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Piero Faggioni e il teatro d'opera fra tradizione, regia critica e formazione del cantante attore

Informazioni tesi

  Autore: Selina Cremese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Gerardo Guccini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

Faggioni può definirsi un regista d'opera tradizionale, ogni sua realizzazione scenica è preceduta da un intenso lavoro di ricerca filologica e musicologica al fine di ricostruire in modo puntuale e realistico l'ambiente, il momento storico, il clima culturale. Queste ricerche lo portano ad esecuzioni integrali, riscoperte musicali, prime esecuzioni di edizioni mai rappresentate e al recupero di titoli fino a quel momento trascurati o giudicati spettacolarmente inefficaci. Regia tradizionale ma anche regia critica, percorsi alternativi a quelli descrittivi mediante strumenti comunicativi peculiari del linguaggio teatrale, interpretazione critica delle intenzioni dell'autore. Centrale per Faggioni è il lavoro sul personaggio e quindi sul cantante interprete per il quale elabora un percorso di studio derivato dal "metodo mimico" di Orazio Costa.......

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1 1. BIOGRAFIA DI PIERO FAGGIONI Nato a Carrara il 12 Agosto 1936 e cresciuto a Milano, dove studia musica al Conservatorio “Giuseppe Verdi” e diritto all’Università Cattolica, dopo una prima regia di prosa realizzata a venti anni in ambiente universitario, si trasferisce a Roma dove si diploma all’Accademia d’Arte Drammatica con Orazio Costa aggiudicandosi, al suo debutto nel 1961, il premio “Noce d’oro” come miglior attore giovane italiano. Di Orazio Costa, che tiene lezioni di regia e istituzioni di regia in Accademia dal 1940 al 1976, Faggioni ricorderà sempre il coraggio, l’indipendenza di giudizio, la coerenza intellettuale che lo porteranno a pagare un prezzo altissimo, ancora nel pieno della creatività, a causa della sua intransigenza tanto insopportabile per il “potere”. Ad Orazio Costa (ed a Jean Vilar) s’ispirerà, realizzando il Don Quichotte, nel momento in cui penserà di estendere il discorso apparentemente fragile del libretto di Le Lorrain ad una meditazione più generale sul “donchisciottismo” di fare teatro e specialmente teatro lirico. Intanto, durante il periodo passato in accademia, apprende il metodo mimico, ideato e insegnato da Costa, che gli sarà utile in futuro quando si troverà ad istruire il cantante/attore e dal quale svilupperà un personale metodo didattico. Seguono tre anni d’intensa attività scenica, durante i quali il giovane attore ha modo di dimostrare le sue capacità a pubblico e critica riscuotendo lusinghieri successi. Ricordiamo il ruolo di Orsino nella Notte dell’Epifania al Festival Shakespeariano di Verona, nel 1961, nella versione di Fantasio Piccoli, con la regia di Giorgio de Lullo, le musiche di Fiorenzo Carpi, le scene e i costumi di Pierluigi Pizzi con il quale si troverà più volte in futuro a collaborare nell’ambito dell’opera lirica. Fra le performance certamente più significative di questo periodo vi è uno spettacolo di Strehler al Piccolo Teatro di Milano durante la stagione 1961-1962, si tratta di un’opera di Arthur Miller Ricordo di due Lunedì nella traduzione di Bruno Fonzi. È una storia ambientata in un magazzino di pezzi di ricambio per automobili, la cronaca di due mattinate di lavoro in cui s’incrociano i drammi e i piccoli pensieri, le umili vite di personaggi condannati ad un’esistenza misera e sempre uguale a se stessa.

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