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Responsabilità medica e danno risarcibile

Informazioni tesi

  Autore: Maurizio Ferrari
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Carlo Berti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

La responsabilità professionale del sanitario, si fonda sugli stessi principi giuridici che regolano la responsabilità per colpa commessa da qualsiasi attività professionale:

• Art. 43 cod. pen.: Elemento psicologico del reato;
• Art. 1176 cod. civ.: Diligenza nell’adempimento;
• Art. 2236 cod. civ.: Responsabilità del prestatore d’opera.

L’applicazione di queste norme a carattere generico sulla responsabilità del sanitario, ha dato luogo ad una nutrita messe dottrinaria e giurisprudenziale, determinandone (soprattutto in sede giudiziaria) una notevole “rivoluzione operativo-decisoria”.

Si è infatti passati, da un periodo di notevole “tolleranza”, nei confronti dell’errore compiuto dal medico, all’epoca attuale, la quale si caratterizza per una applicazione “maniacalmente dettagliata” anche nei confronti degli altri professionisti sanitari.
L’interpretazione prevalente, dei comportamenti che caratterizzano la:

1. Imperizia;

2. Imprudenza;

3. Negligenza.

La stessa Cassazione, adotta prevalentemente i seguenti orientamenti:

• Per quanto concerne l’imperizia, la stessa viene identificata con l’errore inescusabile, cioè nella mancanza dell’abilità che normalmente è richiesta per l’esercizio dell’attività professionale;

• L’imprudenza diversamente sottende a quel comportamento avventato, in quanto mancante di quella previdenza dell’evento normalmente richiesta. Il paziente viene esposto a un rischio sproporzionato ai vantaggi che ci si attenderebbe dall’indagine diagnostica o dalla terapia praticatagli;

• La negligenza infine, presuppone quella distrazione inescusabile dell’operatore sanitario, la quale sottende alla omissione/mancanza di quella attenzione caratterizzante la professione medico-sanitaria.

Il sanitario, rispetto ad altri professionisti, è maggiormente sottoposto a verifica del proprio operato, essendo lo stesso titolare di quello che definiamo dottrinalmente come l’obbligo di garanzia.

La valutazione di questi parametri, si attua paragonando il caso concreto con la preparazione media dei sanitari dotati di analoga preparazione, generica o specialistica, tenendo conto dell’epoca di accadimento del fatto e delle circostanze teorico-pratiche di quel momento, dei mezzi che il sanitario aveva a disposizione, della condizione clinica obbiettiva e soggettiva del paziente e avuto riguardo alla ben nota circostanza che in medicina esistono:

1. Reazioni abnormi;

2. Risposte impreviste;

3. Risposte imprevedibili.

L’errore, possibile in qualunque fase dell’atto medico, deve poi essere comprovatamene ritenuto responsabile dell’effetto negativo del trattamento sanitario.

Posto infatti che nel rapporto tra medico e paziente si instaura un’obbligazione di mezzi (non sempre, vedi caso della chirurgia estetica dove si instaura anche un obbligo di risultato) e di comportamento, è ovvio che il semplice risultato sfavorevole non significa automaticamente colpa del sanitario ma occorre dimostrare l’errore e l’esistenza di rapporto causale tra questo e la condizione peggiorativa lamentata.

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5 INTRODUZIONE Prima di addentrarci nella trattazione delle dinamiche concernenti la responsabilità civile (penale e amministrativa) del medico (e del sanitario in generale), analizziamone il profilo caratterizzante nonché quello identificativo. Si definisce medico 1 chirurgo, il professionista sanitario, che, provvisto di Diploma di Laurea e iscrizione nell’apposito Albo, può esercitare la professione destinata alla “diagnosi e cura delle malattie dell’uomo”. Legislativamente, per quanto attiene all’esercizio della professione sanitaria di medico, se ne rinviene la normativa di riferimento, nel testo unico delle leggi sanitarie, approvato con r.d. 27 luglio 1934 n. 1265; nel d.l. 13 settembre 1946 n. 233; nella l. 23 dicembre 1978 sulla istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.), e nel d.p.r. 20 dicembre 1979 n. 761. La riforma del 1978, ha giustamente permesso, al medico, di esercitare liberamente la propria professione, al di fuori di qualsiasi “vincolo” di subordinazione, rispetto alle strutture pubbliche, ovvero, in regime di convenzione con le A.U.S.L. (Aziende Unità Sanitarie Locali), nonché attraverso, un contratto di lavoro a tempo indeterminato. La professione di medico riveste, una notevole dose di “responsabilità e moralità 2 ” tale, da paragonare la stessa, ad una sorta di “missione”. 1 Il medico si occupa della salute umana, prevenendo, diagnosticando e curando le malattie. Tutte le fasi dell'attività medica devono, necessariamente, essere sottoposte al consenso informato da parte del paziente, salvo quando questi, a causa della particolare compromissione della situazione psico-fisica, corre immediato pericolo di vita e non è in grado di esprime un valido consenso. 2 Il termine morale, in funzione di sostantivo, deriva dal latino “moralia” e ha lo stesso significato di etica, oppure è essa stessa interpretata come oggetto dell'etica. In questo caso la morale rappresenta la condotta diretta da norme. In pratica, la guida secondo la quale l'uomo agisce. Il termine morale, in funzione di aggettivo, deriva infatti dal greco “ηθικος” (moralis in latino), ed assurge a valore di ciò che è attinente alla dottrina etica, oppure significa, ciò che è attinente alla condotta. Quindi è suscettibile di valutazione e giudizio

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