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Unione monetaria europea: freno o sviluppo agli squilibri regionali?

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Pacifico
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari
  Relatore: Giorgio Di Giorgio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

Nell'ambito del presente studio è interessante valutare in che modo l’Unione monetaria europea ha inciso e può ancora incidere sugli squilibri regionali, ossia attenuando o al contrario aggravando i problemi di arretratezza e sottosviluppo delle regioni e nazioni meno progredite e poi analizzare i costi e/o benefici per tale attuazione.
Quaranta anni dopo la nascita della Comunità europea, a Maastricht, città simbolo olandese, i capi di Stato e di governo dei “Dodici” hanno raggiunto l’11 dicembre 1991 un accordo sul Trattato che istituiva l’Unione europea (UE). Uno dei precipui compiti dell’UE consiste nell’aiutare i paesi aderenti a prosperare in modo uniforme. Il programma di completamento del mercato unico ha trovato il suo coronamento nell'attuazione del disegno di integrazione economica e monetaria dell’Unione europea (UEM), che, attraverso tre successive fasi , e dopo un lungo processo diplomatico, ha portato al conio di una moneta unica in sostituzione delle rispettive valute nazionali. La nuova moneta ha contribuito notevolmente al processo di unificazione economica europea ed a stimolare il senso di appartenenza dei cittadini a un’unica identità.
Per approdare ad un siffatto risultato, i paesi aderenti hanno rinunciato alla propria sovranità nazionale in campo monetario, sottoponendosi ad una serie di restrizioni economiche e finanziarie. È la prima volta nella storia che una unione di diverse nazioni avviene prima in campo economico e poi in campo politico. Infatti, sono state definite con molta chiarezza le regole economiche della Comunità europea, ma non con altrettanta chiarezza sono state definite le leggi per regolare la vita dei cittadini europei.
Il progetto di unificazione monetaria si innesta in un’area ancora estremamente eterogenea dal punto di vista economico, caratterizzata da accentuate disparità regionali nel livello del reddito e nell’occupazione fra i paesi cosiddetti del centro ed i paesi della periferia. In tale prospettiva è pertanto legittimo chiedersi se l'unione monetaria sarà portatrice di nuovi vincoli o di nuove opportunità.
Al fine di valutare l’entità dei divari economici e sociali fra paesi e regioni, possono essere utilizzati numerosi indicatori, e tra quelli più comunemente presi in esame vi sono il PIL pro-capite e il tasso di disoccupazione. Essi sono anche fra i principali criteri utilizzati per l’individuazione delle aree ammissibili alle azioni di sostegno nell’ambito delle politiche di coesione dell’UE. Inoltre, i paesi aderenti all’Unione, hanno fatto ricorso, per riassorbire eventuali squilibri economici, a canali alternativi di aggiustamento per il riassorbimento di fluttuazioni cicliche, sulla cui logica sono state create ed analizzate delle aree valutarie ottimali: gruppi di regioni con economie strettamente legate fra loro per lo scambio di beni, servizi e fattori produttivi. In questa logica, sempre più inevitabile, diventa fondamentale l’attuazione di determinate ed efficaci strategie di intervento e di ridistribuzione, il cui coronamento trova esito con l’affermarsi delle politiche regionali, intese come l’insieme delle azioni di politica economica che hanno come obiettivo primario la ridistribuzione geografica del reddito tra le aree territoriali. Esse nascono dalla necessità di sostenere la crescita e lo sviluppo dell'economia in zone geografiche specifiche, attraverso strumenti che cercano di favorire il permanere delle imprese presenti e la localizzazione, nelle aree individuate, di nuove attività produttive. Inoltre, l’esistenza di accentuati squilibri regionali nell’ambito del territorio comunitario ha dato luogo all’elaborazione e all’attuazione di un insieme di interventi a favore delle aree economicamente svantaggiate, che va sotto il nome di politiche di coesione; esse hanno svolto, negli anni recenti, il ruolo proprio delle politiche di riequilibrio territoriale.

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PREMESSA Quaranta anni dopo la nascita della Comunità europea, a Maastricht, città simbolo olandese, i capi di Stato e di governo dei “Dodici” raggiunsero l’11 dicembre 1991 l’accordo sul Trattato che istituì l’Unione europea 1 , rimuovendo gli ultimi ostacoli nel corso di una “maratona notturna”. Due mesi dopo, il 7 febbraio 1992, i ministri degli Esteri e delle Finanze dei “Dodici” si sono riuniti nuovamente a Maastricht per firmare i testi dei documenti. Il Trattato sull’Unione 2 si compone di 252 articoli, di 17 protocolli e di 31 dichiarazioni. Si tratta di un’imponente struttura che suggerisce, in maniera figurativa, l’immagine di un tempio greco che 1 L’Unione europea è un’organizzazione sovra-nazionale ed intergovernativa internazionale, che comprende, dal 1°gennaio 2007, 27 nazioni europee indipendenti; è la più vasta “confederazione” di stati indipendenti al mondo e la sua complessità è evidente nel motto istitutivo che recita: “in varietale concordia” (unità nella diversità). 2 Entrato in vigore il 1° novembre 1993.

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