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Gli adolescenti oggi: il ruolo dell'educatore, il caso dell'educativa di strada e il mercato dell'immaginazione

Informazioni tesi

  Autore: Diana Anceschi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Educazione professionale sanitaria
  Relatore: Diana Anceschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

Affrontare e sostenere le nuove generazioni nella loro crescita, se ne parla in tutti gli ambiti: nella famiglia, nella scuola, tra gli addetti ai lavori, tra gli studiosi, sui giornali. E se ne parla sempre più con un una certa impotenza, come se oggi la nostra società non fosse più capace di sostenere ed educare coloro che in futuro la porteranno avanti. Quello che spesso osserviamo è una realtà che impone una società basata sull’ individualismo e dove le relazioni di scambio sono determinate dalla logica del consumo. In questa visione utilitarista del mondo, la comunità sociale appare spesso costituita da individui isolati e soli, che intrattengono tra loro innanzitutto delle relazioni contrattuali e competitive, meno connotate dagli aspetti affettivi, dai legami e dalla solidarietà.
I ragazzi vivono in una cultura dove inevitabilmente ne respirano tutte le forzature ad esempio l’acquisizione rapida di riconoscibilità, di un’immagine capace di dare senso, forza e sicurezza anche solo apparente: apparire per sentire di esistere. Osservando i giovani possiamo dire che sono in parte il prodotto di questa società, la rispecchiano nel suo grado di complessità nelle incertezze che vive, in un futuro che oggi ha pochi punti di riferimento stabili, talvolta confuso, non in grado di contenerli e sorreggerli.
Molti comportamenti apparentemente folli di alcuni ragazzi si spiegano proprio con questo bisogno di uscire dall’anonimato, di reagire al senso della mortificazione, di nullità e inutilità o anche per evitare la paura di restare sottomessi al potere dei grandi.
Ciò che voglio evidenziare è completare un’ottica basata sull’intervento educativo verso i ragazzi nella scuola e nella famiglia, che comunque rimangono importanti agenzie e strutture per la corretta crescita e sviluppo del ragazzo, con una visione che li abbracci in tutti i loro spazi.
In particolare l’ambito della mia tesi verterà su quegli ambienti informali che spesso non vengono citati ma che sono comunque importanti ambienti educativi sui quali si può lavorare e potenziare.
Sono proprio questi ambienti i luoghi frequentati dai quei ragazzi che non si sentono integrati e considerati nella realtà che vivono, e questi “rifugi” diventano così spazi simbolici caricati emotivamente (la panchina, il marciapiede, il parcheggio..). Ed è proprio qui che l’educatore di strada interviene per riallacciare contatti con quei ragazzi che sentono comuni e paesi troppo lontani e distanti, sentendosi estranei e privi di valore come spettatori impotenti rispetto la propria vita. Ricercherò quali interventi promozionali possono essere adottati in un’ottica di educazione informale a contatto con la “strada”.
La mia scelta di formarmi come Educatrice è partita da un desiderio di scoprire e capire quest’età e come poter intervenire, sostenerla ma soprattutto promuoverla.
La mia è una volontà di rendermi utile verso chi si trova ad affrontare questo delicato momento rispetto alle sue trasformazioni e alle trasformazioni di chi gli sta attorno, per riallacciare la distanza che a volte si viene a creare tra l’adolescente e la realtà che lo circonda.
Questa difficoltà di porsi in relazione con sé e con gli altri non è, come spesso viene rappresentata da certi stereotipi, una completa novità “Ah, ma una volta non era così..”, “che gioventù bruciata…”, “Ai miei tempi c’era più rispetto..”, è un fenomeno che investe la società da almeno più di cent’ anni, ovvero dall’inizio dei primi studi scientifici di questa nuova e affascinante “materia”. E quello che risulta stando a contatto con i ragazzi è come cambino i linguaggi, (computer, musica, sms, uso del corpo) ma restino ben saldi i bisogni: l’essere ascoltati, l’essere considerati, apprezzati, stimati per quello che si è, non solo per ciò che deve ancora diventare, ma come persone che vogliono e devono sperimentare, provare, creare, uscendo dall’ottica dell’infanzia per riuscire a costruire il proprio progetto di vita indipendentemente da protagonisti (...) .

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1 INTRODUZIONE Affrontare e sostenere le nuove generazioni nella loro crescita, se ne parla in tutti gli ambiti: nella famiglia, nella scuola, tra gli addetti ai lavori, tra gli studiosi, sui giornali. E se ne parla sempre più con un una certa impotenza, come se oggi la nostra società non fosse più capace di sostenere ed educare coloro che in futuro la porteranno avanti. Quello che spesso osserviamo è una realtà che impone una società basata sull’ individualismo e dove le relazioni di scambio sono determinate dalla logica del consumo. In questa visione utilitarista del mondo, la comunità sociale appare spesso costituita da individui isolati e soli, che intrattengono tra loro innanzitutto delle relazioni contrattuali e competitive, meno connotate dagli aspetti affettivi, dai legami e dalla solidarietà. I ragazzi vivono in una cultura dove inevitabilmente ne respirano tutte le forzature ad esempio l’acquisizione rapida di riconoscibilità, di un’immagine capace di dare senso, forza e sicurezza anche solo apparente: apparire per sentire di esistere. Osservando i giovani possiamo dire che sono in parte il prodotto di questa società, la rispecchiano nel suo grado di complessità nelle incertezze che vive, in un futuro che oggi ha pochi punti di riferimento stabili, talvolta confuso, non in grado di contenerli e sorreggerli. Molti comportamenti apparentemente folli di alcuni ragazzi si spiegano proprio con questo bisogno di uscire dall’anonimato, di reagire al senso della mortificazione, di nullità e inutilità o anche per evitare la paura di restare sottomessi al potere dei grandi. Ciò che voglio evidenziare è completare un’ottica basata sull’intervento educativo verso i ragazzi nella scuola e nella famiglia, che comunque rimangono importanti agenzie e strutture per la corretta crescita e sviluppo del ragazzo, con una visione che li abbracci in tutti i loro spazi. In particolare l’ambito della mia tesi verterà su quegli ambienti informali che spesso non vengono citati ma che sono comunque importanti ambienti educativi sui quali si può lavorare e potenziare. Sono proprio questi ambienti i luoghi frequentati dai quei ragazzi che non si sentono integrati e considerati nella realtà che vivono, e questi “rifugi” diventano così spazi simbolici caricati emotivamente (la panchina, il marciapiede, il parcheggio..). Ed è proprio qui che l’educatore di strada interviene per riallacciare contatti con quei ragazzi che sentono comuni e paesi troppo lontani e distanti, sentendosi estranei e privi di valore come spettatori impotenti rispetto la propria vita. Ricercherò quali interventi promozionali possono essere adottati in un’ottica di educazione informale a contatto con la “strada”. La mia scelta di formarmi come Educatrice è partita da un desiderio di scoprire e capire quest’età e come poter intervenire, sostenerla ma soprattutto promuoverla.

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