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La detenzione nella base di Guantanamo nel diritto internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Narducci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Attila Tanzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

"Honor bound to defend freedom"; questa è l’insegna che si trova all’ingresso di Camp Delta, struttura detentiva permanente presente nella base militare statunitense a Guantanamo Bay, Cuba.
In seguito all’attentato terroristico al World Trade Center dell’11 settembre 2001, centinaia di persone sono state detenute in questo campo di prigionia, dall’inizio delle operazioni militari in Afghanistan, con l’accusa di associazione con un’organizzazione terroristica.
Dal gennaio 2002 l’Esecutivo statunitense ha iniziato a trasferire i primi terroristi -presunti tali-, a Camp X Ray, campo di detenzione provvisorio composto da reti metalliche, successivamente sostituito dai containers di Camp Delta, a Guantanamo.
Il “caso” Guantanamo pone diversi interrogativi in relazione a diversi profili giuridici.
Innanzi tutto appaiono dubbie le modalità di ricerca e di arresto dei sospetti terroristi; diverse testimonianze dimostrano quanto fosse frequente il fatto che le truppe dell’Alleanza del Nord intascassero taglie elargite dagli Stati Uniti, per aver consegnato costoro.
Nella presente tesi è stata posta particolare attenzione al fatto che l’Esecutivo si sia rifiutato di accordare ai detenuti di Guantanamo i benefici garantiti dal principale corpus giuridico di diritto umanitario, le quattro Convenzioni di Ginevra adottate nel 1949, ed in particolare la III Convenzione sul trattamento dei prigionieri di guerra.
Il Governo non si è attenuto alle disposizioni della Convenzione di Ginevra, stabilendo che i presunti terroristi fossero unlawful enemy combatants, rientrando in questa definizione i soggetti che abbiano preso parte alle ostilità, cui in realtà spetterebbe lo status di prigioniero di guerra, così come stabilito dall’articolo 3 della suddetta Convenzione.
A seguito di un’importantissima pronuncia della Supreme Court of the United States del 29 giugno 2006 che ha rilevato come le commissioni militari –sottoposte allo stretto controllo dell’Esecutivo e create ad hoc dall’Executive Order del Presidente degli Stati Uniti nel novembre 2001-, fossero in contrasto rispetto allo Uniform Code of Military Justice ed alle Convenzioni di Ginevra, l’amministrazione Bush ha emanato il Military Commission Act, per mezzo del quale il Congresso ha conferito a tali commissioni militari speciali, giurisdizione esclusiva nei riguardi degli atti commessi dagli "alien unlawful enemy combatants".
Le procedure stabilite per il funzionamento delle commissioni militari, suscitano seri dubbi, in quanto all’imputato è negato il diritto ad un processo innanzi ad una Corte imparziale ed indipendente, considerando peraltro l’evidente dipendenza delle military commissions rispetto al Governo statunitense.
Destano inoltre vivissima preoccupazione le disposizioni del medesimo atto che conferiscono efficacia probatoria alle prove estorte mediante tortura.
Attraverso l’indagine dei diversi aspetti concernenti la detenzione nella base di Guantanamo, è del tutto lecito considerare fino a che punto l’Esecutivo statunitense possa comprimere i diritti dell’uomo -violando diverse disposizioni di diritto internazionale- in ragione della sicurezza nazionale.

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Introduzione << Honor bound to defend freedom >>; questa è l’insegna che si trova all’ingresso di Camp Delta, struttura detentiva permanente presente nella base militare statunitense a Guantanamo Bay, Cuba. In seguito all’attentato terroristico al World Trade Center dell’11 settembre 2001, centinaia di persone sono state detenute in questo campo di prigionia, dall’inizio delle operazioni militari in Afghanistan, con l’accusa di associazione con un’organizzazione terroristica. Dal gennaio 2002 l’Esecutivo statunitense ha iniziato a trasferire i primi terroristi -presunti tali-, a Camp X Ray, campo di detenzione provvisorio composto da reti metalliche, successivamente sostituito dai containers di Camp Delta, a Guantanamo. Il “caso” Guantanamo pone diversi interrogativi in relazione a diversi profili giuridici. Innanzi tutto appaiono dubbie le modalità di ricerca e di arresto dei sospetti terroristi; diverse testimonianze dimostrano quanto fosse frequente il fatto che le truppe dell’Alleanza del Nord intascassero taglie elargite dagli Stati Uniti, per aver consegnato costoro. Nella presente tesi è stata posta particolare attenzione al fatto che l’Esecutivo si sia rifiutato di accordare ai detenuti di Guantanamo i benefici garantiti dal principale corpus giuridico di diritto umanitario, le quattro Convenzioni di Ginevra adottate nel 1949, ed in particolare la III Convenzione sul trattamento dei prigionieri di guerra. Il Governo non si è attenuto alle disposizioni della Convenzione di Ginevra, stabilendo che i presunti terroristi fossero unlawful enemy combatants, rientrando in questa definizione i soggetti che abbiano preso parte alle ostilità, cui in realtà spetterebbe lo status di prigioniero di guerra, così come stabilito dall’articolo 3 della suddetta Convenzione. A seguito di un’importantissima pronuncia della Supreme Court of the United States del 29 giugno 2006 che ha rilevato come le commissioni militari –sottoposte allo stretto controllo dell’Esecutivo e create ad hoc dall’Executive Order del Presidente degli Stati Uniti nel novembre 2001-, fossero in contrasto rispetto allo Uniform Code of Military Justice ed alle Convenzioni di Ginevra, l’amministrazione Bush ha emanato il Military Commission Act, per mezzo del quale il Congresso ha conferito a tali 1

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