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Il teatro di Manlio Santanelli

La nota biografica che più colpisce di Manlio Santanelli riguarda l’anomalia del percorso che lo ha condotto al teatro: un percorso che si snoda lento, nell’arco di due decenni, tra gli studi in giurisprudenza e la lunga esperienza professionale in RAI, per approdare ad una scelta drammaturgica che, forse proprio in ragione di questa premessa, si rivela fin da subito straordinariamente matura, consapevole, perfettamente padrona della tecnica e dei meccanismi più segreti della scrittura teatrale. Forte delle preziose competenze acquisite come assistente di studio per la produzione di prosa, oltre che di un innato talento espressivo raffinato da letture disparate e appassionate, Santanelli esordisce con un testo, Uscita di emergenza, che si colloca tra i più importanti del teatro europeo del secondo novecento. E se già allora, nel malessere partenopeo di Pacebbene e Cirillo, erano visibili i tratti salienti di una poetica originale, fondata sulla ricerca dei comportamenti devianti e sui meccanismi comicamente surreali che ne derivano , Santanelli è divenuto via via un autore di più ampio respiro, con una produzione che annovera oggi più di cinquanta titoli e numerosissime traduzioni e allestimenti all’estero.

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CAPITOLO I PROFILO BIOGRAFICO-CULTURALE ‹‹Sono un autore malato, sono un autore meschino, tendo al comico per disposizione naturale…›› così esordisce Santanelli in Memorie dal sottotesto 1 , una sorta di autobiografia in cui il drammaturgo si diverte ad ironizzare su di sé e sul teatro. Nasce l’11 febbraio 1938 a Napoli. Ha quattro anni, nel 1942, quando esplode nel porto della città una nave americana carica di dinamite che disintegra i vetri di molte case, compresa la sua. Il padre, medico, ‹‹ma soprattutto stratega di vaglia›› 2 , ottiene da un collega un gran numero di radiografie che, applicate alle finestre, si rivelano molto protettive contro la pioggia e il gelo, ma con l’ inconveniente che allo spuntar del sole pareti e pavimenti si popolano di teschi e casse toraciche, di tibie ed ossa pelviche, conferendo alla casa un aspetto inquietante. Ed è forse in questo primo ricordo che affondano le radici di quello “humor nero” di cui sono immancabilmente intrise le sue opere. E’ sempre il padre che, terrorizzato dai bombardamenti, decide che la famiglia si trasferisca a Venafro (cittadina del Molise) eletto come luogo sicuro, in attesa della fine del conflitto; ironia della sorte è proprio a Venafro che si attesta la resistenza tedesca, la nota “linea gotica”, che lì resta per circa due anni. 1 M. SANTANELLI, Memorie dal sottotesto, in “Quaderno di Drammaturgia”, Salerno, 1996, p. 15. 2 Le dichiarazioni dell’autore, d’ora in poi virgolettate, sono parte di un colloquio avvenuto nel giugno 2008 e gentilmente concesse dallo stesso per questo lavoro. - 1 -

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Michele Affinito Contatta »

Composta da 232 pagine.

 

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