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Evoluzione legislativa della politica turistica in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Sandri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
  Relatore: Alberto Bomprezzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

Per comprendere il turismo in Italia dei giorni nostri, la premessa indispensabile è comprendere come si è evoluto dalla fine dell’800, un’evoluzione che ha portato e porterà a una sempre maggior attenzione all’ambiente, attraverso il cosiddetto turismo sostenibile in un sinergico impegno di tutti gli operatori pubblici e privati a promuovere le proprie mete turistiche.
L’excursus storiografico inizia da una politica turistica nazionale assente, anche perché lo Stato Italiano formatosi nel 1861 ebbe, nei primi decenni, preoccupazioni soprattutto per il mantenimento dell’unità nazionale e perché allora il turismo era, quasi esclusivamente, un turismo d’élite.
La promozione turistica come l’organizzazione dei viaggi era allora prevalentemente privata.
Quando i mezzi di trasporto e le strade, piuttosto che le ferrovie, divennero maggiormente funzionali al movimento turistico, lo Stato italiano cominciò a vedere i flussi turistici come una grande possibilità di sviluppo economico, nonché destinazione di possibili capitali e di risorse umane.
Iniziò così la nazionalizzazione delle imprese turistiche, come di molte altre imprese, nel periodo fascista.
L’avvento della Carta Cost. che trasferiva la competenza del turismo alle Regione non venne di fatto applicata fino agli anni ’70, quando le stesse iniziarono ad operare.
In questo periodo le competenze del turismo era state affidate fondamentalmente all’ENIT e al Ministero del Turismo.
Con l’avvento delle Regioni, si mise subito in discussione sia l’ENIT che il Ministero e mentre per il primo Ente trasformato, poi, in Agenzia il problema si è risolto subito affidandogli il compito di promuove l’Italia all’estero, il secondo è stato abrogato con il referendum del 1993.
Le competenze del disciolto Ministero sono passate prima alla Presidenza del Consiglio di Ministri, poi al Ministero delle attività produttive e ancora alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in una logica che sembra prevalentemente ispirata a far risaltare oltre al profilo economico-produttivo del turismo, il suo stretto legame con la realtà e la ricchezza ambientale e artistica del Paese.
Dalla piena operatività della Regione a fine degli anni ’80 le stesse hanno iniziato a legiferare il settore nel rispetto prima del TU del turismo L. 217/83 e poi dalla sua legge di riforma la L. 135/01 e si è così assistito a una decentralizzazione del turismo, finanche interessare i privati, nella considerazione che la gestione privata fosse più efficiente ma che non potesse esistere senza una forte ingerenza del pubblico.
Con l’entrata in vigore della riforma costituzionale, del 2001, la materia del turismo è divenuta una materia residuale e la relativa funzione legislativa da parte la Regione non era più soggetta ai principi generali stabiliti dalle leggi dello Stato, come lo era prima della riforma.
Questo ha aperto un lungo contenzioso tra la legislazione dello Stato, che rivendica il compito di mantenere l’unità e la indivisibilità della Repubblica, e la legislazione regionale, che, viceversa, rivendica la propria autonomia e prerogative.
In questo contenzioso sembra che ci sia, almeno da una parte delle forze politiche, un tentativo di avviare una nuova fase di accentramento delle competenze turistiche, di cui un esempio legislativo è il decreto Bersani della precedente legislatura, che ha stabilito criteri uniformi per ottenere l’abilitazione della guida e dell’accompagnatore turistico, mentre nell’attuale legislatura si sta pensando di ricostituire il Ministero del Turismo, con compiti necessariamente diversi rispetto al passato in ossequio al nuovo riparto delle competenze previsto in Costituzione.
I continui conflitti di competenza tra Comuni, STL, Province, Regioni, Stato e UE palesano, quindi, un pronto intervento legislativo, per ciascun ambito di competenza, che migliori i reciproci rapporti in un ottica di una maggiore cooperazione e coordinamento.
Dopo l’analisi delle novità della L. 135/01 in comparazione con l’abrogato TU L. 217/83 lo studio elenca le normative turistiche delle varie Regioni, dandone un maggiore approfondimento per alcune non mancando di evidenziare le particolarità delle altre, si passa, poi, in rassegna le strutture ricettive, “imprese” del settore turistico, le agenzie di viaggio (chiarendo attraverso il Codice del Consumo D.Lgs. 206/05 quali sono i diritti del turista e “come” e “cosa” deve pretendere dal professionista), l’agriturismo (nuovamente disciplinato dalla L. 96/06 in gran parte abrogata dalla sentenza della Corte Cost. 339/07) e le professioni turistiche, non mancando di evidenziare per ciascuna di essa gli aspetti di criticità.
Si conclude con i profili comunitari e le linee di tendenza, dei marchi di qualità, che rappresentano la risposta privata alla mancanza nella legislazione regionale della classificazione delle strutture extralberghiere, come chiesto da più parti nell’insegna di una maggiore tutela del consumatore.

