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Il cinema racconta la mafia. Tre sguardi: Rosi, Scorsese e Tornatore

Un viaggio attraverso la mafia ripresa dal'obiettivo della cinepresa. Tre grandi autori come Francesco Rosi, Martin Scorsese e Giuseppe Tornatore messi a confronto e paragone, per comprendere lo scopo, il metodo e le tecniche della rappresentazione cinematografica della mafia. Ecco come il cinema denuncia il fenomeno, un cinema che si presenta come documento o che riprende i codici di riconoscimento del gangster movie più classico senza perdere di vista l'obbiettivo della denuncia di questa piaga e della società che la rende possibile, continuando sempre più ad alimentarla e rafforzarla.

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5 INTRODUZIONE La storia della mafia nel cinema italiano vede una produzione molto ampia e un alto numero di titoli di diverso valore. In questa sede verranno illustrati brevemente alcuni punti salienti di quella parte di cinema che si è occupato di trattare come tema la mafia. Tentare ciò ha comportato l’attenersi alla ricerca di produzioni che fossero rappresentative, almeno in parte, di eventi realmente accaduti. Per capire con quali strumenti il cinema denuncia i fatti che vedono protagonista questa piaga. Quindi laddove la pellicola è una conseguenza della cronaca. Michele Marangi e Paolo Rossi si pongono un quesito molto importante in un testo dedicato ai film che si occupano di mafia e nello specifico alla presenza della mafia in ambito cinematografico: I motivi di questa presenza sono ancora da indagare, non sono neanche tutti rinvenibili negli archivi prodotti dal cinema, anche se sicuramente una storia minuta delle produzioni, nello specifico caso, assumerebbe un valore del tutto meritorio, già solo per capire chi ha finanziato film dall’equivoco senso, tutt’altro che campioni di un’antimafia della celluloide. A leggere infatti alcune testimonianze dirette, alcuni diari di lavorazione, ci si accorge che la mafia, prima ancora che davanti, stava accanto alla macchina da presa, in posizione di controllo della rappresentazione di se stessa. Una supervisione interessata e che, il più delle volte – anche per opere non a torto considerate esempi di denuncia del fenomeno - , dava il proprio assenso al ciak d’avvio; una sorta di commissione censoria che non abbisognava di forbici e grigi funzionari, preferendo esplicarsi direttamente nel territorio e con grande anticipo sui tempi istituzionalmente prefissati.1 Questo percorso, inoltre, parte storicamente dalla fine della seconda guerra mondiale, presentando un film di Francesco Rosi, Salvatore Giuliano, che interessa come genere il film-inchiesta. Questo genere rientra in quell’ambito di lavoro delineato dal cinema verità. Qui un dato assolutamente fondamentale è 1 Michele Marangi, Paolo Rossi, La mafia è cosa nostra. 10 film sull’onorata società, Torino, Edizioni Gruppo Abele 1993, p. 5 – 6.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Salvatore Nocerino Contatta »

Composta da 150 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.