Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Studi sul De verborum significatione di Festo

Ad una sezione introduttiva dedicata all'analisi e alla rassegna degli interventi critici sulle principali questioni filologiche inerenti il De verborum significatione, glossario di Sesto Pompeo Festo risalente al II secolo d.C., seguono l'analisi codicologica dei manoscritti umanistici che ne tramandano il testo, la loro collazione limitatamente a porzioni significative del testo, e l'analisi dei risultati della collazione stessa, con la formulazione di alcune ipotesi relative alla tradizione manoscritta dell'opera.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 PREFAZIONE Il De verborum significatione 1 di Festo ha richiamato, fin dall’epoca umanistico-rinascimentale, l’attenzione di molti studiosi, ed ancora oggi continua a suscitare un gran numero di interrogativi. Oltre a quelli relativi alle origini stesse dell’opera, se si debba considerare cioè come composizione sostanzialmente originale oppure come vera e propria epitome del glossario d’età augustea di Verrio Flacco, molto dibattute sono le questioni che riguardano le modalità di trasmissione di questo testo e la sua tradizione manoscritta. Per queste ultime, oggi lo studioso ha come punto di riferimento l’ultima edizione critica del De verborum significatione, quella teubneriana di W. M. Lindsay, risalente al 1913 2 . Tuttavia la scoperta, alla fine dell’Ottocento, dei codici umanistici che tramandano il testo di Festo non è stata sfruttata appieno dal filologo scozzese, che infatti, pur descrivendo brevemente questi testimoni nella Praefatio alla sua edizione, mostra di fatto di averne avuti materialmente in mano soltanto due: il Vat. lat. 3368 (U), autografo del Poliziano e copia diretta di F 3 , ed il discusso Vat. lat. 3369 (W); per tutti gli altri si servì di collazioni eseguite da altri. Nel 1973 inoltre, J. Ruysschaert diede notizia della scoperta di 1 Per la scelta di questa forma di titolo cfr. De Nonno 1992. Continua a sostenere la forma De verborum significationibus Moscadi 1999. 2 Lindsay 1913. In realtà l’ultima edizione del DVS è quella curata dallo stesso Lindsay e contenuta nel quarto volume dei Glossaria Latina (Lindsay 1930); tuttavia questa edizione, pur provvista di importanti materiali di confronto con la tradizione glossografica, è priva dell’apparato critico. 3 Con F si indica il cosiddetto ‘Festo Farnesiano’, codice che si trova nella Biblioteca nazionale di Napoli con la segnatura Neap. IV A 3.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Agnese Boumis Contatta »

Composta da 177 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3595 click dal 25/05/2009.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.