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Interagire con un bambino socialmente competente è più vantaggioso?

«Immaginiamo tre bambini di prima elementare, Luigi, Luca e Osvaldo. Siamo nel giardino della loro scuola durante la ricreazione e tutti e tre vorrebbero andare sull’altalena. Luigi la trova occupata da Francesco, Luca da Renzo e Osvaldo da Marcello. Un bel grattacapo per tutti e tre, anzi un vero e proprio “social problem solving”. Ma vediamo cosa fanno.
Luigi si avvicina a Francesco, che tra l’altro è in altalena da un bel pezzo, e gli dice: «Perché non facciamo a turno e mi lasci il posto per un po’?». Francesco si rifiuta di scendere e per Luigi il problema si complica. Però, pensandoci bene, si ricorda che a Francesco piace molto giocare con le automobiline, con il pallone, con le matite colorate… Luigi decide: «Senti Francesco, ti piacerebbe giocare con le mie automobiline mentre io vado un po’ sull’altalena al posto tuo?». A questo punto Francesco scende dall’altalena e lascia salire Luigi.
Tutt’altra musica nel caso di Luca. Lui si mette subito a strillare, ad accusare Renzo di occupare l’altalena da un sacco di tempo, ad urlare che ora tocca a lui… Ma, quanto più Luca grida, tanto più Renzo si rifiuta di scendere. Luca allora corre a chiamare la maestra e la supplica di intervenire e di punire Renzo. La maestra interviene, perché ovviamente ha il dovere di garantire l’alternanza, ma tutto finisce male lo stesso. Luca piange a dirotto e non ha più voglia di andare in altalena.
Ed eccoci ad Osvaldo. Per un po’ aspetta che Marcello scenda dall’altalena. Poi, senza neanche chiedere o dire nulla, passa direttamente alle vie di fatto. Lo afferra per la maglia e lo scaraventa giù dall’altalena. Conseguenza: la maestra lo rimanda in classe per punizione. In un’altra occasione, invece, Osvaldo aveva abbandonato l’impresa: se ne era andato via, anche stavolta senza chiedere o dire nulla. Domanda: perché Luigi è riuscito laddove Luca e Osvaldo hanno fallito?» (Attili, 2005, p. 28-29).
Questo esempio evidenzia come un aspetto fondamentale della crescita di ogni essere umano è la competenza sociale, che può essere definita come efficacia nelle interazioni, poiché comprende l’insieme delle capacità che permettono di interagire, comunicare e relazionarsi con le altre persone in modo adeguato e soddisfacente, mettendo in atto le abilità socio-relazionali possedute e/o necessarie in una situazione interattiva, in modo funzionale e socialmente adeguato. La competenza sociale opera a diversi livelli di complessità, quindi, da un punto di vista empirico, è opportuno osservarla laddove viene messa in atto, cioè nelle relazioni interpersonali.
Un osservatorio privilegiato delle competenze sociali possedute dai bambini è rappresentato, dunque, dalle relazioni tra i pari che permettono al bambino di mettere alla prova le proprie abilità sociali, relativamente libero dai vincoli imposti dall’adulto. La competenza sociale, infatti, insieme all’interazione sociale realizzata a livelli differenti è responsabile dell’attivazione delle relazioni tra pari. L’importanza delle relazioni con i coetanei aumenta nel corso dello sviluppo e già a due-tre anni i bambini iniziano ad interagire sempre di più con i pari. L’importanza dell’adulto resta comunque fondamentale, anche se diminuisce nel corso del tempo, tanto che nell’adolescenza, i coetanei diventano una fonte di sostegno affettivo e di vicinanza di pari importanza.
Per studiare il contributo che le interazioni tra pari forniscono allo sviluppo delle competenze sociali, non bisogna soffermarsi solo sul singolo individuo ma bisogna analizzare il livello di interazione diadico, dal momento che l’interazione, come la maggior parte dei fenomeni sociali è per definizione interpersonale. Poiché in letteratura la maggior parte degli studi, italiani e internazionali, sull’argomento utilizzano un livello di analisi individuale, abbiamo condotto una ricerca per poter valutare lo sviluppo della competenza sociale osservando l’interazione tra pari in un contesto di gioco diadico.

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INTRODUZIONE «Immaginiamo tre bambini di prima elementare, Luigi, Luca e Osvaldo. Siamo nel giardino della loro scuola durante la ricreazione e tutti e tre vorrebbero andare sull’altalena. Luigi la trova occupata da Francesco, Luca da Renzo e Osvaldo da Marcello. Un bel grattacapo per tutti e tre, anzi un vero e proprio “social problem solving”. Ma vediamo cosa fanno. Luigi si avvicina a Francesco, che tra l’altro è in altalena da un bel pezzo, e gli dice: «Perché non facciamo a turno e mi lasci il posto per un po’?». Francesco si rifiuta di scendere e per Luigi il problema si complica. Però, pensandoci bene, si ricorda che a Francesco piace molto giocare con le automobiline, con il pallone, con le matite colorate… Luigi decide: «Senti Francesco, ti piacerebbe giocare con le mie automobiline mentre io vado un po’ sull’altalena al posto tuo?». A questo punto Francesco scende dall’altalena e lascia salire Luigi. Tutt’altra musica nel caso di Luca. Lui si mette subito a strillare, ad accusare Renzo di occupare l’altalena da un sacco di tempo, ad urlare che ora tocca a lui… Ma, quanto più Luca grida, tanto più Renzo si rifiuta di scendere. Luca allora corre a chiamare la maestra e la supplica di intervenire e di punire Renzo. La maestra interviene, perché ovviamente ha il dovere di garantire l’alternanza, ma tutto finisce male lo stesso. Luca piange a dirotto e non ha più voglia di andare in altalena. Ed eccoci ad Osvaldo. Per un po’ aspetta che Marcello scenda dall’altalena. Poi, senza neanche chiedere o dire nulla, passa direttamente alle vie di fatto. Lo afferra per la maglia e lo scaraventa giù dall’altalena. Conseguenza: la maestra lo rimanda in classe per punizione. In un’altra occasione, invece, Osvaldo aveva abbandonato l’impresa: se ne era andato via, anche 5

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Annarita Teofilo Contatta »

Composta da 182 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 935 click dal 07/07/2009.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.