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Inflation targeting nelle economie emergenti: il caso del Brasile

Informazioni tesi

  Autore: Maria Vittoria Lamperti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Economia e Finanza Internazionale
  Relatore: Alessandro Missale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 105

Negli anni ’70, la necessità di combattere l’inflazione e la scarsa credibilità dei policymakers ha indotto molti Paesi Emergenti a ricercare nel tasso di cambio fisso una valida ancora nominale con cui stabilizzare il livello dei prezzi. Negli ultimi decenni, però, molti Paesi Emergenti hanno abbandonato il regime di tasso di cambio fisso a favore di regimi più flessibili, spesso forzatamente, a seguito di crisi finanziarie. Adottando un regime di cambio perfettamente flessibile i Paesi si espongono meno al rischio di possibili crisi valutarie dato che il tasso di cambio è lasciato libero di aggiustarsi per permettere il raggiungimento dell’equilibrio esterno. Per queste economie con una storia di forte instabilità monetaria, però, il tasso di cambio rappresenta un punto focale per le aspettative inflazionistiche; inoltre, l’elevata integrazione finanziaria con l’estero sottopone le imprese e le istituzioni finanziarie a significativi rischi. Per questo motivo in molti Paesi il tasso di cambio viene tenuto sotto controllo nonostante non vi sia un impegno istituzionalizzato a mantenerlo fisso, manifestando quindi atteggiamenti di “fear of floating”. Altri Paesi, come il Brasile, sono stati invece più coraggiosi, adottando regimi di cambio flessibile associati a regimi monetari di Inflation Targeting, che costituiscono una valida alternativa al tasso di cambio fisso come ancora nominale.
L’Inflation Targeting è una regola in base alla quale la politica monetaria è formulata in modo tale da centrare l’obiettivo finale: il tasso d’inflazione, invece di obiettivi intermedi. Taylor (1993) delinea una funzione di reazione delle banche centrali, in termini di variazioni del tasso d’interesse, con risposta positiva attribuita alle deviazioni dell’inflazione dal target e della produzione dal suo valore naturale. Questa semplice regola è stata riconosciuta da molti autori come la funzione di risposta più realistica per una Banca Centrale che attua rigidamente l’Inflation Targeting.
Tuttavia, l’attuazione dell’Inflation Targeting nelle Economie Emergenti risulta più complessa, riflettendo gli shock ulteriori a cui queste economie sono esposte e i canali addizionali che collegano gli strumenti di politica macroeconomica ai risultati. E’ necessario che questi Paesi posseggano, per poter adottare con successo un regime di Inflation Targeting, determinati prerequisiti; anche se l’esperienza di alcuni Paesi rivela che non è indispensabile che tutti questi prerequisiti siano in atto al momento dell’introduzione del regime. Inoltre, le Banche Centrali dei Paesi Emergenti potrebbero avere delle esigenze particolari, come il bisogno di tenere sotto controllo anche altre variabili oltre all’inflazione, necessitando quindi di apporre alcune modifiche alla regola base proposta da Taylor.
Il Brasile, ad esempio utilizza una regola di Taylor forward looking, in cui, cioè, il tasso d’interesse risponde alle deviazioni dell’inflazione attesa rispetto all’obiettivo di inflazione stabilito consentendo così di evitare alla Banca Centrale brasiliana di dover intervenire ogniqualvolta l’inflazione effettiva differisse dal target, provocando repentini balzi del tasso d’interesse che potrebbero rivelarsi destabilizzanti per il sistema finanziario.

Questa tesi esamina i problemi connessi all’attuazione dell’Inflation Targeting nei Paesi Emergenti, per poi concentrarsi sul caso brasiliano. In particolare, stima i coefficienti associati alle variabili che rientrano nella funzione di reazione utilizzata dalla Banca Centrale del Brasile, per valutare l’entità della risposta ai movimenti di tali grandezze, e verifica se anche altre variabili macroeconomiche siano tenute in considerazione nella formulazione della politica monetaria brasiliana, anche se non dichiaratamente.

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Presentazione: Negli anni ’70, la necessità di combattere l’inflazione e la scarsa credibilità dei policymakers ha indotto molti Paesi Emergenti a ricercare nel tasso di cambio fisso una valida ancora nominale con cui stabilizzare il livello dei prezzi. Negli ultimi decenni, però, molti Paesi Emergenti hanno abbandonato il regime di tasso di cambio fisso a favore di regimi più flessibili, spesso forzatamente, a seguito di crisi finanziarie. Adottando un regime di cambio perfettamente flessibile i Paesi si espongono meno al rischio di possibili crisi valutarie dato che il tasso di cambio è lasciato libero di aggiustarsi per permettere il raggiungimento dell’equilibrio esterno. Per queste economie con una storia di forte instabilità monetaria, però, il tasso di cambio rappresenta un punto focale per le aspettative inflazionistiche; inoltre, l’elevata integrazione finanziaria con l’estero sottopone le imprese e le istituzioni finanziarie a significativi rischi. Per questo motivo in molti Paesi il tasso di cambio viene tenuto sotto controllo nonostante non vi sia un impegno istituzionalizzato a mantenerlo fisso, manifestando quindi atteggiamenti di “fear of floating”. Altri Paesi, come il Brasile, sono stati invece più coraggiosi, adottando regimi di cambio flessibile associati a regimi monetari di Inflation Targeting, che costituiscono una valida alternativa al tasso di cambio fisso come ancora nominale. L’Inflation Targeting è una regola in base alla quale la politica monetaria è formulata in modo tale da centrare l’obiettivo finale: il tasso d’inflazione, invece di obiettivi intermedi. Taylor (1993) delinea una funzione di reazione delle banche centrali, in termini di variazioni del tasso d’interesse, con risposta positiva attribuita alle deviazioni dell’inflazione dal target e della produzione dal suo valore naturale. Questa semplice regola è stata riconosciuta da molti autori come la funzione di risposta più realistica per una Banca Centrale che attua rigidamente l’Inflation Targeting. Tuttavia, l’attuazione dell’Inflation Targeting nelle Economie Emergenti risulta più complessa, riflettendo gli shock ulteriori a cui queste economie sono esposte e i canali addizionali che collegano gli strumenti di politica macroeconomica ai 3/105

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