Il riconoscimento di un sistema di controllo propriamente giurisdizionale ha rappresentato una novità fondamentale nella tutela di diritti dell’uomo. Basti pensare alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo che, pur essendo dotata di un’altissima autorità morale, all’affermazione dei diritti umani affianca procedimenti di naturale meramente diplomatica o politica non in grado di superare efficacemente le barriere della sovranità statale
Con l’adozione del Protocollo XI alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo entrato in vigore il 1 novembre 1998, l’istituzione della Corte europea dei diritti dell’uomo, quale organo primo nell’interpretazione e applicazione della Convenzione, ha necessariamente aperto la strada a valutazioni dottrinali circa le relazioni – e i conflitti – che possono sorgere tra il livello internazionale e il livello statale. È infatti, innanzitutto il giudice nazionale che deve garantire il rispetto dei diritti previsti dalla Convenzione, prevedendosi solo in un momento successivo l’intervento della Corte.
Evidente è il carattere di sussidiarietà che impronta questo duplice grado di tutela misto introdotto dal sistema convenzionale, in cui lo Stato si assume la responsabilità di attrezzarsi per sanzionare efficacemente le violazioni in cui può essere incorso (art. 13 Cedu), mentre la Corte vigila che ciò avvenga per «assicurare il rispetto degli impegni risultanti dalla presente Convenzione» (art. 19 Cedu) e, quindi, di intervenire in supplenza solo se questi siano stati disattesi .
Sennonché oggi la funzione giurisdizionale, che interessa la tutela dei diritti, non si svolge soltanto nell’ambito statale, ma viene anche esercitata da un organismo internazionale, in vista dell’integrazione di quella tutela e nella prospettiva di assicurare, dov’essa non sia prevista, o di migliorare, dove sia insufficiente, la garanzie dei diritti fondamentali.
Il discorso sulla tutela multilivello dei diritti evoca dunque l’idea che, a fronte delle stesse situazioni giuridiche soggettive, esistano nei diversi ordinamenti che le contemplano diverse forme di tutela, collocate su differenti livelli.
E poiché questi diritti sono, in via di principio, riconosciuti ai medesimi soggetti che operano nei diversi ordinamenti, si pone il problema – la cui risoluzione non sempre è affidata a specifiche norme – del coordinamento delle tutele offerte in ciascuno di essi .

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1 Introduzione A partire dalla proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, l’evoluzione della dottrina dei diritti umani ha avuto un effetto dirompente a livello internazionale. Il binomio pace-diritti umani è cosi divenuto un principio cardine su cui si è fondato il nuovo ordine internazionale che caratterizza la società internazionale attuale. Conseguentemente l’individuo è venuto ad assumere una posizione centrale nell’ordinamento internazionale contemporaneo, contrariamente a quello che accadeva nel diritto internazionale classico, che regolava principalmente i rapporti tra gli Stati e che considerava l’individuo come un riflesso della sovranità statale, un elemento costituivo, “proprietà” dello Stato sovrano 1 . L’affermazione dei diritti dell’individuo oltre l’ambito delle relazioni tra gli Stati, ha fatto emergere legami cooperativi profondi tra gli stessi attraverso l’azione delle organizzazioni internazionali, che si sono assunte l’onere, dopo l’esperienza negativa del secondo conflitto mondiale, di promuovere e rafforzare la cooperazione in materia di diritti individuali e libertà fondamentali. A livello europeo la consapevolezza di sviluppare un’identità culturale comune nella ricerca di una soluzione ai problemi sociali dell’Europa, si è concretizzata nell’istituzione del Consiglio d’Europa fondato il 5 maggio 1949 col Trattato di Londra, col compito principale di promuovere i valori fondamentali quali 1 Cfr. U. Lenza, Il diritto internazionale: da diritto per gli Stati a diritto per gli individui, Torino, 2002. Secondo l’autore questa nuova prospettiva del diritto internazionale non permette di affermare che si è giunti ad un mutamento della struttura della Comunità internazionale nel senso che la stessa non è più una società interstatale ma universale, comprendente tra i suoi soggetti Stati e individuo. Tuttavia l’autore tende a precisare che nel diritto internazionale moderno, questa situazione di dipendenza degli individui nei confronti dello Stato è allo stesso tempo confermata e rimessa in discussione. Essa è confermata perché i soggetti dell’ordinamento internazionale sono solo gli Stati e le organizzazioni internazionali. D’altro canto questa incapacità giuridica internazionale dell’individuo è rimessa in causa proprio nel contesto della protezione dei diritti umano. Infatti in tal contesto, pur non conseguendo la personalità internazionale, l’individuo assume una posizione preminente in quanto beneficiario diretto delle norme internazionali in materia.

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