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La responsabilità internazionale per genocidio e i fatti di Srebrenica

Informazioni tesi

  Autore: Daniela Battista
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze internazionali e diplomatiche
  Relatore: Marco Balboni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

La città di Srebrenica, nella Bosnia orientale, era un’enclave musulmana situata in un territorio controllato dai serbi bosniaci. Le drammatiche vicende che la resero tristemente protagonista, si collocano nell’ambito del conflitto scoppiato in ex Jugoslavia in seguito alla morte di Tito, ed esteso anche alla Bosnia – Erzegovina. Nel 1993 l’enclave fu dichiarata “safe area” dalle Nazioni Unite e, da quel momento, vari contingenti dell’UNPROFOR si occuparono del monitoraggio del cessate il fuoco e dell’assistenza umanitaria rivolta alla popolazione civile, la cui incolumità era continuamente messa in pericolo dall’eventualità di attacchi da parte dell’esercito serbo – bosniaco della Republika Srpska. Tuttavia né l’obbligo sancito dalle Risoluzioni Onu né la presenza dei caschi blu sul territorio bosniaco, impedirono l’escalation degli eventi, che condussero, dapprima, all’esponenziale aumento di popolazione, quadruplicato dall’arrivo di rifugiati in condizioni disumane, poi al blocco e sequestro dei convogli umanitari da parte dei serbo – bosniaci, ed infine alla caduta della città. Srebrenica capitolò, infatti, sotto pressione delle forze serbo – bosniache, l’11 luglio 1995. Nei giorni successivi migliaia di civili vennero deportati e più di 7000 uomini uccisi barbaramente mediante esecuzioni di massa: tutto questo avvenne davanti all’impotenza delle Nazioni Unite, incapaci di intervenire efficacemente per impedirlo o, quantomeno, per scoraggiarlo.
A seguito dell’efferatezza del massacro che in quei giorni si perpetrò, la comunità internazionale ha manifestato chiaramente la volontà di far chiarezza su quanto avvenuto: dal 1995 ad oggi sono state, infatti, istituite diverse commissioni di indagine incaricate di ricostruire i fatti di Srebrenica, con lo scopo di chiarire il ruolo e le eventuali responsabilità che, nella vicenda, hanno avuto le Nazioni Unite, gli Stati e le forze armate coinvolte. Del massacro di Srebrenica si è occupata anche la giurisprudenza internazionale: al lavoro del Tribunale per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia, finalizzato ad esaminare il crimine di genocidio esclusivamente dal punto di vista della responsabilità penale delle persone che hanno commesso tale illecito, si è aggiunta la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, incentrata invece sull’accertamento della responsabilità internazionale dello Stato. In questo lavoro vengono esaminati i fatti di Srebrenica così come si evincono dall’analisi di queste numerose ricostruzioni, con particolare riferimento alla responsabilità internazionale per genocidio. Tale questione viene trattata sia dal punto di vista della responsabilità dei singoli che dello Stato, fino a spingersi, seppure a livello puramente speculativo, a quella delle organizzazioni internazionali.

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INTRODUZIONE La città di Srebrenica, nella Bosnia orientale, era un’enclave musulmana situata in un territorio controllato dai serbi bosniaci. Le drammatiche vicende che la resero tristemente protagonista, si collocano nell’ambito del conflitto scoppiato in ex Jugoslavia in seguito alla morte di Tito, ed esteso anche alla Bosnia – Erzegovina. Nel 1993 l’enclave fu dichiarata “safe area” dalle Nazioni Unite e, da quel momento, vari contingenti dell’UNPROFOR si occuparono del monitoraggio del cessate il fuoco e dell’assistenza umanitaria rivolta alla popolazione civile, la cui incolumità era continuamente messa in pericolo dall’eventualità di attacchi da parte dell’esercito serbo – bosniaco della Republika Srpska. Tuttavia né l’obbligo sancito dalle Risoluzioni Onu né la presenza dei caschi blu sul territorio bosniaco, impedirono l’escalation degli eventi, che condussero, dapprima, all’esponenziale aumento di popolazione, quadruplicato dall’arrivo di rifugiati in condizioni disumane, poi al blocco e sequestro dei convogli umanitari da parte dei serbo – bosniaci, ed infine alla caduta della città. Srebrenica capitolò, infatti, sotto pressione delle forze serbo – bosniache, l’11 luglio 1995. Nei giorni successivi migliaia di civili vennero deportati e più di 7000 uomini uccisi barbaramente mediante esecuzioni di massa: tutto questo avvenne davanti all’impotenza delle Nazioni Unite, incapaci di intervenire efficacemente per impedirlo o, quantomeno, per scoraggiarlo. A seguito dell’efferatezza del massacro che in quei giorni si perpetrò, la comunità internazionale ha manifestato chiaramente la volontà di far chiarezza su quanto avvenuto: dal 1995 ad oggi sono state, infatti, istituite diverse commissioni di indagine incaricate di ricostruire i fatti di Srebrenica, con lo scopo di chiarire il ruolo e le eventuali responsabilità che, nella vicenda, hanno avuto le Nazioni Unite, gli Stati e le forze armate coinvolte. Del massacro di Srebrenica si è occupata anche la giurisprudenza internazionale: al lavoro del Tribunale per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia, finalizzato ad esaminare il crimine di genocidio esclusivamente dal punto di vista della responsabilità penale delle persone che hanno commesso tale illecito, si è aggiunta la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, incentrata invece sull’accertamento della responsabilità internazionale dello Stato. In questo lavoro vengono esaminati i fatti di Srebrenica così come si evincono dall’analisi di queste numerose ricostruzioni, con particolare riferimento alla responsabilità internazionale per genocidio. Tale questione viene trattata sia dal punto di vista della responsabilità dei singoli che dello Stato, fino a spingersi, seppure a livello puramente speculativo, 3

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