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La radio nel cinema: la fenomenologia del mezzo radiofonico sul grande schermo attraverso dieci radio-movies

Perché ricercare l’imago della radio sul grande schermo? Perché ricostruire la fenomenologia che un mezzo di comunicazione assume all’interno di un altro? Ma sopratutto, perché servirsi proprio del cinema, come lente d’ingrandimento privilegiata, per studiare le caratteristiche più recondite della radiofonia?
Potrebbero essere queste le prime domande a sorgere spontanee nella mente di coloro che vorranno sfogliare il mio lavoro d’indagine. Altrettanto numerose, per fortuna, sono però le risposte.
C’è qualcosa di sottile che unisce radio e cinema, un insieme di coincidenze storiche e di rapporti di forza che nel corso degli anni, a partire dal 1895, hanno unito questi due media così diversi, eppure così vicini.
Se la radio fosse davvero affetta da quel ‘complesso di inferiorità’ su cui a lungo i massmediologi hanno dissertato, come si spiegherebbe l’esistenza di una filmografia, forse non foltissima, ma di certo rilevante, tutta incentrata sul mezzo radio e volta a coglierne, attraverso la cinepresa, le sue caratteristiche più salienti? Se la radio fosse davvero ‘figlia di un dio minore’, come si spiegherebbe la volontà dimostrata da registi del calibro di Woody Allen, Oliver Stone, Robert Altman, di portare sul grande schermo la magia che sempre emana da un segnale in Fm?
I dieci radio-movies che sottopongo a chi legge, sono stati scelti in quanto rappresentavano il perfetto ‘campo da gioco’ sui cui testare molte delle conoscenze apprese in vari corsi universitari, come Linguaggi radiofonici, Produzione radiofonica, Teorie e tecniche del linguaggio radio-televisivo e Linguaggi artistici digitali. Di ogni pellicola si propone una lettura specifica, mirata a dirigere l’attenzione dello spettatore dalla trama fino al ruolo rivestito dalla radio all’interno del film. Solo sfogliando il capitolo finale, però, quello delle conclusioni, è possibile tirare le somme di questa analisi comparata e rispondere alla domanda iniziale dalla quale questo lavoro accademico prende le mosse: quale immagine della radio emerge nel cinema? Volendo, quindi, andare dritti al core di questo studio, potremmo dire che il cinema ha visto la radio, di volta in volta, come:
• Strumento di potere e di manipolazione delle altrui coscienze (Un volto nella folla, Radio Days, Good morning Vietnam)
• Strumento di libertà e di affrancamento dalla censura (Lavorare con lentezza, Radiofreccia, I cento passi)
• Strumento per delineare e rafforzare le identità, singole o collettive che siano (Radiofreccia, Good morning Vietnam)
• Strumento di connessione/partecipazione del singolo coi propri simili/al mondo esterno (Jacob il bugiardo, Talk radio)
• Allegoria della vita umana (Radio America, Radio Days)

Queste le cinque categorie, le cinque tipologie di radio che mi è stato possibile individuare senza difficoltà attraverso la visione dei radio-movies scelti (da notare, rimane fuori da questa griglia di lettura soltanto Natale a Casa Deejay, esperimento cinematografico di chiaro intento commerciale, troppo sui generis per rientrare in una delle categorie sopra menzionate).

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3 1.1 Introduzione “L’incontro del cinema e delle onde appare altrettanto fatale quanto quello di due fiumi che scendono verso la medesima valle” (René Barjavel) Perché cimentarsi in una tesi di laurea che cerchi di ricostruire l’imago della radio attraverso il cinema? Perché analizzare la fenomenologia che un mezzo di comunicazione assume all’interno di un altro? E infine, perché servirsi proprio del cinema, come lente d’ingrandimento privilegiata, per studiare le caratteristiche più recondite della radiofonia? Potrebbero essere queste le prime domande a sorgere spontanee nella mente di coloro che vorranno sfogliare il mio lavoro d’indagine. Altrettanto numerose, per fortuna, sono però le risposte. Apparentemente il connubio radio-cinema non risulta immediato e, anzi, sembra suscitare non poche perplessità. I massmediologi, per esempio, tendono ad associare la radio più alla televisione che al cinema, essendosi questi due mezzi alternati, verso la metà del secolo scorso, al centro del focolare domestico. Il cinema, invece, viene presentato come il discendente diretto di altre arti, come il teatro e la letteratura. Non solo: se in genere il cinema viene indagato dal punto di vista del linguaggio e delle scelte stilistiche, la radio invece viene presa in esame per la sua valenza sociale e connettiva. Radio e cinema sembrano, dunque, percorrere due strade parallele, distanti, senza possibilità di incontro. Ma noi sappiamo bene che non è così. Innanzitutto, radio e cinema nascono nello stesso anno (1895) e per più di trent’anni, fino all’avvento del cinema sonoro (1927), saranno in grado di convivere pacificamente, ritagliandosi ambiti di competenza diversi e, per

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Silvia Venturi Contatta »

Composta da 184 pagine.

 

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