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Repressione del terrorismo e principi costituzionali: una difficile coesistenza

Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Lerro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Elio Lo Monte
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 256

Il terrorismo prima interno poi internazionale suscita una serie di questioni che hanno bisogno di approfondimenti adeguati.
Un primo problema riguarda la nozione di terrorismo. Come definirlo? Come distinguerlo dalla guerriglia, dalla guerra di liberazione? Il terrorista non si autodefinisce un criminale, afferma di combattere per valori supremi come la libertà, l’indipendenza del suo popolo, la fede.
Un secondo problema riguarda le strategie per combatterlo.
Il terrorismo ha interessato il nostro ordinamento come fenomeno ricorrente, al quale lo Stato ha sempre reagito con strategie di contrasto, più o meno restrittive sul piano delle garanzie. In questo lavoro si analizza la legislazione antiterrorismo a partire dal primo d.l. 59/78 fino ad arrivare alla recente normativa contro il terrorismo internazionale, d.l. 144/2005 conv. in l. 155/2005
Senza porre in discussione la necessità dell’intervento statele punitivo, per gravi fatti di terrorismo, va tuttavia evidenziato che i rimedi prospettati nella recente legislazione penale sembrano proiettati a voltare le spalle ai principi costituzionali e il tutto sotto lo sguardo acquiescente della collettività, come se l’aggiramento dei principi costituzionali e delle libertà fondamentali toccasse altri. Appare quanto mai opportuna, allora , una riflessione sull’efficacia delle strategie di contrasto “speciali”, “eccezionali”che lo Stato ritiene indispensabili per garantire una maggiore sicurezza e sulla possibilità, di contrastare il terrorismo restituendo tono e colore alla nostra Carta Costituzionale.

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CAPITOLO I: PRINCIPI COSTITUZIONALI IN MATERIA PENALE 1.Il Principio di Legalità Il diritto penale, da sempre, è caratterizzato dall’afflittività delle sue sanzioni e cioè, dalla loro capacità d’incidere su diritti e libertà fondamentali dell’individuo. Da qui la necessità di un fondamento legale della normativa penale: la scelta dei fatti da punire e delle relative pene spetta al potere legislativo 1 . Conquista del pensiero illuministico, come reazione allo strapotere dello Stato di polizia, il principio di legalità trova la propria matrice nella dottrina del “contratto sociale” e nelle correlative idee-base: limitazione della libertà individuale nella misura strettamente necessaria ad assicurare la pacifica convivenza 2 ; separazione dei poteri la cui elaborazione teorica può farsi risalire a Montesquieu, il quale pose in risalto l’esigenza di tenere distinti i tre poteri, al fine di garantire le libertà del cittadino non solo dagli eventuali arbitrii del potere esecutivo, ma anche da quelli dei giudici, che debbono essere “la bocca della legge”; massima certezza della legge 3 . È Feuerbach che conia la formula “nullum crimen, sine lege” che esprime l’essenza del principio in 1 MARINUCCI-DOLCINI, Manuale di Diritto Penale, parte generale, Milano, 2004, 27. 2 MANTOVANI, Principi di diritto penale, 2007, 1. 3 MARINUCCI-DOLCINI, op. cit., 28 6

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