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Licenziamento illegittimo e danno all'integrità psicofisica del lavoratore

Informazioni tesi

Master Universitario di II livello in Discipline del lavoro, sindacali e della sicurezza sociale.
  Autore: Daniele Padoan
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2009
Docente/Relatore: Pozzaglia Pietro
Istituito da: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

La tesi affronta in modo dinamico, puntuale ed esaustivo un argomento di sempre scottante attualità, quale il danno biologico, inquadrandolo, dopo un breve excursus storico, all'interno della tematica specifica della risarcibilità del danno non patrimoniale in caso di licenziamento illegittimo.
L'elaborato partendo dall'analisi critica dell'importante quanto discutibile sentenza, in ambito giuslavoristico, n. 5927/2008 della Suprema Corte di Cassazione, costituisce un utile riepilogo delle tesi dottrinali e degli ultimi arresti giurisrudenziali in tema di danno non patrimoniale, ivi comprese le fondamentali conclusioni delle Sezioni Unite n. 26972 del 2008.

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CAPITOLO PRIMO Il danno biologico: genesi, evoluzione ed inquadramento sistematico §1.1. Origine ed evoluzione del danno biologico La tendenza, manifestata nell’ultimo quarantennio dalla dottrina e dalla giurisprudenza, ad ampliare i confini del danno risarcibile, si è tradotta, sul piano giuridico, nel perenne dibattito avente ad oggetto la delimitazione dell’area di operatività prima dell’art. 2043 c.c. e successivamente dell’art. 2059 c.c. In ordine al primo, i principali dubbi dottrinali e giurisprudenziali hanno investito l’individuazione del concetto di “danno ingiusto” su cui, ai sensi dell’art. 2043 c.c., s’incentra la responsabilità aquiliana e si sono conclusi con il riconoscimento dell’ “atipicità” del danno patrimoniale risarcibile, sancita dalla storica sentenza della Cassazione, a sezioni unite, n. 500 del 22 luglio 19991. La pronuncia recepisce l’opinione, costantemente sostenuta per il passato dalla dottrina che individuava l’essenza dell’illecito aquiliano nella lesione di una posizione soggettiva non necessariamente costituita da un diritto assoluto, sempre che la stessa fosse ritenuta “meritevole di tutela” alla luce di una valutazione complessiva dell’ordinamento giuridico2. 1 Secondo la Cassazione ivi richiamata “danno ingiusto” è qualsiasi conseguenza pregiudizievole che incide negativamente sulla sfera giuridica del soggetto danneggiato, che trova causa nella lesione di un interesse rilevante per l’ordinamento giuridico, sia che esso assuma la forma e la sostanza del diritto soggettivo, sia che esso si presenti come interesse legittimo. L’area della risarcibilità pertanto non è definita da norme recanti divieti e/o costitutive di diritti (con conseguente tipicità dell’illecito in quanto fatto lesivo di ben determinate situazioni ritenute dal legislatore meritevoli di tutela), bensì di una sola clausola generale, espressa dalla formula “danno ingiusto” in virtù della quale è risarcibile il danno che presenta le caratteristiche dell’ingiustizia, e cioè il danno arrecato in difetto di una causa di giustificazione (non iure), che si risolve nella lesione di un interesse rilevante per l’ordinamento (contra ius). Ne consegue che l’art. 2043 c.c. non è norma (secondaria), volta a sanzionare una condotta vietata da altre norme (primarie), bensì norma (primaria) volta ad apprestare una riparazione del danno ingiustamente sofferto da un soggetto per effetto dell’attività altrui. Occorre precisare che “la rilevanza dell’interesse” per l’ordinamento potrà affermarsi solo a seguito della comparazione degli interessi in conflitto, effettuata dal giudice, al fine di accertare se il sacrificio dell’interesse del soggetto (assunto) danneggiato trovi o meno giustificazione nella realizzazione del contrapposto interesse del soggetto (preteso) danneggiante, in ragione della sua prevalenza. Cfr. sul punto F. CARINGELLA, Manuale di diritto amministrativo, vol. I, Giuffrè, 2007, p. 167 e ss. 2 Riguardo detto giudizio sintetico e comparativo è utile riportare i passaggi salienti della citata sentenza n. 500/1999 delle sezioni unite (ripresa da ultimo dalle Ordinanze nn. 12359 e 13669 del 13 giugno 2006: “In definitiva, ai fini della configurabilità della responsabilità aquiliana non assume rilievo determinante la qualificazione formale della posizione giuridica vantata dal soggetto, poiché la tutela 4

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Parole chiave

capacità lavorativa generica
capacità lavorativa specifica
codice delle assicurazioni private
danno biologico
danno non patrimoniale
licenziamento illegittimo
licenziamento ingiurioso
licenziamento vessatorio
poteri datoriali
responsabilità aquiliana
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