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Una pagina oscura della guerra di liberazione nell'Italia centromeridionale: ''Le marocchinate''

Chi sono le marocchinate? Nel nostro paese sono avvenute tragedie annegate nell’indifferenza della storiografia, come per esempio le “ marocchinate”, gente comune colpevole solo di trovarsi al momento sbagliato nella propria casa, mente erano in atto saccheggi, violenze e stupri di ogni genere.
La parola marocchinate durante la seconda guerra mondiale era usata da tutti e tutti sapevano a cosa si riferisse; Con questo termine vengono identificate le donne, i bambini e gli uomini, vittime delle violenze dei soldati marocchini del Corpo di spedizione francese, gli efferati liberatori dall’occupazione tedesca, comandati dal generale Juin.
Questo fatto storico è conosciuto dai più attraverso la lettura del romanzo storico di Alberto Moravia o tramite la visione del film realizzato da Vittorio De Sica “ La ciociara”.
Si è creduto per lungo tempo che le nefandezze per mano dei franco coloni fossero circoscritte alla sola regione del Lazio, ma studi più approfonditi rivelano che già al momento del primo sbarco del corpo di spedizione francese, avvenuto nel luglio del 1943, si verificarono violenze e stupri a danno della popolazione civile.
Un’altra fondamentale novità sorta durante lo studio di questo argomento è che non furono solo i soldati marocchini a macchiarsi di tali infamie, ma parteciparono anche algerini, senegalesi, tunisini; Nonché francesi e qualche italiano aggregato ai cosiddetti Liberatori .
Il Corpo di Spedizione francese arrivò in Italia per supportare l’armata statunitense, era composto da circa 110.000 uomini:francesi, marocchini, algerini e tunisini. Facevano parte del corpo di spedizione francese anche i goumiers, gruppi di 60-70 uomini uniti tra loro da legami di parentela, addestrati sulle montagne dell’Atlante in Marocco ,quindi soldati ideali per combattere nel l’impervio territorio dell’Italia centrale.
la liberazione della penisola italiana da parte degli alleati si arrestò sulla linea Gustav, linea difensiva voluta da Hitler lunga 230 chilometri, che partiva da Gaeta per arrivare a sud di Pescara, tagliando l’Italia in due. Saranno proprio i soldati del generale Juin a sfondare la linea Gustav.
Dopo l’abbattimento della linea Gustav, la furia francese travolge soprattutto il paesino di Esperia , sede del quartiere generale della 71ª divisione tedesca, più di 700 donne furono violentate. La linea difensiva del nemico è sfondata e i civili vedono arrivare i liberatori. Il clima di festa per la liberazione durò ben poco.
Un rapporto inglese parla di donne e ragazze, adolescenti e fanciulli stuprati per strada, di prigionieri sodomizzati, di ufficiali evirati. I nord-africani perdono il controllo, in preda all’ebbrezza del successo entrano nelle abitazioni prelevano le donne e spesso uccidono padri, fratelli e chiunque tenti di opporsi .
Per riportare l’ordine intervenne anche il papa di allora, ovvero Pio XII, il quale ricevette la risposta di un afflitto De Gaulle. A quel punto la magistratura militare francese si interessò alla questione e fino al 1945 furono avviati 160 procedimenti giudiziari che coinvolsero 360 individui, le pene furono condanne a morte e ai lavori forzati.
In occasione della liberazione di Roma avvenuta il 4 giugno 1944 , le truppe di Alphonse Juin sfilarono sotto la sorveglianza della polizia militare alleata per evitare di fornire ulteriore materiale propagandistico ai tedeschi e agli italiani di Salò.
Dalle testimonianze delle vittime abbiamo appreso che nei comandi francesi regnava un comportamento lassista nei confronti degli episodi sopra citati. L’indifferenza dei comandi francesi deriva sicuramente dalla famosa pugnalata che l’Italia diede alla Francia nel 1940: mitragliamenti dell’aviazione italiana contro le colonne di civili francesi in fuga dalle valli della Loira.
Il Corpo di spedizione francese e la loro brutalità arrivarono anche in Toscana,solo sull’isola d’Elba un documento dei carabinieri riporta le seguenti cifre: 191 stupri accertati, oltre 20 tentati; 11 omicidi, migliaia tra furti e rapine e centinaia di capi di bestiame razziati . Proprio in quest’ultimo periodo di impiego delle truppe franco coloniali in Italia gli ufficiali francesi iniziarono a cambiare atteggiamento, non mostravano più indifferenza verso le nefandezze compiute dai loro dipendenti, a Montalcino un marocchino aveva abusato di una vecchia di ottant’anni e per questo fu fatto uccidere a bastonate; interventi repressivi arrivarono anche per episodi di poco conto, come quando un marocchino subì una fustigazione pubblica per aver rubato un coniglio ad una vecchia contadina, sicuramente questo cambiamento si può collegare al fatto che di lì a poco le truppe coloniali sarebbero state utilizzate in patria per l’operazione Anvil-Dragoone .
Finalmente il 22 luglio del 1944 il corpo di spedizione francese lasciò l’Italia per dirigersi verso la Provenza.

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Introduzione Introduzione L’interesse per la storia della liberazione dall’occupazione nazi-fascista mi ha portato a conoscere alcuni episodi relativi a quella fase della storia italiana, che pur ricoprendo una grande importanza dal punto di vista sociale ed umano, risultano solo marginalmente menzionati nei libri di testo. Il fatto storico omesso dai libri di testo convenzionali che più mi colpì fu quello riguardante la sorte che toccò migliaia di civili, vittime delle violenze compiute dai soldati coloniali francesi durante la seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra un’infelice definizione veniva utilizzata per identificare le vittime degli stupri di massa dell’Italia meridionale: marocchinate. Sin dal principio della loro permanenza in Italia i coloniali mostrano l’attitudine di organizzare violenze di gruppo, soprattutto nelle ore di oscurità; Agivano secondo due metodiche: alcuni elementi immobilizzavano la vittima, controllavano la scena e minacciavano di morte i parenti o amici della povera vittima, mentre i compagni effettuavano la violenza, ma nella maggior parte delle volte gran parte dei partecipanti avevano un ruolo attivo nello stupro. Gli storici non si occuparono di quest’argomento, infatti, questa vicenda risulta piuttosto oscura e priva di riferimenti. Le informazioni più dettagliate su questo argomento derivano, di conseguenza, dall’interesse di pochi storici locali, cittadini delle zone colpite dal passaggio del Corpo di Spedizione Francese. Siamo nel 1943 e gli Alleati non riescono a sconfiggere l’armata tedesca che occupa la penisola italiana. Per procedere alla liberazione dell’Italia i comandi alleati hanno bisogno di rinforzi, così si appellano a tutte le forze cobelligeranti; La Francia risponde subito alla richiesta d’aiuto, inviando sul suolo italiano il Corpo di Spedizione Francese, costituito da truppe provenienti dal nord Africa. Già al momento del loro sbarco, 7

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Valentina Meloni Contatta »

Composta da 82 pagine.

 

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