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I boot camps: una deriva verso la militarizzazione della giustizia minorile

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Perrone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Claudia Mazzucato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

Negli ultimi anni si è diffusa negli Stati Uniti la tendenza a ricorrere ad un modello di politica criminale repressivo, tradotto nella cosiddetta “tolleranza zero”. Si verifica dunque la preoccupante metamorfosi di uno Stato che, da sociale, diviene sempre più uno Stato penale. La nostra attenzione si focalizza in particolare sui Boot Camps, luoghi nati per fungere da alternativa all’incarcerazione dei minori autori di reato e per rieducare e reinserire questi nella società mediante l’impartire di una disciplina prettamente militare.
Questi però sono diventati uno strumento di “tolleranza zero”; si tratta infatti di istituti improntati su un concetto di educazione militarizzato che, al contrario di ciò che le Istituzioni affermano, non aiutano il giovane ad immettersi in un percorso rieducativo poichè non tutti i ragazzi che abbiano commesso un reato sono disposti, come afferma Mackenzie, a mutare i loro atteggiamenti in seguito ad un trattamento di questo tipo .
Nel primo capitolo si tratteggia una panoramica volta a delineare i confini di una criminalità ricca di mutamenti in termini quantitativi quale la criminalità statunitense degli ultimi decenni: si partirà dal ripercorrere i cambiamenti a cui la società assiste dagli anni ’80 ad oggi fino ad arrivare all’ adozione, da parte delle scuole, di due programmi (D.A.R.E. e G.R.E.A.T. programs) che hanno l’obiettivo di debellare i due grandi cancri dell’adolescenza americana: l’uso di sostanze stupefacenti e l’aderire alle gangs giovanili.
Il successivo capitolo incentra invece la sua attenzione sulle strutture di accoglienza dei minori nel sistema penale statunitense; si fornisce qui una descrizione della risposta alla criminalità minorile, tradotta nella forma dello Short-term confinement ed in quella del Long-term confinement con le loro rispettive suddivisioni.
Il capitolo terzo rappresenta invece il cuore di questo studio, incentrato sull’esame dei Boot camps e sul confronto di questi con le Traditional facilities; viene inoltre fatto un tentativo per rispondere all’interrogativo che immediatamente balza alla mente dopo un’ attenta lettura dell’istituto: si tratta davvero di una forma di Probation? O forse rappresenta meglio un modello di Shock incarceration?
Infine, il capitolo conclusivo: dopo un excursus su ciò che realmente si verifica nei Boot camps in netto contrasto con le principali Regole e Convenzioni Onu, viene qui svolta una riflessione sulla tendenza a militarizzare la giustizia minorile alla luce dei principi in materia di giustizia dei minori. E’ necessario caratterizzare la giustizia minorile con misure che hanno un carattere coercitivo-afflittivo? O sarebbe invece più utile rispondere al reato con delle misure che presentino un carattere consensuale-riparativo? Emerge che la risposta aggressiva alla criminalità, e quindi l’idea dell’intimidazione sostenuta dalla prevenzione generale negativa, non aiuta il suo affievolimento in termini quantitativi; è dunque necessario condurre il minore verso la riparazione dell’evento lesivo al di fuori del sistema retributivo.


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4 INTRODUZIONE Negli ultimi anni si è diffusa negli Stati Uniti la tendenza a ricorrere ad un modello di politica criminale repressivo, tradotto nella cosiddetta “tolleranza zero”. Si verifica dunque la preoccupante metamorfosi di uno Stato che, da sociale, diviene sempre più uno Stato penale. La nostra attenzione si focalizza in particolare sui Boot Camps, luoghi nati per fungere da alternativa all’incarcerazione dei minori autori di reato e per rieducare e reinserire questi nella società mediante l’impartire di una disciplina prettamente militare. Questi però sono diventati uno strumento di “tolleranza zero”; si tratta infatti di istituti improntati su un concetto di educazione militarizzato che, al contrario di ciò che le Istituzioni affermano, non aiutano il giovane ad immettersi in un percorso rieducativo poichè non tutti i ragazzi che abbiano commesso un reato sono disposti, come afferma Mackenzie, a mutare i loro atteggiamenti in seguito ad un trattamento di questo tipo 1 . Nel primo capitolo si tratteggia una panoramica volta a delineare i confini di una criminalità ricca di mutamenti in termini quantitativi quale la criminalità statunitense degli ultimi decenni: si partirà dal ripercorrere i cambiamenti a cui la società assiste dagli anni ’80 ad oggi fino ad arrivare all’ adozione, da parte delle scuole, di due programmi (D.A.R.E. e G.R.E.A.T. programs) che hanno l’obiettivo di debellare i due grandi cancri dell’adolescenza americana: l’uso di sostanze stupefacenti e l’aderire alle gangs giovanili. 1 Mackenzie e Souryal, 1991 in Cox, Conrad e Allen, Juvenile Justice: a guide to theory and Practice, McGraw Hill, Boston, 2003, p.229

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Parole chiave

boot camps
criminalità
giustizia minorile
long –term confinement
shock incarceration
short –term confinement
stati uniti
tolleranza zero

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