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Tra media events, serie e mito. Un viaggio nel mondo dello sport in televisione.

Informazioni tesi

  Autore: Domenico Guida
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Comunicazione pubblica sociale e politica
  Relatore: Francesco Pinto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

Ho cercato di distinguere 3 modi di considerare lo sport, ossia come evento mediale, poi seriale con il campionato di calcio, ed infine come evento mitico, alla stregua dei racconti entusiasmanti di Sfide. Ho voluto azzardare un parallelo tra le feste medievali e i grandi eventi mediali narrati dal tubo catodico. Infatti le manifestazioni festive che si tenevano nel Medioevo rappresentavano un “tempo sospeso” rispetto alla durezza del quotidiano. Lo stesso discorso può valere anche per i “media events” di cui ci parlano Dayan e Katz. Il calcio come evento mediale, testimoniato dalla grande maestosità e solennità dei Mondiali ed Europei di calcio, monopolizza la televisione, la quale dà e riceve molto da esso. Infatti durante i grandi eventi mediali, la tv fornisce ampio spazio nella sua programmazione allo scopo di soddisfare le esigenze dei telespettatori, ma ne guadagna attraverso le pubblicità, che bilanciano gli investimenti fatti dalle reti per acquistare i diritti televisivi. La questione dei diritti di trasmissione delle partite si è rivelata molto spinosa negli ultimi 15 anni. Infatti l’emittente pubblica ha dovuto battagliare e versare una maggiore quantità di soldi per assicurarsi l’esclusiva degli eventi mediali. A fronte dello stesso prodotto, il suo valore si è addirittura decuplicato. Con i mondiali del 2006, si è giunti alla situazione in cui un’emittente satellitare a pagamento, come Sky, si è aggiudicata i diritti delle trasmissioni delle partite, con la Rai che ha acquistato solo le partite dell’Italia e i match più importanti della manifestazione. Una larga fetta di pubblico ha dovuto rinunciare a godersi l’intero spettacolo. Nel 2005, la Rai ha anche perso i diritti di trasmissione del campionato di calcio, passati a Mediaset per una cifra enorme e non solo improponibile per le casse dell’emittente pubblica, ma soprattutto priva del suo “valore” precedente. Nel 2008, però, la Rai ha ristabilito la sua supremazia in ambito calcistico, infatti si è assicurata l’esclusiva dei campionati europei di calcio e si è ripresa nuovamente il diritto di trasmettere per prima gli highlights delle partite del campionato di serie A. In virtù di ciò ha potuto mandare di nuovo in onda 90° minuto. Questa trasmissione, nata dalla fervida mente di Maurizio Barendson e Paolo Valenti mi ha permesso di passare da un calcio come evento mediale ad un calcio come evento seriale e rituale. Infatti, ogni anno, il campionato di calcio si ripete immancabilmente tutte le settimane per 9 mesi ed è un appuntamento imperdibile per gli appassionati. Possiamo considerarlo paragonabile alle serie televisive, le quali vanno in onda ogni settimana per anni e raccolgono un pubblico affezionato, che non vuole perdersi nemmeno una puntata e che sa quindi a menadito quando sintonizzarsi su una determinata rete se vuole assistere allo spettacolo calcistico. Lo sport fa parte della televisione sin dalla sua nascita, infatti il 3 gennaio 1954 andò in onda la Domenica Sportiva, che tutt’ora va ancora in onda ogni settimana. Le singole giornale del campionato con le annesse singole puntate delle trasmissioni sportive sono, per questo motivo, molto vicine ad i singoli episodi di una serie televisiva, puntate aperte che si chiudono con un cliffhanger. Questo è vero anche nella costruzione stessa sia dei personaggi, sia dal punto di vista produttivo. Ho fatto riferimento soprattutto al “teatrino” che fece nascere Paolo Valenti nella sua trasmissione, con inviati, scelti per la loro vicinanza con il pubblico, i quali sembravano ricalcare con i loro gesti e modi di parlare i personaggi di situation-comedy, allora in voga. Si tratta di un sintomo che mostra come la televisione sia strutturata quasi tutta allo stesso modo. Ci possono essere alcune cose che si distaccano dalla solita routine e rappresentano innovazioni nel palinsesto televisivo. Una di queste è rappresentata da Sfide un rotocalcio televisivo che ci permette di vedere il calcio, ma anche altri sport, come un evento mitico. Infatti la struttura del programma tesa a rimembrare eventi e personaggi del passato, con musiche e voci armoniose di sottofondo, richiamano addirittura all’oralità del mito quando gli anziani tramandavano, a voce, le gesta degli eroi greci e romani. Il particolare modo di narrare di Sfide permette a personaggi che hanno compiuto grandi imprese di essere ricordati nel tempo e di essere conosciuti anche da persone che quando quel particolare evento si era verificato, non erano addirittura nemmeno nati. L’autrice Simona Ercolani ha ribadito che Sfide nasce proprio per ridare allo sport un tratto epico e per enfatizzare la bellezza del gesto tecnico e privilegiare le emozioni del protagonista. Tutto ciò viene fatto utilizzando un linguaggio semplice ed accessibile a tutti, in grado di penetrare nell’animo delle persone, che magari sognano di essere eroi almeno per un giorno, cosi come canta David Bowie nella sigla iniziale della trasmissione.

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Capitolo Primo Dalle feste medievali alla festa dei media event 1.1 Il tempo nel Medioevo Nella vita quotidiana gli uomini del Medioevo distinsero una molteplicità di tempi medievali, i quali si configurarono come un’immagine delle lotte sociali dell’epoca. Ma il tempo medievale fu innanzitutto un tempo agricolo e ciò apparve normale dal momento che in questo mondo la terra era l’essenziale e la quasi totalità della società viveva di essa. Tale tempo rurale era un tempo di lunga durata, infatti il tempo del contadino era un tempo di attese e di pazienze, di ricominciamenti e di lentezze. Si trattava di un tempo naturale nel quale le grandi divisioni erano il giorno, la notte e le stagioni, con l’Occidente medievale che conosceva solo due stagioni: l’inverno e l’estate 1 . All’interno di questo ciclo contadino bisognava distinguere, quasi sempre in aprile-maggio, un’incursione cortese, signorile, rappresentata dalla cavalcata del signore, la caccia feudale. 11 Cfr. La civiltà dell’Occidente medievale, Jacques Le Goff, Piccola Biblioteca Einaudi, 1999 3

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