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Percorso e fasi del trapianto: dalla morte cerebrale alla stabilizzazione del paziente trapiantato. Procedure di nursing e supporto psicologico.

INTRODUZIONE
Troppo spesso, l’attenzione scientifica è rivolta agli aspetti che riguardano principalmente il paziente probabile donatore di organi, i momenti dell’osservazione di morte cerebrale e l’espianto,…ma non meno importante è il nursing ai pazienti trapiantati, i quali hanno bisogno di un concreto supporto psicofisico.
Come può l’infermiere, in correlazione al proprio mandato deontologico, garantire il supporto psicologico al paziente che ha subito un trapianto d’organi? Come posso educare il paziente alla giusta considerazione di sé, alla auto-accettazione? Come stimolarlo alla ripresa della sua vita relazionale, sociale e lavorativa?
Si vuole migliorare il servizio sanitario offerto ai pazienti che hanno subito un trapianto attraverso l’informazione e la formazione infermieristica. In questo contesto parlare di protocollo assistenziale o di linee guida non significa predisporre una lista di regole per comprendere come “funzionino” i pazienti trapiantati, ma offrire uno stimolo alla comprensione delle possibili difficoltà: tutti dobbiamo imparare che diversità e differenza esistono, tutti dobbiamo imparare ad offrire un’assistenza culturalmente congruente.

Il lavoro nasce anche dall’idea di promuovere nella popolazione una maggiore sensibilità alle problematiche relative alla donazione di organi e tessuti: se è vero che al presente nessuno ha voglia di pensare a se stesso come possibile donatore, è anche vero che l’atto del dono è una grande opportunità in grado di salvare numerose vite umane; molto spesso tale opportunità non è raccolta perchè le famiglie negano il consenso all’espianto.

Questa ricerca trae le sue origini da una considerazione fondamentale: l’ OMS, nel 1946, ha emanato una nuova definizione del concetto di salute, che diventa qualcosa di più o di diverso del “non - essere malato”. La salute assume infatti la straordinaria definizione di benessere bio-psico-sociale.
A questo punto si vuole approfondire la teoria del nursing di Dorothea E. Orem, applicando i suoi studi sul self-care ai pazienti trapiantati, sia per quanto riguarda i loro bisogni fisici che psicologici.
Infine è necessario elaborare un modello di pianificazione assistenziale dedito al paziente trapiantato, in modo da fornire uno strumento concreto agli infermieri.

Da qui nasce l’urgenza di un rinnovamento dell’assistenza infermieristica, allo scopo di renderla più sensibile alla globalità della persona e più vicina alla presa in carico olistica dell’individuo. La personalizzazione dell’assistenza infermieristica si concretizza nella comprensione del bisogno di assistenza del singolo, che si traduce in una domanda di assistenza fortemente congruente al benessere bio-psico-sociale dell’individuo.
(Cardinali Suor A.M., 2005)

Nel Codice deontologico dell’infermiere all’articolo 1, comma 2, si legge che l'assistenza infermieristica è servizio alla persona e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari, di natura tecnica, relazionale ed educativa. Il Codice deontologico guida l'infermiere nello sviluppo della identità professionale e nell'assunzione di un comportamento eticamente responsabile. Inoltre nell’articolo 2, comma 1, sui “Principi etici della professione” si legge che il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e dei principi etici della professione è condizione essenziale per l'assunzione della responsabilità delle cure infermieristiche.

Ma in che modo? E con quali strumenti? Siamo sicuri di conoscere a sufficienza le problematiche, i disagi, le sofferenze che vivono questi pazienti? Abbiamo chiaro come la cultura influenzi il modello di salute e soprattutto l’importanza della dignità umana come elemento intimo e profondo dell’individuo che incide sui processi assistenziali?

A queste domande non è semplice dare una risposta esaustiva, per cui si è realizzato l’importanza di sviluppare strategie per migliorare la qualità dell’inserimento dei pazienti trapiantati ospedalizzati, per soddisfare al meglio le loro necessità assistenziali. Si verrebbe così a creare una drastica riduzione del senso di isolamento sociale di questi assistiti che spesso risulta essa stessa causa di grande disagio.
La sperimentazione ha preso inizio dall'analisi della situazione generale di contesto che caratterizza la presenza di pazienti trapiantati nelle strutture sanitarie del nostro paese e della nostra città, per passare poi a definire quali sono i bisogni di assistenza degli stessi ed analizzare quanto la popolazione infermieristica ne sia a conoscenza.

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INTRODUZIONE Troppo spesso, l’attenzione scientifica è rivolta agli aspetti che riguardano principalmente il paziente probabile donatore di organi, i momenti dell’osservazione di morte cerebrale e l’espianto,…ma non meno importante è il nursing ai pazienti trapiantati, i quali hanno bisogno di un concreto supporto psicofisico. Come può l’infermiere, in correlazione al proprio mandato deontologico, garantire il supporto psicologico al paziente che ha subito un trapianto d’organi? Come posso educare il paziente alla giusta considerazione di sé, alla auto-accettazione? Come stimolarlo alla ripresa della sua vita relazionale, sociale e lavorativa? Si vuole migliorare il servizio sanitario offerto ai pazienti che hanno subito un trapianto attraverso l’informazione e la formazione infermieristica. In questo contesto parlare di protocollo assistenziale o di linee guida non significa predisporre una lista di regole per comprendere come “funzionino” i pazienti trapiantati, ma offrire uno stimolo alla comprensione delle possibili difficoltà: tutti dobbiamo imparare che diversità e differenza esistono, tutti dobbiamo imparare ad offrire un’assistenza culturalmente congruente. Il lavoro nasce anche dall’idea di promuovere nella popolazione una maggiore sensibilità alle problematiche relative alla donazione di organi e tessuti: se è vero che al presente nessuno ha voglia di pensare a se stesso come possibile donatore, è anche vero che l’atto del dono è una grande opportunità in grado di salvare numerose vite umane; molto spesso tale opportunità non è raccolta perchè le famiglie negano il consenso all’espianto. Questa ricerca trae le sue origini da una considerazione fondamentale: l’ OMS, nel 1946, ha emanato una nuova definizione del concetto di salute, che diventa qualcosa di più o di diverso del “non - essere malato”. La salute assume infatti la straordinaria definizione di benessere bio-psico-sociale. 1

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Alessandro Melideo Contatta »

Composta da 61 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.