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Quatto dimensioni della conciliazione lavoro-vita: individuo, famiglia, lavoro e territorio

La tesi offre una mappatura di alcune delle più importanti aree di vita che ciascun individuo è chiamato a "tenere in equilibrio" nel corso della sua esistenza. Per ciascuna area sono evidenziate caratteristiche pro e contro-conciliazione, come domande e risorse che entrano a far parte del bilancio di vita individuale.

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Introduzione    4 Introduzione La conciliazione può essere definita come la ricerca di equilibrio fra differenti ruoli, compiti o domini di vita. Nello specifico, data la necessità attuale di ritrovare una gestione efficace del tempo nel mondo delle organizzazioni, il quale è sempre più afflitto dalla “malattia dell’eccesso di lavoro” (Kets de Vries, 2001; Piccardo & Ghislieri, 2003), il tema della conciliazione fra i domini famiglia e lavoro, o fra la vita lavorativa e non lavorativa, risulta particolarmente interessante in ambito psicologico e sociale. Tradizionalmente, il tempo di vita familiare era organizzato intorno ad attività produttive autonome alle quali ogni membro della famiglia estesa partecipava, sebbene fosse presente una forte specializzazione di ruolo basata principalmente sul genere. La casa patronale costituiva sia il domicilio sia il luogo di lavoro per diverse generazioni familiari: le donne erano dedite perlopiù ad attività domestiche, non retribuite né considerate degne di valore, mentre gli uomini impegnavano la giornata in attività redditizie o di sostentamento (Hudson, 2002). L’avvento dell’era industriale, determinando la diffusione del lavoro maschile fuori casa, ha, di fatto, rivoluzionato la concezione del tempo di vita e scisso la sfera lavorativa da quella familiare, quest’ultima “affidata” esclusivamente alle donne (Fletcher & Bailyn, 2005; Lott, 1988). Ciononostante, solamente verso l’inizio degli anni ’50, con l’entrata del genere femminile nel mondo del lavoro, sono nate le prime esigenze di conciliazione lavoro-vita. Com’è evidente dagli studi di Becker (premio Nobel per l’economia nel 1976), i primi dibattiti erano focalizzati sul lavoro non retribuito e sull’identità sociale di genere (Becker, 1955); storicamente, dunque, la stessa “questione conciliazione” è stata concepita distintamente per uomini e donne (Byron, 2005; Gutek, Searle & Klepa, 1991). È quindi andata formandosi la credenza comune che, come vedremo in seguito, designava il genere femminile come maggiormente affetto da WFC (Work-Family Conflict, relazione conflittuale fra lavoro e vita) rispetto a quello maschile e riconduceva tale diversità a una naturale condizione di fragilità e inadeguatezza delle donne lavoratrici (Chodrow, 1978; Gilligan, 1982). Le ricerche più recenti (Cinamon & Rich, 2002) hanno evidenziato come, in realtà, il tasso d’insorgenza dei problemi di conciliazione sia potenzialmente identico per entrambi i sessi. Infatti, nell’era dell’informazione, caratterizzata dalla presunta scomparsa

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Stefania Nerva Contatta »

Composta da 153 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.