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Focus - Occhiali per il Sud del mondo

La mia tesi di laurea ha come oggetto la progettazione di un paio di occhiali da vista per il Sud del mondo.
La scelta di questo argomento è nata dallo studio della situazione delle persone che vivono nei paesi in via di sviluppo, nei quali c’è un forte problema sanitario, in cui la vista svolge un ruolo rilevante. Infatti dalle statistiche della World Health Organization (WHO) sono 153 milioni le persone che soffrono di problemi visivi che possono essere diagnosticati, misurati e corretti tramite l’utilizzo degli occhiali. Di questi 137 milioni sono persone che vivono nei paesi considerati in via di sviluppo, come l’Africa e l’India. Un altro importante aspetto è legato al fatto che in questi paesi c’è una percentuale molto bassa di medici oculisti, basti pensare che in Europa c’è un oculista ogni 6.000 abitanti, in India uno ogni 100.000 e in Africa sub-sahariana si arriva addirittura ad un ottico ogni 1.000.000 di persone.
L’occhiale che ho, quindi, progettato cerca di risolvere questi problemi tramite l’utilizzo di una particolare lente brevettata dal prof. Joshua Silver dell’università di Oxford. Questa è composta da un piccolo contenitore chiuso da due membrane trasparenti ed elastiche, al cui interno si trova del liquido con indice di rifrazione 1,579 (pari all’indice di rifrazione del vetro). Tramite l’ausilio di una serbatoio è possibile aumentare o diminuire il liquido all’interno delle membrane in modo tale che queste diventino concave o convesse a causa della diversa pressione esercitata sulle due faccie della stessa membrana. Di conseguenza cambia il potere di rifrazione e quindi della “lente” così ottenuta, permettendo di avere una variazione che va da -6 a +6 diottrie ottiche.
Il serbatoio che contenente il liquido utile per variare il potere visivo ho scelto di integrarlo all’interno dell’occhiale stesso, e più precisamente all’interno delle aste. Queste sono state progettate come due corpi cavi, all’interno dei quali è collocata una vite senza fine mossa da un cilindro regolabile dall’utilizzatore, così facendo viene spostato un piccolo pistone che permette di variare la quantità di liquido presente all’interno della lente (collegata a questo sistema tramite un piccolo tubicino).
Le due aste sono simmetriche rispetto al piano orizzontale in modo tale da poter realizzare uno stampo singolo per la produzione di entrambe le aste, che vengono agganciate al frontale tramite un incastro “snap-fit” che ne permette anche la rotazione.
Il risultato estetico è quindi risultato strettamente legato alla funzionalità dell’oggetto, che ho cercato di rendere semplice, di facile utilizzo ed adatto ad un vasto numero di persone di età diverse e quindi con conformazioni del viso differenti.

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Ci sono degli oggetti che, facendo parte della nostra quotidianità, non vengono considerati rilevanti per la nostra esistenza come in- vece dovrebbero. Mi riferisco soprattutto a quegli artefatti dalle di- mensioni relativamente piccole e costruiti su principi considerati (ad oggi) elementari, che popolano le nostre case, i nostri uffici o che indossiamo e portiamo tutti i giorni con noi con tanta ostentata non- chalance, quasi disinteresse. Di questo insieme fanno parte la penna, l’orologio e, soprattutto, gli occhiali, definiti da Tomás Maldonado come un “oggetto che som- messamente, senza destare scalpore, e ormai già da più di settecento anni, consente a una stragrande maggioranza di noi – miopi, presbiti, ipermetropi o astigmatici – di facilitare l’accesso sensorio-percettivo alla realtà” ¹. Proprio su questo oggetto ho deciso di concentrare le mie ricerche per realizzare un progetto che cerchi di restituire la dovuta importan- za e, pur rispettandone la funzione originale, riesca a rivedere sotto un aspetto contemporaneo questa protesi oculare. Questo significa adattarlo a quelle che sono le esigenze di oggi, non solo dal punto di vista estetico, ma soprattutto tecnologico e funzionale, dove per funzionale intendo anche emozionale. Infatti l’occhiale non è solo ciò che ci permette di vedere meglio ma è anche anteojos, corrispettivo termine spagnolo, che significa letteralmente ciò che sta “davanti agli occhi”, che costituisce una barriera che impedisce agli altri di guardare i nostri occhi, definiti da Simmel² come gli organi che, tra tutti i ricettori periferici, hanno una funzione unica e peculiare: quella sociologica. Così da sistema di protezione visiva o protesi correttiva è diven- tato uno dei modi più importanti di rappresentare il proprio stile e la propria identità personale a sé e nelle relazioni, assumendo un significato differente attraverso le diverse tappe dello sviluppo della personalità. Queste vengono divise da Alfredo Chiappa³ in quattro fasi differenti. Tra i 15 e i 20 anni l’occhiale è un “oggetto-sé”. In questa fascia d’età avvengono grossi stravolgimenti evolutivi che porteranno ¹ Testo tratto da una re- lazione per il ciclo di conferenze Sapere e nar- rare. L’uomo e le mac- chine, Gabinetto G. P. Viesseux, Firenze 1999. ² In Sonino, Fenomeno- logia del linguaggio e fenomenologia percetti- va in “Ricerche di psi- cologia”, 21, 1982, pp. 43-65. ³ Questa suddivisione si trova nel saggio di Alfredo Chiappa Gli occhiali:psicosociologia della vita quotidiana cfr R. Riccini (2002). Introduzione

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Design e Arti

Autore: Marco Cristofori Contatta »

Composta da 145 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.