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6 PRESENTAZIONE Per comprendere il turismo in Italia dei giorni nostri, la premessa indispensabile è comprendere come si è evoluto dalla fine dell’800, un’evoluzione che ha portato e porterà a una sempre maggior attenzione all’ambiente, attraverso il cosiddetto turismo sostenibile in un sinergico impegno di tutti gli operatori pubblici e privati a promuovere le proprie mete turistiche. L’excursus storiografico inizia da una politica turistica nazionale assente, anche perché lo Stato Italiano formatosi nel 1861 ebbe, nei primi decenni, preoccupazioni soprattutto per il mantenimento dell’unità nazionale e perché allora il turismo era, quasi esclusivamente, un turismo d’élite. La promozione turistica come l’organizzazione dei viaggi era allora prevalentemente privata. Quando i mezzi di trasporto e le strade, piuttosto che le ferrovie, divennero maggiormente funzionali al movimento turistico, lo Stato italiano cominciò a vedere i flussi turistici come una grande possibilità di sviluppo economico, nonché destinazione di possibili capitali e di risorse umane. Iniziò così la nazionalizzazione delle imprese turistiche, come di molte altre imprese, nel periodo fascista. L’avvento della Carta Cost. che trasferiva la competenza del turismo alle Regione non venne di fatto applicata fino agli anni ’70, quando le stesse iniziarono ad operare. In questo periodo le competenze del turismo era state affidate fondamentalmente all’ENIT e al Ministero del Turismo. Con l’avvento delle Regioni, si mise subito in discussione sia l’ENIT che il Ministero e mentre per il primo Ente trasformato, poi, in Agenzia il problema si è risolto subito affidandogli il compito di promuove l’Italia all’estero, il secondo è stato abrogato con il referendum del 1993. Le competenze del disciolto Ministero sono passate prima alla Presidenza del Consiglio di Ministri, poi al Ministero delle attività produttive e ancora alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in una logica che sembra prevalentemente ispirata a far risaltare oltre al profilo economico-produttivo del turismo, il suo stretto legame con la realtà e la ricchezza ambientale e artistica del Paese. Dalla piena operatività della Regione a fine degli anni ’80 le stesse hanno iniziato a legiferare il settore nel rispetto prima del TU del turismo L. 217/83 e poi dalla sua legge di riforma la L. 135/01 e si è così assistito a una decentralizzazione del turismo, finanche interessare i privati, nella considerazione che la gestione privata fosse più efficiente ma che non potesse esistere senza una forte ingerenza del pubblico. Con l’entrata in vigore della riforma costituzionale, del 2001, la materia del turismo è divenuta una materia residuale e la relativa funzione legislativa da parte la Regione non era più soggetta ai principi generali stabiliti dalle leggi dello Stato, come lo era prima della riforma. Questo ha aperto un lungo contenzioso tra la legislazione dello Stato, che rivendica il compito di mantenere l’unità e la indivisibilità della Repubblica, e la legislazione regionale, che, viceversa, rivendica la propria autonomia e prerogative. In questo contenzioso sembra che ci sia, almeno da una parte delle forze politiche, un tentativo di avviare una nuova fase di accentramento delle competenze turistiche, di cui un esempio legislativo è il decreto Bersani della precedente legislatura, che ha stabilito criteri uniformi per ottenere l’abilitazione della guida e dell’accompagnatore turistico, mentre nell’attuale legislatura si sta pensando di ricostituire il Ministero del Turismo, con compiti necessariamente diversi rispetto al passato in ossequio al nuovo riparto delle competenze previsto in Costituzione. I continui conflitti di competenza tra Comuni, STL, Province, Regioni, Stato e UE palesano, quindi, un pronto intervento legislativo, per ciascun ambito di competenza, che migliori i reciproci rapporti in un ottica di una maggiore cooperazione e coordinamento. L’analisi condotta mostra come l’approccio sistemico alle aree turistiche sia una innovativa forma di riaggregazione e riqualificazione dell’offerta turistica, tramite la quale il prodotto turistico

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