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Iconografia e iconologia dei santi di Bolsena

Informazioni tesi

  Autore: Marco Castracane
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1994-95
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Sergio  Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

La ricerca individua la derivazione del culto e della immagine artistica di S.Giorgio e S.Cristina, dalle divinità del centro religioso più importante degli etruschi.

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Iconografia e iconologia dei santi di Bolsena La storia di Bolsena e le caratteristiche del suo territorio Al centro della Tuscia, culla della civiltà etrusca, in unaarea geografica famosa per la bellezza del lago e la dolcezza delle sue colline, ha sede Bolsena. La cittadina fu fondata alcuni secoli prima di Cristo e godette sempre di vita prospera perché situata lungo un importante asse viario: la Via Cassia. Nel Medio Evo fu sede vescovile e, dominando il tratto della via che portava a Roma, – il celebre asse viario all’epoca chiamato via Francigena -, vide passare la gran folla dei pellegrini che si recavano in visita delle reliquie dei martiri. I monumenti di Bolsena ci parlano della sua lunga storia rendendo la cittadina laziale un palinsesto d’eccezionale importanza, sia alla lettura storico-artistica, sia socio-religiosa. Del periodo etrusco abbiamo le mura che ancora la cingono verso la collina; dell’epoca romana rimangono il foro e la basilica. Il cristianesimo ha lasciato le catacombe dedicate a S. Cristina e, successivamente, il castello duecentesco, la basilica dei Santi Giorgio e Cristina con la cappella del miracolo Il territorio di Bolsena sembrerebbe possedere una vocazione naturale verso il misticismo, accomunando in questo termine, se possiamo osare, tanto la religiosità pagana quanto quella cristiana, infatti, sui luoghi ove erano fioriti importantissimi culti pagani dedicati a divinità di tipo naturalistico, come Zeus-Tinia, o Volturno, od Orcla, avvenne, più tardi, in pieno 1200, l’episodio del miracolo dell’ostia che tanta ripercussione ebbe in Europa. A Bolsena, sull’altare della patrona S. Cristina, sgorgò sangue dall’ostia consacrata da un oscuro prete boemo;.il miracolo della transustanziazione avvenne in un luogo frequentato dai pellegrini di tutta Europa ed ebbe una risonanza enorme tanto da dare origine ad una delle più importanti feste della cristianità: il Corpus Domini. All’epoca, l’Europa era sconvolta da guerre di predominio tra papato e impero e la presenza di Cristo nell’ostia consacrata offriva conferma e giustificazione al primato del Papa, la cui preminenza spirituale e temporale era voluta da Dio, che ne aveva dato un segno incontrovertibile. Per la rinomanza del luogo, dovuta ai santi patroni Giorgio e Cristina, per la fama del miracolo eucaristico testé descritto e per la presenza della principale via dei pellegrinaggi verso Roma, Bolsena divenne un centro straordinario di religiosità, in cui il culto aveva il ruolo preminente. Così le sacre rappresentazioni per la festa di S. Cristina, detti “I misteri di S. Cristina” hanno ispirato, come conferma chi li ha attentamente studiati , una cultura teatrale che assomiglia, per l’immobilità delle scene con cui si rappresenta il martirio della santa, al presepio o ai “Sacri Monti” della Lombardia, i cui interpreti sono posti come statue di terracotta o di cera su di un palcoscenico. L’arte figurativa di Bolsena ha espresso sempre e solo immagini religiose e anche l’architettura, con la sola eccezione del castello dei Monaldeschi, è di carattere religioso. Le sagre e le feste esistenti sono tutte dedicate a S. Cristina. Non c’è palazzo, villa, mercato pubblico di qualche importanza che non sia collegato ai culti cristiani. Tutto parla di santi, di miracoli, di martiri, addirittura l’isola Bisentina, che si trova al centro del Lago di Bolsena, sembra un grande santuario dedicato alla Via Crucis. Bolsena appare come una cittadella soltanto religiosa, mentre la vicina Orvieto ha palazzi pubblici, piazze per le mercanzie, cortili ariosi ed eleganti e soprattutto laici. Lo stesso Duomo d’Orvieto, costruito nel XIII secolo per conservare il piviale macchiato dal sangue del miracolo di Bolsena, ci appare qualcosa di più di un edificio religioso, così ricco di decorazioni da travalicare il suo stesso significato cultuale, per divenire un simbolo civico, un trofeo della città, intesa anche nei suoi aspetti mercantili e politici. Oggi, di fronte alla grandiosità della Cattedrale d’Orvieto si fa fatica a pensare che sia stato costruita dai papi solo per contenere il celebre piviale, per testimoniare il primato del clero su tutti gli uomini, per volontà di Dio stesso. L’edificio si 1

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