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Il suono dei ricordi. Progetto riabilitativo sonoro-musicale in alcuni pazienti affetti da malattia di Alzheimer

Informazioni tesi

  Autore: Anna Chiara Achilli
  Tipo: Tesi di Master
Master in in musicoterapia
Anno: 2006
Docente/Relatore: Facchin Francesco
Istituito da: Università degli Studi di Padova
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

Storicamente il termine demenza ha assunto nel tempo molteplici significati, in funzione della progressiva maggiore conoscenza dei disturbi prodotti dal deterioramento intellettivo.
Il termine “demenza” deriva dal latino de (fuori da), mens (mente), ia (stato di), letteralmente significa “essere deprivato della propria mente”.
Nei giorni odierni la demenza viene definita come una complessa modificazione comportamentale, di tipo quasi esclusivamente riduttivo, in cui si assommano difetti di natura cognitiva e psichiatrica , con andamento evolutivo sistematicamente peggiorativo configurandosi come una patologia cronica e progressiva.
La demenza si presenta con un ampia variabilità di quadri clinici, infatti esiste eterogeneità anche all’interno della stessa condizione eziologia, è il caso della malattia di Alzheimer che rappresenta il 50-60% circa dei casi di demenza .
Si deve perciò ricorrere a pratiche riabilitative e terapeutiche che coinvolgano il paziente, lo stimolino in modo adeguato, cercando di mantenere e ravvivare il suo interesse con il mondo esterno e con gli altri; per questo sempre più geriatri ritengono utile e necessario incoraggiare gli anziani a seguire terapie "espressive", tra le quali la musicoterapia, che hanno come obiettivo quello di migliorare la qualità della vita, oltre a rivitalizzare l’umore, ridurre l’aggressività e, ovviamente, stimolare la memoria, l’attenzione e il linguaggio.
Nel 2001 l’America Accademy of Neurology ha indicato la musicoterapia come una tecnica per migliorare le attività funzionali e ridurre i disturbi del comportamento nel malato di Alzheimer. Ciò è possibile perché la musica sembra rivelarsi una via di accesso privilegiata per contattare il "cuore" dei malati che preservano intatte certe abilità e competenze musicali fondamentali (intonazione, sincronia ritmica, senso della tonalità), nonostante il deterioramento cognitivo dovuto alla malattia.
La musicoterapia che ha finalità terapeutiche pone come punto centrale dell’intervento la relazione con l’obiettivo di giungere a cambiamenti interni riferibili ad alcune funzioni del sé e precisamente quelle legate agli aspetti di “comunicazione-relazione” e “affettività”.
Per riabilitazione si intende invece, quella strategia che, dal di fuori favorisce lo sviluppo dei processi cognitivi, relazionali e di socializzazione .
La musicoterapia che ha finalità riabilitative pone come punto centrale dell’intervento la stimolazione sonoro-musicale, che ha l’obiettivo di mantenere e/o potenziare abilità cognitive come la memoria, l’attenzione, la coordinazione senso-motoria, la capacità di discriminazione, ecc. incidendo così su di un piano comportamentale.
Per questo nell’ambito del mio progetto sperimentale musicoterapico, in seguito al mio tirocinio presso la struttura di riposo per anziani I.R.A. di Padova, su 6 pazienti malati di Alzheimer, ho preferito rivolgere particolare attenzione ad attività riabilitative piuttosto che terapeutiche, poichè lo stimolo sonoro-musicale sembra riattivare, mantenere, potenziare categorie cognitive come la memoria e l’attenzione.

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1 INTRODUZIONE Storicamente il termine demenza ha assunto nel tempo molteplici significati, in funzione della progressiva maggiore conoscenza dei disturbi prodotti dal deterioramento intellettivo. Il termine “demenza” deriva dal latino de (fuori da), mens (mente), ia (stato di), letteralmente significa “essere deprivato della propria mente”. Nei giorni odierni la demenza viene definita come una complessa modificazione comportamentale, di tipo quasi esclusivamente riduttivo, in cui si assommano difetti di natura cognitiva e psichiatrica , con andamento evolutivo sistematicamente peggiorativo configurandosi come una patologia cronica e progressiva. La demenza si presenta con un ampia variabilità di quadri clinici, infatti esiste eterogeneità anche all’interno della stessa condizione eziologia, è il caso della malattia di Alzheimer che rappresenta il 50-60% circa dei casi di demenza . Le persone colpite dalla malattia di Alzheimer sin dall’inizio presentano una graduale perdita delle funzioni mnestiche (orientamento, memoria a breve termine e disturbi cognitivi), alla quale si associano comportamenti inadeguati e pericolosi: vagabondaggio ossessivo e aggressività, ansia e depressione. Successivamente si verifica una progressiva e sempre più grave compromissione del linguaggio, una diminuzione dell’emotività e dell’iniziativa (apatia) e un incremento dell’ostinazione. Nei malati di Alzheimer la terapia farmacologica è diretta a contrastare alcuni aspetti di un quadro clinico destinato ad un inevitabile peggioramento, e quella verbale, a causa dei gravi deficit mnemonici, cognitivi e linguistici che accompagnano i pazienti, è difficile da condursi. Si deve perciò ricorrere a pratiche riabilitative e terapeutiche che coinvolgano il paziente, lo stimolino in modo adeguato, cercando di mantenere e ravvivare il suo interesse con il mondo esterno e con gli altri; per questo sempre più geriatri ritengono utile e necessario incoraggiare gli anziani a seguire terapie "espressive",

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