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Micotossine e mais: possiamo stare tranquilli?

La tesi analizza la distribuzione delle micotossine nel mais, cercandone cause e conseguenze e valutandone la gravità.
La pianta del mais è spesso contaminata dai funghi dei generi Fusarium, Aspergillus e Penicillium: le condizioni di temperatura e umidità che si creano in campo e gli attacchi di Ostrinia nubilalis (piralide del mais) favoriscono la loro diffusione portando alla produzione di sostanze metaboliche secondarie, quali le micotossine.
Queste, ingerite da persone o animali tramite gli alimenti a base di mais, provocano delle patologie, dette micotossicosi, che possono avere conseguenze anche letali.
I tre generi che producono le sostanze tossiche si adattano facilmente alle condizioni climatiche tipiche dell’Italia, sia caldo secco che freddo umido: proprio per questo ogni anno, tra il 25% ed il 50% del mais risulta contaminato da fumonisine, aflatossine, ocratossine, zearalenoni e deossinivaenoli, provocando perdite economiche dovute alle spese sanitarie per la cura delle micotossicosi (sia umane che animali), all’inutilizzazione delle derrate, e alle difficoltà della maggior parte dei paesi esportatori di rientrare nei limiti legislativi europei.
La contaminazione avviene principalmente in campo, e se non vengono rispettate né le Good Agricultural Practices, né le Good Manufacturing Practices, il contenuto di queste sostanze può crescere considerevolmente, arrivando alla necessità di impedirne l’uso alimentare (umano o animale).
La prevenzione è attualmente il metodo migliore per limitare il problema, in quanto i metodi di detossificazione o decontaminazione agiscono in modo limitato. L’uso del mais Bt, resistente agli attacchi di piralide, sembra dare risultati interessanti, ma non sono ancora sciolti completamente tutti i dubbi legati al suo utilizzo.

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I Abstract La tesi analizza la distribuzione delle micotossine nel mais, cercandone cause e conseguenze e valutandone la gravità. La pianta del mais è spesso contaminata dai funghi dei generi Fusarium, Aspergillus e Penicillium: le condizioni di temperatura e umidità che si creano in campo e gli attacchi di Ostrinia nubilalis (piralide del mais) favoriscono la loro diffusione portando alla produzione di sostanze metaboliche secondarie, quali le micotossine. Queste, ingerite da persone o animali tramite gli alimenti a base di mais, provocano delle patologie, dette micotossicosi, che possono avere conseguenze anche letali. I tre generi che producono le sostanze tossiche si adattano facilmente alle condizioni climatiche tipiche dell’Italia, sia caldo secco che freddo umido: proprio per questo ogni anno, tra il 25% ed il 50% del mais risulta contaminato da fumonisine, aflatossine, ocratossine, zearalenoni e deossinivaenoli, provocando perdite economiche dovute alle spese sanitarie per la cura delle micotossicosi (sia umane che animali), all’inutilizzazione delle derrate, e alle difficoltà della maggior parte dei paesi esportatori di rientrare nei limiti legislativi europei. La contaminazione avviene principalmente in campo, e se non vengono rispettate né le Good Agricultural Practices, né le Good Manufacturing Practices, il contenuto di queste sostanze può crescere considerevolmente, arrivando alla necessità di impedirne l’uso alimentare (umano o animale). La prevenzione è attualmente il metodo migliore per limitare il problema, in quanto i metodi di detossificazione o decontaminazione agiscono in modo limitato. L’uso del mais Bt, resistente agli attacchi di piralide, sembra dare risultati interessanti, ma non sono ancora sciolti completamente tutti i dubbi legati al suo utilizzo.

Laurea liv.I

Facoltà: Agraria

Autore: Elisabetta Piccolo Contatta »

Composta da 62 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4128 click dal 30/06/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.