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Il capitale sociale dei giovani marocchini e rumeni: vincolo o risorsa?

Informazioni tesi

  Autore: Cristiano Furlan
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Politico sociale
  Relatore: Chantal Saint Blancat
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

Indagine etnografica svolta in collaborazione con il Dip. di Sociologia dell'Università di Padova, nella cornice di un progetto di ricerca MIUR avente ad oggetto l'esperienza quotidiana dei giovani marocchini e rumeni inseriti nelle scuole medie superiori di Padova.
Partendo da una critica del "dato per scontato" etnico, che nella letteratura sulla migrazione giovanile tende a misconoscere il ruolo attivo e consapevole dei "figli della migrazione" nei processi di inserimento sociale e socializzazione, si utilizza il concetto di Capitale Sociale (Bourdieu 1980; Coleman 1988) per dare visibilità ai meccanismi di strumentalizzazione e mobilitazione dei legami sociali disponibili ai fini della costruzione della propria identità sociale e del perseguimento di fini e obiettivi pragmatici.
Il Capitale Sociale, inteso come insieme di contenuti veicolati (risorse/vincoli) e di reciprocità soggiacenti agli scambi sociali, determina da un lato percorsi di identificazione sia etnica che autoctona e dall'altro la dotazione di legami sociali e opportunità, oppure limitazioni, per strategie di azione sociale concrete.
La condizione giovanile si lega ai processi di bridging (Granovetter 1973; Burt 1992) e all'attribuzione di senso alla propria esperienza sociale (Schutz 1932), per cui:
- La famiglia è palestra di vita? Quanto il vincolo del contesto familiare e/o etnico apere a legami di bridging?
- Scambi positivi e scambi negativi nelle reti sociali d'esperienza incidono sulla disposizione soggettiva al contatto con universi simbolici autoctoni e all'associazione spontanea?
- L'identificazione con la cultura giovanile locale porta una reinterpretazione degli schemi valoriali trasmessi in famiglia?
- Come gli interventi istituzionali incidono su tali scambi sociali, di natura sia simbolica che concreta?

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Introduzione: Presentazione della ricerca Questa tesi si sviluppa a partire da una ricerca empirica realizzata in collaborazione col Dipartimento di Sociologia dell’università di Padova, nella cornice di un progetto MIUR 1 avente l’obiettivo di osservare le condizioni dell’inserimento sociale di giovani adolescenti di origine straniera in Italia, di età compresa tra i 17 e i 21 anni d’età, inseriti nella scuola media superiore. L’unità di ricerca padovana decise di rivolgere l’attenzione alle minoranze nazionali marocchina e rumena in virtù di considerazioni d’ordine macrosociologico e locale-territoriale: i due gruppi considerati infatti erano quelli con maggior numerosità di presenze sul territorio, sia a livello nazionale che a livello regionale veneto. Si scelse di considerare e osservare il fenomeno suddetto nelle tre province venete a maggior consistenza di popolazione rispetto ai due gruppi: Treviso, Verona e Padova 2 . L’equipe di ricerca si è composta di quattro elementi: la responsabile scientifica, prof.ssa Chantal Saint-Blancat, la d.ssa Francesca Zaltron, e due laureandi, Laura Girardi e me 3 . Sul territorio di competenza dell’unità di ricerca padovana si scelse il Capitale Sociale 4 come categoria teorica d’indagine, in virtù di una duplice considerazione: elevata rilevanza del concetto nella letteratura sociologica contemporanea dei paesi anglosassoni nel campo migratorio e una sua più scarsa presenza nella tradizione teorica italiana. Il Capitale Sociale dunque permea la formulazione delle tracce di intervista e funge altresì da categoria d’analisi per gli stessi dati empirici. L’utilizzo di questa categoria consente di focalizzare sugli scambi reali di risorse, o l’incidenza di vincoli, nelle concrete reti sociali in cui sono inseriti i ragazzi intervistati, permettendo quindi di approfondire gli studi di comunità svincolando l’osservazione del fenomeno migratorio da astratte considerazioni culturalistiche e di concentrare l’attenzione sulle dinamiche relazionali concrete. In particolare, l’intenzione era quella di decostruire il determinismo del presupposto comunitario, partendo proprio dalla dimensione individuale dell’auto-valutazione. Il concetto, nella sua versione individualistica, fornisce una chiave di lettura per comprendere come i giovani soggetti attuano scelte preferenziali di associazione e dissociazione, piuttosto che subire le appartenenze di gruppo. 1 Il progetto di ricerca, approvato e finanziato dal Ministero dell’ Università e della Ricerca nel 2006, vede il coinvolgimento degli atenei di Milano, Genova, Padova e Napoli, divisi per unità di ricerca autonome e coordinate dall’ università degli studi di Milano, nella persona del prof. Enzo Colombo come coordinatore scientifico. Il responsabile scientifico dell’unità di ricerca di Padova, nello specifico, è la prof.ssa Chantal Saint Blancat. 2 I dati statistici sulle presenze di studenti stranieri nelle scuole del veneto nel 2006, divisi per gruppi nazionali, sono riassunti in tabella nel cap. 3, par. 3.2, di questo elaborato (scelta del campione). 3 Al sottoscritto e a Laura Girardi, in virtù della nostra allora posizione di laureandi, fu proposta dalla professoressa Chantal Saint Blancat la partecipazione col ruolo di intervistatori, rispettivamente nelle città e province di Padova e Treviso. Le interviste nella provincia di Verona vennero eseguite dalla d.ssa Zaltron. 4 Nella prospettiva teorica individualista che nasce dai primi lavori di Bourdieu, P. (1980) e Coleman, J. S. (1988). 5

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