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Studio psicologico sul comportamento omicida femminile e relative implicazioni cliniche

Informazioni tesi

  Autore: Katiuscia Giannecchini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Aldo Carotenuto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

Si parla di psicologia, di carattere e di doti femminili come se si trattasse di valori assoluti, naturali, genetici. Studi e indagini comparate hanno invece dimostrato che il concetto di “femminile”, così come il concetto di “maschile”, varia in funzione di ambienti culturali e di determinati periodi storici.
In Psicoanalisi al femminile Silvia Vegetti Finzi, psicoanalista, scrive che la conoscenza essenziale sull’identità femminile ci è stata trasmessa soprattutto grazie allo sforzo di ricongiunzione di vita, lavoro terapeutico e riflessione teorica da parte di diverse psicoanaliste che, lungo i propri percorsi affettivi ed intellettuali hanno mostrato come l’identità non costituisca un dato di fatto ma una realizzazione, una definizione di sè suscettibile di continui mutamenti.
Scopo di questo lavoro è l’analisi della personalità della donna in un ruolo opposto a quello ritenuto tradizionalmente più femminile (perché crudele e violento): la donna nei panni dell’assassina. Questo punto riteniamo meriti una particolare attenzione perché spesso fonte di definizioni stereotipe e di preconcetti: come può la donna divenire una criminale violenta e spietata quando le vengono attribuiti caratteri “naturali” quali, ad esempio, la generosità, la pazienza e lo spirito di sacrificio? Questo studio verterà principalmente sulla possibilità di trovare una o più risposte a questa fondamentale domanda. Per suffragare le ipotesi che emergeranno in relazione ai costrutti psicologici di cui si parlerà, faremo riferimento, inoltre, a reali fatti di cronaca.
Si renderà necessario tracciare un “identikit” della donna omicida, senza tuttavia precostituire uno schema classificatorio o “idealtipo”. Cercheremo di delineare una “mappa di variabili”, un insieme complesso di caratteri e peculiarità: ogni singolo individuo, infatti, è sempre contrassegnato da una propria personalità e da un’unica ed incancellabile storia.
La psicoanalisi e le teorie psicoanalitiche ci insegnano che, sia nell’uomo che nella donna, sin dalla nascita, sono presenti dei potenziali di aggressività che in qualsiasi momento possono emergere. Come sostiene la psicoanalista Margarete Mitscherlich:
“La differenza tra i sessi si esprime in ultima analisi nell’elaborazione e nell’espressione degli impulsi o dei moti pulsionali aggressivi” .
Un altro degli obiettivi che ci poniamo è quello di smentire il luogo comune secondo cui “assassini si nasce”, cercando di dimostrare quanto sia forte l’influenza del rapporto interpersonale sul comportamento di un individuo, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna.
Il lavoro è articolato in tre capitoli.
Nel primo capitolo presenteremo le varie teorie psicoanalitiche per un’analisi della psicologia della donna, facendo riferimento all’opera di diversi autori che si sono occupati prevalentemente della psicologia femminile. Per la nostra analisi, abbiamo ritenuto opportuno enunciare gli aspetti più significativi delle varie posizioni teoriche. La scelta è stata fatta in base alla loro attinenza al tema discusso, preferendo quindi quelle concezioni che sono divenute l’oggetto delle controversie.
Il secondo capitolo tratta specificatamente dell’origine del comportamento omicida, secondo un approccio psicodinamico. Dopo aver cercato di definire i concetti di aggressività e violenza (correlati al suddetto comportamento), abbiamo ritenuto indispensabile presentare una breve rassegna della letteratura sulla distruttività umana, contrassegnata dalla dialettica tra natura e cultura, tra coloro che credono in una violenza umana innata e quelli che invece la considerano il prodotto di un determinato ambiente. La teoria dell’attaccamento e la psicologia del Sè ci hanno fornito infine le chiavi di lettura per la violenza nello specifico femminile.
Nel terzo capitolo si prendono in esame le implicazioni cliniche del comportamento omicida femminile analizzando particolari forme.

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4 INTRODUZIONE Si parla di psicologia femminile, di carattere femminile, di doti femminili come se si trattasse di valori assoluti, naturali, genetici. Studi e indagini comparate hanno invece dimostrato che il concetto di “femminile”, così come il concetto di “maschile”, varia in funzione di ambienti culturali e di determinati periodi storici. In Psicoanalisi al femminile S.V. Finzi scrive che la conoscenza essenziale sull’identità femminile ci è stata trasmessa soprattutto grazie allo sforzo di ricongiunzione di vita, lavoro terapeutico e riflessione teorica da parte di diverse psicoanaliste che, lungo i propri percorsi affettivi ed intellettuali hanno mostrato come l’identità non costituisca un dato di fatto ma una realizzazione, una definizione di sé suscettibile di continui mutamenti1. Scopo di questo lavoro è l’analisi della personalità della donna colta, però, in un ruolo opposto a quello ritenuto tradizionalmente più femminile (perché crudele, violento e irrazionale): la donna nei panni 1 S. Vegetti Finzi (a cura di), Psicoanalisi al femminile, Ed. Laterza, Bari, 1992, p.14.

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Parole chiave

complesso di medea
comportamento omicida
donne assassine
follia a due
follia omicida
psicologia della personalità
psicologia femminile
serial killer
sindorme di munchausen per procura

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