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Psicologia dello sport: il rapporto allenatore - squadra

Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Baldi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Barbara Pojaghi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

Il rapporto tra squadra e allenatore è di particolare interesse in quanto relazione biunivoca nella quale entrambi gli elementi sono di volta in volta emittente e ricevente di messaggi complessi e variegati che si servono di tutti i canali di comunicazione e danno eguale importanza al linguaggio verbale e non verbale.
L’obiettivo sarà proprio quello di sondare questo particolare tipo di rapporto, con attenzione al modo in cui il leader gestisce il gruppo ma prima ancora al suo ruolo nel momento della formazione dello stesso.
Ogni gruppo ha bisogno di un condottiero, qualcuno che sia in grado di fissare gli obiettivi da raggiungere, di guidare gli individui attraverso il percorso scelto e di comprendere quali abilità e quali caratteristiche ogni componente può mettere a servizio della collettività.
Nel compiere questa delicata operazione il leader dovrà porre attenzione a mantenersi sempre equidistante tra le esigenze del team e quelle del singolo, perché un individuo frustrato nelle proprie ambizioni difficilmente potrà essere utile alla causa.
Lo sport non differisce in questo da nessun’ altra organizzazione, sia essa di natura militare, politica o aziendale.
I contorni, le regole, le finalità per cui si lotta sono differenti ma allo stesso modo serie ed importanti.
L’allenatore è dunque colui che assume il difficile compito di assemblare una “squadra vincente”, concetto questo che come vedremo in seguito assume diverse sfumature.
Ogni uomo o donna che decida di intraprendere questa strada, dovrà avere bene in mente i passi da compiere sia da un punto di vista strettamente pratico, avendo ottima conoscenza della tecnica e della tattica del proprio sport, che da un lato psicologico, perché dovrà essere in grado di conoscere i suoi atleti, i loro punti deboli e di forza, le motivazioni che li spingono a praticare una determinata attività, tutte caratteristiche necessarie per trasformare un individuo in membro di un gruppo.
Per quanto riguarda il settore tecnico-tattico, ogni allenatore deriverà la sua impostazione di gioco dalle proprie conoscenze, sia acquisite in anni di pratica da giocatore sia in corsi appositamente istituiti dalle Federazioni responsabili sia da pubblicazioni eventualmente consultate negli anni.
Ma come accade nel rapporto professore-alunno, non sarà tanto importante la quantità o qualità del sapere posseduto dal leader quanto la sua capacità di comunicarlo ai suoi atleti, la sua bravura nel convincerli a sposare le sue metodologie di allenamento e di gioco, la sua intelligenza nel gestire eventuali problemi. Dovrà essere in grado di plasmare le motivazioni individuali e di incanalarle verso l’obiettivo finale comune.
Entrano in gioco in questa fase le competenze psicologiche che ,come si comprende facilmente, hanno molto più peso di quello che normalmente si è portati a pensare.
Fin dalle prime volte che l’allenatore si confronta con il gruppo, dovrà guadagnarsi la fiducia di ognuno, in modo diverso a seconda delle caratteristiche personali, perché senza legittimazione da parte dei suoi atleti tutte le sue competenze sarebbero inutili.
Il cammino che l’allenatore deve compiere per diventare leader passa allora attraverso due fasi distinte: conoscere se stesso,le proprie motivazioni, i propri obiettivi, per poi essere in grado di condurre la sua squadra attraverso la stessa strada, fino al traguardo finale.
L’allenatore è prima di tutto una persona, con i suoi pregi e difetti, le sue paure, i suoi obiettivi, insomma la sua filosofia di vita. Ed è logico che quest’ultima influenzerà il suo modo di condurre la squadra e le finalità che si pone in ambito sportivo.
E’ per questo motivo che prima di accostarsi alla professione, dovrà avere un’ottima conoscenza di se stesso, in modo tale da essere una guida, non un semplice insegnante di concetti tecnici e tattici.

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2 INTRODUZIONE Il rapporto tra squadra e allenatore è di particolare interesse in quanto relazione biunivoca nella quale entrambi gli elementi sono di volta in volta emittente e ricevente di messaggi complessi e variegati che si servono di tutti i canali di comunicazione e danno eguale importanza al linguaggio verbale e non verbale. L’obiettivo sarà proprio quello di sondare questo particolare tipo di rapporto, con attenzione al modo in cui il leader gestisce il gruppo ma prima ancora al suo ruolo nel momento della formazione dello stesso. Ogni gruppo ha bisogno di un condottiero, qualcuno che sia in grado di fissare gli obiettivi da raggiungere, di guidare gli individui attraverso il percorso scelto e di comprendere quali abilità e quali caratteristiche ogni componente può mettere a servizio della collettività. Nel compiere questa delicata operazione il leader dovrà porre attenzione a mantenersi sempre equidistante tra le esigenze del team e quelle del singolo, perché un individuo frustrato nelle proprie ambizioni difficilmente potrà essere utile alla causa. Lo sport non differisce in questo da nessun’ altra organizzazione, sia essa di natura militare, politica o aziendale. I contorni, le regole, le finalità per cui si lotta sono differenti ma allo stesso modo serie ed importanti. L’allenatore è dunque colui che assume il difficile compito di assemblare una “squadra vincente”, concetto questo che come vedremo in seguito assume diverse sfumature. Ogni uomo o donna che decida di intraprendere questa strada, dovrà avere bene in mente i passi da compiere sia da un punto di vista strettamente pratico, avendo ottima conoscenza della tecnica e della tattica del proprio sport, che da un lato psicologico, perché dovrà essere in grado di conoscere i suoi atleti, i loro punti deboli e di forza, le motivazioni che li spingono a praticare una determinata attività, tutte caratteristiche necessarie per trasformare un individuo in membro di un gruppo. Per quanto riguarda il settore tecnico-tattico, ogni allenatore deriverà la sua impostazione di gioco dalle proprie conoscenze, sia acquisite in anni di pratica da giocatore sia in corsi appositamente istituiti dalle Federazioni responsabili sia da pubblicazioni eventualmente consultate negli anni. Ma come accade nel rapporto professore-alunno, non sarà tanto importante la quantità o qualità del sapere posseduto dal leader quanto la sua capacità di comunicarlo ai suoi atleti, la sua bravura nel convincerli a sposare le sue metodologie di allenamento e di gioco, la sua intelligenza nel gestire eventuali problemi. Dovrà essere in grado di plasmare le motivazioni individuali e di incanalarle verso l’obiettivo finale comune. Entrano in gioco in questa fase le competenze psicologiche che ,come si comprende facilmente, hanno molto più peso di quello che normalmente si è portati a pensare. Fin dalle prime volte che l’allenatore si confronta con il gruppo, dovrà guadagnarsi la fiducia di ognuno, in modo diverso a seconda delle caratteristiche personali, perché senza legittimazione da parte dei suoi atleti tutte le sue competenze sarebbero inutili. Il cammino che l’allenatore deve compiere per diventare leader passa allora attraverso due fasi distinte: conoscere se stesso,le proprie motivazioni, i propri

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